DON ALESSANDRO LUCINI
Anno 2025/26
FACEMMO VELA VERSO SAMOTRACIA
Diario di viaggio
la missione oltre i confini
Proposta di lectio divina per adulti – decanato di Castano.
16 gennaio 2026
Sia fatta la volontà del Signore!
Da Mileto a Gerusalemme
(Atti 21, 1-19)
1Appena ci fummo separati da loro, salpammo e per la via diretta giungemmo a Cos, il giorno seguente a Rodi e di qui a Pàtara. 2Trovata una nave che faceva la traversata per la Fenicia, vi salimmo e prendemmo il largo. 3Giunti in vista di Cipro, la lasciammo a sinistra e, navigando verso la Siria, sbarcammo a Tiro, dove la nave doveva scaricare. 4Avendo trovato i discepoli, rimanemmo là una settimana, ed essi, per impulso dello Spirito, dicevano a Paolo di non salire a Gerusalemme. 5Ma, quando furono passati quei giorni, uscimmo e ci mettemmo in viaggio, accompagnati da tutti loro, con mogli e figli, fino all’uscita della città. Inginocchiati sulla spiaggia, pregammo, 6poi ci salutammo a vicenda; noi salimmo sulla nave ed essi tornarono alle loro case. 7Terminata la navigazione, da Tiro approdammo a Tolemàide; andammo a salutare i fratelli e restammo un giorno con loro.
8Ripartiti il giorno seguente, giungemmo a Cesarèa; entrati nella casa di Filippo l’evangelista, che era uno dei Sette, restammo presso di lui. 9Egli aveva quattro figlie nubili, che avevano il dono della profezia. 10Eravamo qui da alcuni giorni, quando scese dalla Giudea un profeta di nome Àgabo. 11Egli venne da noi e, presa la cintura di Paolo, si legò i piedi e le mani e disse: “Questo dice lo Spirito Santo: l’uomo al quale appartiene questa cintura, i Giudei a Gerusalemme lo legheranno così e lo consegneranno nelle mani dei pagani”. 12All’udire queste cose, noi e quelli del luogo pregavamo Paolo di non salire a Gerusalemme. 13Allora Paolo rispose: “Perché fate così, continuando a piangere e a spezzarmi il cuore? Io sono pronto non soltanto a essere legato, ma anche a morire a Gerusalemme per il nome del Signore Gesù”. 14E poiché non si lasciava persuadere, smettemmo di insistere dicendo: “Sia fatta la volontà del Signore!”.
15Dopo questi giorni, fatti i preparativi, salimmo a Gerusalemme. 16Vennero con noi anche alcuni discepoli da Cesarèa, i quali ci condussero da un certo Mnasone di Cipro, discepolo della prima ora, dal quale ricevemmo ospitalità.
17Arrivati a Gerusalemme, i fratelli ci accolsero festosamente. 18Il giorno dopo Paolo fece visita a Giacomo insieme con noi; c’erano anche tutti gli anziani. 19Dopo aver rivolto loro il saluto, si mise a raccontare nei particolari quello che Dio aveva fatto tra i pagani per mezzo del suo ministero.
LECTIO
Possiamo distinguere questo brano dagli Atti degli Apostoli, almeno in due parti: una parte a Tiro, che è la prima parte, l’altra a Cesarèa, poi c’è una terza, invece a Gerusalemme, che però lasceremo un attimo da parte.
Per capire questo movimento che è fatto innanzitutto da città, luoghi, quindi l’apostolato di Paolo è plasmato dai luoghi che incontra, dalle pause che è chiamato a fare; la settimana quando si fermava, probabilmente era il tempo che serviva per scaricare e ricaricare la nave. Tutte le attività normali dell’uomo plasmano il vivere, il predicare, l’evangelizzare di Paolo.
Vorrei leggervi un altro pezzo, che è il pezzo che precede, è il discorso di Mileto, perché, se no, non si capisce bene questo progredire anche nel discernimento, perché questa sera vediamo dei passaggi sul discernimento, cioè sul capire che cosa lo Spirito vuole dire, come seguire lo Spirito.
Dicevamo, siamo dopo il discorso di Mileto, c’è questo saluto di Paolo agli anziani di Efeso.
Vi leggo questo stralcio, che è nel capitolo precedente:
«Ed ecco ora, avvinto dallo Spirito, io vado a Gerusalemme senza sapere ciò che là mi accadrà. So soltanto che lo Spirito Santo in ogni città mi attesta che mi attendono catene e tribolazioni. Non ritengo tuttavia la mia vita meritevole di nulla, purché conduca a termine la mia corsa, il servizio che mi è affidato dal Signore Gesù, di rendere testimonianza al messaggio della grazia di Dio.
Ecco ora so che non vedrete più il mio volto, voi tutti tra i quali sono passato annunziando il Regno di Dio.
