don Alessandro Lucini
QUARESIMA 2024
LUCE E SALE
20 febbraio 2024
Premessa
La Quaresima come tutti i tempi forti come il Natale, la Pasqua, l’Avvento, servono per aumentare il nostro legame con il Signore, queste serate vogliono un po’ aiutarci a instaurare un rapporto più profondo con Dio, un rapporto che sia un legame riscoperto o scoperto di nuovo, che ci aiuti a camminare verso il Signore. Innanzitutto vorrei fare alcune premesse questa sera, un po’ sullo stile di queste serate.
La prima premessa è quella del clima, noi non ci troviamo qua insieme questa sera per riflettere, per acquisire dei concetti teologici, per fare una scuola biblica. Noi questa sera ci troviamo insieme per pregate, cioè per aprire il nostro cuore al respiro di Dio, per far si che il nostro respiro sia il respiro di Dio, per far entrare il Signore nella nostra vita, far entrare il Signore nel nostro modo di vivere, di pensare, il nostro modo di amare. Così diceva Sant’Ignazio: “Non è saper molto che sazia e soddisfa l’anima, ma sentire e gustare le cose interiormente”. Quindi non dobbiamo avere paura questa sera di lasciarci incontrare dal Signore in queste serate. Vogliamo proprio vivere così, un clima disteso, un clima di raccoglimento, un clima di silenzio, un clima di affidamento, un clima di preghiera. Questo è il clima sul quale un po’ svilupperemo queste serate, il martedì ci troveremo e il clima sarà quello della preghiera, iniziato con la compieta, ma che si distende poi anche nella preghiera personale, nel silenzio, nell’appuntarsi qualcosa che può aiutarci a cambiare la nostra vita.
La seconda invece è una virtù, di cui necessitiamo in queste serate e senza questa virtù difficilmente arriveremo alla fine. Ed è la virtù del coraggio, perché se siamo qui è sicuramente una buona cosa, siamo usciti di casa, siamo qui questa sera, ma se vogliamo che queste serate siano veramente un incontro con il Signore, vero, un incontro che possa cambiare profondamente la nostra vita, abbiamo bisogno del coraggio. Il coraggio, significa essere disposti ad ascoltare qualunque cosa Dio ci voglia far capire di noi, o del nostro contesto o delle persone che abbiamo attorno. Senza questa disposizione del cuore, a farLo entrare dentro di noi, farLo entrare veramente, noi non possiamo incontrare il Signore, rischiano queste serate di non diventare delle serate di incontro con Dio, magari anche produttive, magari anche illuminanti, ma non che vivano con Dio. Noi vogliamo che questo incontro avvenga veramente. Quindi dobbiamo chiedere all’inizio di queste serate il dono della virtù del coraggio, quello che ci permette di guardare dentro di noi, che ci permette di essere disponibili all’ascolto di Dio, un ascolto che è totalizzante.
E poi l’obiettivo di queste serate è la nostra conversione. Noi siamo chiamati a convertici, parola che è usata spesso, e alle volte noi non ne conosciamo l’effettiva portata. Convertirsi vuol dire innanzitutto cambiare la propria direzione, la nostra vita ha dei binari ben precisi, ma il Signore ci chiede ogni tanto di fare qualche cambiamento di direzione, perché noi siamo un po’ come una bussola che perde facilmente il suo orientamento.
Ogni tanto ci fa bene, abbiamo bisogno di riorientare la nostra vita. Lo capiamo nella nostra vita di tutti i giorni, nelle famiglie, nelle relazioni. Tanto ancora di più è quando noi ci riferiamo a Dio, quando noi ci mettiamo alla sequela del Signore. Il Signore ha presente una direzione ben precisa e questa direzione ben precisa è proprio Lui. Noi dobbiamo fare la fatica di riorientare la nostra vita nel Signore.
In questo tempo quindi vogliamo mettere al centro del nostro essere, del nostro camminare, appunto, il Signore, ma più che i propositi, perché poi la mente è arguta e ci fa distrarre velocemente, e uno pensa già: “allora farò, allora dirò, allora mi prenderò questo impegno”, non subito, più che delle cose da fare, noi dobbiamo mettere al centro la Parola di Gesù. Mettere al centro il suo amore per noi, questo dovrebbe essere l’obiettivo di queste serate.
Mettere al centro e gustare la presenza del Signore e l’invito che fa nella nostra vita, innanzitutto, un invito d’amore.
Dal Vangelo di Matteo 5, 13-16
13Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini.
14Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, 15né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. 16Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli.
LECTIO
Il brano di questa sera, che abbastanza semplicemente si divide in due immagini, due esempi che il Signore lascia al suo uditorio ed anche a noi. L’immagine del sale e l’immagine della luce. Sono due esempi volutamente molto concrete nella vita della gente del tempo, ma anche nel nostro lo sono ancora, soprattutto quella del sale, che è immediata, che si capisce. Tutti noi abbiamo fatto, penso, l’esperienza di cucinare la pasta senza sale, ecco non ne esce una cosa buona e non si può recuperare strada facendo, quando l’hai scolata, l’hai scolata, se la recuperi fai ancora peggio di prima. Mentre quella della luce richiede un attimino in più, richiede di metterci in un mondo dove non si schiaccia un bottone per avere tutto illuminato a giorno, [metterci in un mondo] quando si fa fatica, alla sera si fa fatica ad illuminare e quando si accende una candela la si mette nel posto giusto, la si accende nel momento giusto, perché deve illuminare tutta la stanza.
