14 febbraio 2026 – III Giornata Eucaristica

don Giuseppe Colombo

EUCARISTIA IN AZIONE

i verbi dell’eucaristia

PRENDETE… MANGIATE… è il mio Corpo!

BEVETE… è il mio sangue!

20Quando dunque vi radunate insieme, il vostro non è più un mangiare la cena del Signore. 21Ciascuno, infatti, quando partecipa alla cena, prende prima il proprio pasto e così uno ha fame, l’altro è ubriaco.

23Io, infatti, ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane 24e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me». 25Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me».

33Perciò, fratelli miei, quando vi radunate per la cena, aspettatevi gli uni gli altri. 34E se qualcuno ha fame, mangi a casa, perché non vi raduniate a vostra condanna.

(1 Corinzi 11, 20-21.23-25.33-34)

In questi giorni dedicati all’Eucaristia, abbiamo cercato di cogliere il segreto efficace dello stare davanti al Signore nell’adorazione eucaristica, partendo dal significato della celebrazione e dell’Eucaristia.

I verbi che risaltano nel racconto dell’Ultima Cena, e anche in altre parti delle Lettere di san Paolo, sono verbi che invitano all’azione.

Le parole che Gesù rivolge agli apostoli nell’Ultima Cena fanno capire che l’Eucaristia non è una realtà statica, una cosa da vedere e non toccare, da cui tenere le distanze. Gesù dice: «Prendete, mangiate: è il mio corpo»; «Bevete: è il mio sangue». Sono azioni che noi dobbiamo vivere e fare in prima persona.

È vero che in primis agisce Gesù: è Lui che patisce, soffre, muore e risorge per donarci la sua vita. È Lui che agisce per primo nel sacramento dell’Eucaristia. Come negli altri sacramenti, Gesù agisce perché noi possiamo essere partecipi della sua stessa vita. Ma c’è bisogno che noi accogliamo questa vita che Lui dona, che la prendiamo e la facciamo nostra.

Non possiamo restare solo spettatori a guardare quello che avviene durante la celebrazione eucaristica, né davanti all’Eucaristia quando viene esposta pubblicamente, solennemente sull’altare, o custodita nel tabernacolo. Il tabernacolo è il luogo dove noi sappiamo che è conservata l’Eucaristia, il pane consacrato, il pane di cui Gesù dice: «È il mio corpo».

I verbi usati da Gesù in questo racconto dell’Eucaristia sono un invito a essere attivi. Essere attivi vuol dire essere partecipi non soltanto dell’esteriorità di quello che avviene, ma prendere parte all’azione che avviene, entrare in una logica di salvezza. Gesù agisce, ma noi dobbiamo aprire il nostro cuore, aprire la nostra vita a quello che il Signore vuole donarci.

Questo prendere, mangiare, bere è dentro la simbologia del cibarsi. È il cibo. Gesù ci dà un cibo, un alimento per la nostra vita cristiana. Noi siamo cristiani dal Battesimo, siamo immersi nella vita di Gesù morto e risorto fin dal Battesimo. Tuttavia questa vita cristiana — la vita di Cristo in noi — se non è alimentata dalla vita di Gesù, non può rimanere viva.

Nel Vangelo di Giovanni, al capitolo 6, Gesù dice: «Se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita». Questa frase è molto forte e molto significativa. Gesù ci dice che non si può vivere la sua stessa vita — che è la vita di Dio, la vita nell’amore, la vita nello Spirito Santo — se non nutrendo questa vita con la vita che viene da Lui, che viene da Dio stesso. Non potete vivere da figli di Dio se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue.

Mangiare, bere, stare a tavola insieme sono segni evidenti che si possono cogliere facilmente, li possiamo sperimentare. Però Gesù non ci dice di fermarci a ciò che appare soltanto. Non basta compiere i segni dell’Eucaristia per fare comunione con Gesù. Bisogna fare un’esperienza spirituale nel vivere i segni del pane spezzato, del vino condiviso; vivere i segni che hanno un significato che è vivere nello Spirito di Dio.

Sempre nel capitolo 6, Gesù dice: «È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla. Le parole che vi ho detto sono spirito e sono vita». Allora vivere in modo attivo la nostra partecipazione all’Eucaristia, vivere in modo attivo l’adorazione eucaristica, richiede questa apertura allo Spirito, alla Parola del Signore e al dono della sua vita. Vuol dire fare davvero un’esperienza spirituale e non soltanto un’azione esteriore.

Possiamo chiederci come far diventare, nell’adorazione eucaristica in modo particolare, questa esperienza di vita secondo lo Spirito Santo un momento di crescita della nostra vita cristiana. Certamente è importante conoscere i vari segni della celebrazione eucaristica e dell’adorazione: il segno del pane, il segno del vino, il segno dell’offerta, il segno della preghiera, il segno dell’ascolto della Parola di Dio.

Conoscere i segni, ma guardarli con il desiderio di cogliere ciò che Dio ci dice, ciò che Dio ci comunica, ciò che Gesù vuole che accogliamo della sua vita umana. Quando si dice “corpo”, quando si dice “sangue” si intende l’umanità di Gesù, perché la divinità di Dio e di Gesù non hanno per se stesse un corpo e un sangue, perché Dio è Spirito. L’umanità di Gesù è l’esperienza umana che Lui ha vissuto, ma piena di Spirito Santo.

Questa è l’esperienza che dobbiamo rinnovare ogni volta che celebriamo l’Eucaristia e ogni volta che ci mettiamo in comunione con il Signore nella preghiera personale, nell’adorazione eucaristica, che ci ricorda che Gesù è presente nell’Eucaristia anche fuori dalla celebrazione eucaristica, anche oltre. Gesù è presente nell’Eucaristia conservata nelle chiese, notte e giorno; anche quando in chiesa non non c’è nessuno, Gesù è presente. È un segno umano quello che ci lascia questo pane spezzato, questo vino condiviso.

Questa consapevolezza che il Signore è presente e agisce è fondata sulla fede che Gesù è vivo perché è risorto. Se non fosse risorto, se non fosse vivo, Gesù non potrebbe agire in questi segni, in questi gesti, in questi sacramenti, in modo particolare nel sacramento dell’Eucaristia.

Possiamo allora invocare il Signore in questi giorni delle Giornate Eucaristiche, affinché teniamo il cuore e la mente aperti al Signore Gesù, che attraverso le letture, le orazioni, i canti e gli altri segni della celebrazione, ci comunica ciò che serve veramente per vivere la nostra esperienza umana da figli di Dio, sul suo esempio.

È importante ricordare l’esperienza di Gesù, quello che Gesù ha fatto, ha detto, come Gesù si è comportato nelle relazioni umane che ha incontrato in tutta la sua esperienza umana. Ricordando come Gesù ha vissuto l’esperienza umana, possiamo anche noi fare altrettanto, quindi vivere nelle nostre realtà concrete con lo stesso spirito, con lo stesso stile con cui Gesù ha vissuto la sua esperienza personale. Possiamo anche far diventare in preghiera di intercessione la nostra preghiera, perché i cristiani del nostro tempo, quelli battezzati ma non praticanti, riscoprano l’importanza di incontrare il Signore come sorgente della vita cristiana e come forza per essere testimoni in una società che molte volte è distratta, così assente e così lontana, per questa consapevolezza che il Signore partecipa alla nostra vita.

Noi partecipando alla vita di Gesù, possiamo essere un segno che Gesù è vivo e risorto e agisce ancora nel nostro tempo.