Detto questo, si inginocchiò con tutti loro e pregò. Tutti scoppiarono in un gran pianto e gettandosi al collo di Paolo lo baciavano, addolorati soprattutto perché non avrebbero più visto il suo volto.»
[Atti 20, 22-25.36-38]
Paolo sta salutando la comunità di Efeso in modo definitivo, non per capriccio, non sull’onda emotiva, ma sulla spinta e per opera dello Spirito santo. Potremmo dire in obbedienza a quello che lo Spirito santo gli ha predetto più volte, quindi Paolo ci ha messo un pochettino a capire che cosa lo Spirito santo volesse da lui. Salpa per Gerusalemme, che è la meta che abbiamo visto al termine del brano di questa sera.
Lo Spirito santo è il protagonista. Se avevamo nell’incontro precedente Èutico, questa sera il protagonista è lo Spirito santo.
C’è un parallelo molto evidente tra le scelte di Paolo e le scelte di Gesù. Luca ricalca il cammino di Paolo a Gerusalemme come quello del Maestro, come quello di Gesù verso la passione e come il cammino di Gesù a Gerusalemme rivela il volto di Dio che si sacrifica sulla croce, così anche Paolo rispecchia il volto del Maestro, incamminandosi verso Gerusalemme. E ha già predetto, Paolo, che sarà la sua dipartita attraverso catene e tribolazioni. Per questo Paolo, in questo cammino, lo vediamo a più riprese con più persone differenti, fa un po’ come fa Gesù quando si incammina verso Gerusalemme. Luca lo definisce così: «Gesù indurisce il volto», cioè il volto di Gesù diventa risoluto, un volto che diventa deciso, sa dove deve andare, sa qual è il suo compito e non si lascia persuadere dalle altre situazioni.
I cristiani, buoni, amici, coloro che gli vogliono bene hanno paura di perderlo, non vogliono che si perdano, non vogliono che muoia e gli consigliano di non andare a più riprese, prima a Efeso poi a Tiro, e poi ancora a Cesarèa. Gli chiedono insistentemente di non andare, di non fare questa scelta, come anche i discepoli quando dicono a Gesù di non fare questa scelta, se si può evitare, evitiamola. Ecco potremmo dire che è l’Orto degli Ulivi di Paolo: allontana da me questo calice, tuttavia però non la mia volontà, ma la volontà di Dio, la volontà dello Spirito santo.
I fratelli, dicevamo, lo vogliono trattenere, non vogliono che vada. I discepoli, sparsi in vari territori, non riescono a distoglierlo dal suo proposito e alla fine lo lasciano andare, e in questo lasciare andare trovano loro pace.
Guardiamo come se ne va da Tiro. È bella questa immagine, di questi uomini e donne con i loro figli, che lo accompagnano e alla fine sulla spiaggia, mentre salpa, pregano. Pregano perché possa essere accettata questa scelta anche da quelli che rimangono, perché il loro cuore è diviso tra la fatica e il dolore di non rivedere più Paolo ed il desiderio di compiere la volontà di Dio.
Questa scelta è una scelta che richiede uno strappo doloroso, molto doloroso, che però non è mai uno strappo lacerante, cioè uno strappo che va verso la morte, ma è uno strappo necessario che rende Paolo libero, come ogni discepolo, libero di servire il Signore, libero di annunciare il Vangelo, non è legato in maniera pressante a queste comunità, è capace di rendersi legato a Cristo: tutto faccio, purché Cristo venga conosciuto.
Ecco, la scelta di Paolo è una scelta coraggiosa, una scelta non senza fatica, e non è neanche una scelta che non sa a che cosa va incontro, perché la scelta di Paolo è ben chiara, è stato detto più volte, e lo vedremo anche quando incontra Àgabo.
C’è questa frattura, questa separazione che genera sofferenza, ma vedremo un altro momento, quando arriva a Cesarea dove incontra Filippo, l’evangelista, uno dei sette, i sette sono quei sette che fanno parte dei diaconi, tra cui c’era anche Stefano, e Stefano è quello che era stato lapidato, a quella lapidazione c’era anche Paolo. Filippo – curiosa questa cosa – accoglie Paolo nella sua casa, è una riconciliazione profonda; pensate ai primi discepoli, Barnaba e gli altri, quando hanno paura anche solamente di incontrare Paolo.
Paolo è un uomo nuovo e ha costituito dei rapporti nuovi tra le persone. Filippo è scavato, cambiato dal rapporto con Cristo e questo è il Risorto che cambia i rapporti, i rapporti profondi anche nella comunità. Non ha davanti solamente la persona che ha visto da ragazzo, ma ha davanti una persona che è plasmata, cambiata dallo Spirito santo.