Ecco sono due esempi molto concreti quelli che Gesù fa alle persone che ha intorno.
L’esempio del sale: il sale è quello che da il sapore alle pietanze, senza questo elemento tutto diventata piatto, non ci sono differenze. Quello che fa la differenza è proprio il sale, ed è proprio la sua grande caratteristica, quella di dare sapore agli elementi, e non c’è nulla che si può sostituire al sale. Le spezie si possono mettere, non mettere, si possono cambiare, ma il sale è proprio insostituibile.
L’esempio che Gesù fa è proprio molto radicale, un esempio che va proprio a centrare la vita ordinaria della gente, anche nei dolci si mette del sale, no? Quindi questo elemento insostituibile per un cristiano e proprio il riferimento a Cristo, lo dice già la parola stessa: cristiani. E il riferimento a questi versetti è il riferimento ai versetti che precedono questi versetti 13-16, prima ci sono le beatitudini. Le beatitudini lo sappiamo sono una pagina che Gesù dona ai suoi discepoli, neanche a tutto il popolo di Dio, a quelli che lo stanno seguendo da vicino. È una forma radicale la sequela di Gesù: “beati i poveri in spirito”, cioè sono contenti i poveri in spirito, “beati voi quando vi insulteranno, quando vi perseguiteranno”, è proprio una grande radicalità. Però se andate a prendere le beatitudini in questa settimana, provate a leggerle pensando alla vita di Gesù, vi accorgerete che le beatitudini sono la vita di Gesù. Le beatitudini sono un modo sintetico, preciso, per dire la vita che Gesù ha vissuto. Gesù è l’uomo che ha messo in pratica le beatitudini in ogni suo modo, nella sua vita, nelle cose che fa, in quello che dice, nella sua coerenza. Ecco le beatitudini sono un po’ come il sale sulla ferita che brucia, mi sovviene questa immagine, che preserva dalla corruzione, disinfetta. Chi ha come modello le beatitudini, cioè questo modo anche pacato di vivere, di convertire, non può lasciarsi contaminare dalle infezioni del mondo. Chi ha come sfondo nella sua vita le beatitudini è capace di prendere questo farmaco che previene il disfacimento dell’uomo, e che previene la sua perdizione. Le beatitudini sono proprio questo modello che ci aiuta a vivere veramente del Signore.
Quello a cui noi siamo chiamati è proprio quello di vivere, come dice la liturgia: con Cristo, per Cristo e in Cristo, con, per e in Cristo. Queste beatitudini, questo modo di vivere è quello che ci dà il sapore autentico per la nostra vita, è quello che dà sapore alle nostre amicizie, quello che dà sapore al nostro agire, perché è illuminato da Dio. Acquista un sapore di libertà, di dono gratuito, come è stata tutta la vita di Gesù. Quindi mettere in pratica le beatitudini vuol dire diventare sale, vuol dire acquistare sapore, perché un cristiano che non ha sapore, che non ha il sapore di Cristo, non serve a nulla, se non essere gettato e calpestato dagli uomini, cioè diventa come gli altri, non ha più nulla da aggiungere di diverso a quello che è il mondo. La sapidità che dà è data proprio da Cristo, dall’avere Cristo come modello e come esempio della propria vita. La novità è portata proprio da Cristo e dal suo vangelo. Ecco noi come cristiani siamo chiamati ad attingere sempre a questa sapidità.
E poi c’è l’altra immagine che è l’immagine della luce. Innanzitutto la luce è l’elemento primordiale della creazione, la troviamo in Genesi, quindi, questo elemento riporta a una connessione ininterrotta verso Dio. Sembra quasi ricordarci Gesù che anche noi siamo figli di Dio, emanazione della stessa creazione di Dio, quasi che noi siamo proprio uno di questi riflessi, parte integrate e stupenda del progetto di Dio, cioè noi siamo chiamati ad essere proprio parte di questa Luce, come un riflesso della luce della creazione. Ecco noi siamo proprio il riflesso di questa Luce, una Luce che innanzitutto illumina noi stessi, se noi non ci facciamo illuminare dalla Luce non possiamo neanche illuminare gli altri. Noi siamo un poco come la luna. La luna che è illuminata dal sole, che riflette la luce del sole, non ha una luce propria, ma riflette quella che gli viene data dal sole. Per poter riflettere questa luce noi abbiamo bisogno di esporci a Dio, abbiamo bisogno di riflettere la sua luce, abbiamo bisogno di stare con Lui di farci illuminare.
Ecco dentro di noi mi pare di leggere almeno due grandi attrazioni. La prima è quella dell’attrazione verso questa grande luce, quindi l’attrazione verso Dio, l’attrazione che ci spinge a rinunciare a tante cose, che ci spinge a spendere del tempo per stare con Dio, per ascoltare la sua Parola, per farla diventare dentro di noi. Ma mi pare anche di leggere che dentro di noi abbiamo anche una grande resistenza verso la luce di Dio. Non dobbiamo avere paura di ammettere la nostra resistenza, perché la luce di Dio illumina tutto di noi stessi. Illumina le cose belle che abbiamo, ma illumina anche le zone d’ombra, quelle che non vorremmo mai che fossero illuminate. Noi dovremmo un po’ vincere questa paura, pensiamo di presentarci al Signore come uomini e donne perfetti che non hanno nulla da cambiare, che queste cose non vanno presentate al Signore. Invece il Signore ci insegna una cosa diversa, vuole che noi ci disponiamo alla sua luce, perché anche se queste cose, magari di noi, un po’ ci fanno male, ci feriscono, ci fanno soffrire, però Dio non le guarda innanzitutto come un giudizio, ma sono accompagnate dall’amore di Dio, sono illuminate dall’amore di Dio che ci dona la grazia di vederle come le vede Lui, non come le vediamo noi, non come le misureremmo noi, ma come Lui le accompagna.
Ecco allora mi pare che la prima caratteristica per diventare luce sia innanzitutto quella di disporsi alla luce di Dio, e qua torno alla premessa dell’inizio, bisogna avere coraggio per lasciarci esporre alla luce di Dio, perché vuol dire mettersi in gioco, vuol dire non rimanere seduti tranquilli alla propria sedia. Ma vuol dire mettersi in gioco per quello che si è, e non conta a che punto sei della vita, conta quanto ti metti in gioco, quanto vuoi che il Signore ti illumini, quanto vuoi che il Signore faccia prodigi dentro di te attraverso la sua luce.
Poi siamo anche chiamati a nostra volta, quando siamo stati illuminati dalla luce di Gesù, a non nasconderla, a non spegnerla, è una luce che va messa a disposizione. La candela fa solo una cosa: brucia. Nient’altro. Il resto viene di conseguenza. Ecco allora noi siamo chiamati a mettere a disposizione la nostra vita, a mettere a disposizione i nostri talenti, perché questa luce, che non siamo noi, ma che riflettiamo di Dio, possa veramente illuminare gli altri uomini, possa illuminare la stanza, o possa dare sapore alla terra. Mi pare però che questa luce vada un po’ custodita. Questa luce va custodita, innanzitutto la nostra, non dobbiamo lasciarcela spegnere da nessuno, né dalla vita, la vita è fatta di tante prove e tante fatiche, né dalle persone che non vogliono il nostro bene, ma soprattutto non dobbiamo spegnere quella degli altri.
Si dice così di Dio “che non spegne il lumicino fumigante”. E’ un’immagine proprio importante, neanche quello che si sta spegnendo lo spegne Dio, ma lo custodisce, noi alle volte invece ci permettiamo invece di spegnere tante altre luci. Ecco noi siamo chiamati ad essere esempio a custodire questa luce. Mi è tornato in mente questa sera una canzone che dice Candle in the wind la candela nel vento, è proprio così, forse un po’, la nostra vita. La candela che è esposta al mondo però è alimentata da Dio, quindi non dobbiamo avere paura, però dobbiamo averne cura, dobbiamo avere cura della nostra luce.
Ecco allora, e concludo, come curare questa luce, come curare la sapidità della nostra anima. Forse l’unica ricetta per poter dare luce e sale alla nostra vita è quella della preghiera e dell’affidamento, nel ritornare spesso al Signore, a pregarlo, ad incontrarlo, lasciarci incontrare, lasciarci illuminare. Ritornare spesso alla casa di Betania, di cui parlavano nell’altra lectio1, lì possiamo trovare la forza necessaria per essere luce e sale della terra. Ecco io penso che da qua possiamo attingere per poter alimentare la nostra candela e poter insaporire la nostra vita: dalla preghiera e dall’incontro fraterno, la condivisione fraterna.
1 8 febbraio 2024 – in Camminava con loro – Lectio – La parte buona – L’ospitalità [Lc 10, 38-42]
MEDITATIO
Ora lasciamo qualche istante di silenzio in cui proprio lasciamo cadere le parole di Dio dentro di noi, e gli affidiamo il nostro cammino.
ACTIO
Vorrei anche lasciarvi una actio, cioè un impegno, per questa settimana, una actio potrebbe essere questa: trovare un gesto, un impegno, un’occasione, qualcosa di quotidiano, che mi restituisca il sapore di Dio, non necessariamente una cosa lunga, una cosa difficile, ma un gesto, qualsiasi cosa, che dica ecco con questo gesto mi impegno a farmi dare sapore da Dio. Che questo gesto ci ricordi che noi abbiamo bisogno di attingere di gustare, di vivere la presenza di Dio nella nostra vita.