Noi facciamo fatica a fare questo passaggio anche nelle nostre comunità, una fatica grandissima a staccarci dall’immagine che ci siamo fatti delle persone, a staccarci dal pensiero che quella persona non possa cambiare, che quella persona non possa essere trasformata, ma è quando noi siamo trasformati dall’azione del Spirito santo che siamo capaci di creare dei rapporti nuovi.
Luca ci mostra una scena di riconciliazione, ci mostra come questa inimicizia diventa un’amicizia in Cristo.
Insieme a questo gruppo di persone ci sono anche le figlie di Filippo, anche loro profetizzano, cioè anche loro ascoltano la Parola, interpretano lo Spirito santo e sembrano dirgli: “guarda, non andare, non ti conviene andare, resta qui, non fare questa scelta”. Sembra che molti riescano a leggere la profezia che viene fatta su Paolo: delle catene, delle persecuzioni e poi della morte, e lo farà anche Àgabo con dei gesti, con delle cinghie, dicendo “di chi è questa cintura, sarà legato”, però c’è uno scarto tra capire qual è la volontà di Dio è avere la capacità, lo spirito per metterle in pratica.
Paolo ha questo spirito. Paolo non solo capisce la realtà, che gli è ben chiara, ma lo Spirito gli dà la capacità di poterla affrontare, di poterla seguire.
Questa profezia viene un po’ sempre di più ricordata, ripresa da più persone, quasi a testimoniarci come noi consegniamo alla Chiesa il nostro discernimento. Quando un ragazzo, un giovane, un adulto consegna al proprio padre spirituale il desiderio di donarsi al Signore, ecco questo desiderio, questo impeto dello Spirito santo viene consegnato alla Chiesa, prima al tuo padre spirituale, poi al seminario e ci si affida al seminario, perché quella è la testimonianza della Chiesa, quella è la Chiesa.
Il discernimento, se non passa attraverso la Chiesa, rischia di essere distorto. Pensate anche la fatica di sant’Ignazio o alla fatica di san Francesco, che hanno voluto che fossero approvate, ma non per il desiderio di dire “ecco ho qua qualcosa di approvato”, ma perché passa attraverso la Chiesa l’autenticità di un discernimento, di un carisma.
C’è poi il saluto, il saluto di Cesarèa, di questi uomini, di queste donne che non vogliono lasciare Paolo. Paolo non è tanto turbato dalla morte, dalla profezia di quello che succederà, ormai è pronto. Potremmo dirla come Paolo “è il tempo di sciogliere le vele”, cioè di seguire il Signore fino in fondo. Lui è più preoccupato, più affaticato dai suoi discepoli, dagli amici, dai compagni di viaggio, che vivono un turbamento profondo e non sono ancora pronti a seguire la volontà di Dio. Non sono ancora pronti ad accettare questo passo. Paolo si inserisce in questo dramma in cui si sente spezzare il cuore, spezzare anche lui, perché questi discepoli non vogliono seguire la volontà di Dio.
Però Paolo riesce, con la sua determinazione, a donare coraggio agli altri, a quelli che sono sul suo cammino: “Smettetela di piangere e di spezzarmi il cuore. Lasciatemi andare”.
Questa è un’affermazione che si sente ogni tanto anche da chi, a un certo punto, arriva alla fine della vita. Se ha passato una vita a pregare per Dio, capita, alcune volte, di sentire “lasciatemi andare. Io devo andare dal mio Signore”. Io un po’ di volte l’ho sentita. Ed è il desiderio profondo di compiere la volontà di Dio. E noi ci ostiniamo invece a … qualcuno ha proprio il desiderio profondo di incontrare il suo Signore. Questo è un desiderio veramente buono, veramente un desiderio di grande fede.
Paolo è disposto a tutto, ad essere incatenato, pur di morire per il nome di Gesù. C’è un desiderio, una sintonia, una voglia determinante e profonda, irresistibile in Paolo di voler portare il Vangelo di Gesù come Gesù vuole.
MEDITATIO
In questi passi che abbiamo fatto questa sera, del discernimento, del confronto, vi lascio alcune domande per questo tempo di silenzio.
La prima: sono capace di riconoscere la voce di Dio, nella mia vita, tra le tante voci che si affacciano? Qual è la voce di Dio, sono capace di lasciarmi plasmare e di riconoscerla?
La seconda: sono capace di viverla? Di chiedere il coraggio per mettere in pratica la volontà di Dio?
Abbiamo visto che sono due cose distinte.
La terza: un po’ provocatoria, che cosa ne ho fatto della mia determinazione per il regno di Dio?
ACTIO
Insieme abbiamo pensato questa actio.
Ascoltare, riconoscere e confrontarmi sulla voce di Dio per la mia vita. Ascoltare, riconoscere e confrontarmi sulla voce di Dio per la mia vita.
Affidiamo allora al Signore questo nostro impegno, questa nostra continua conversione.