don Alessandro Lucini
QUARESIMA 2024
LA TUA FEDE TI HA SALVATA
27 febbraio 2024
dal Vangelo di Marco 5, 21-34
21Essendo passato di nuovo Gesù all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla, ed egli stava lungo il mare. 22i recò da lui uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, vedutolo, gli si gettò ai piedi 23e lo pregava con insistenza: “La mia figlioletta è agli estremi; vieni a imporle le mani perché sia guarita e viva”. 24Gesù andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.
25Or una donna, che da dodici anni era affetta da emorragia 26e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza nessun vantaggio, anzi peggiorando, 27udito parlare di Gesù, venne tra la folla, alle sue spalle, e gli toccò il mantello. Diceva infatti: 28“Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò guarita”. 29E subito le si fermò il flusso di sangue, e sentì nel suo corpo che era stata guarita da quel male. 30Ma subito Gesù, avvertita la potenza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: “Chi mi ha toccato il mantello?”. 31I discepoli gli dissero: “Tu vedi la folla che ti si stringe attorno e dici: Chi mi ha toccato?”. 32Egli intanto guardava intorno, per vedere colei che aveva fatto questo. 33E la donna impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. 34Gesù rispose: “Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male”.
LECTIO
Questa sera puntiamo la nostra attenzione su questo brano di Vangelo, che ha almeno due focus, un po’ come quando si guarda un film, sapete ci sono quei film dove si guarda prima da un obiettivo da una parte e poi da un obiettivo dell’altra, sembra quasi una composizione di immagini, sono due focus indipendenti e separati e corrispondono ai protagonisti di questo racconto, appunto separati e divisi, ma anche protetti un po’ dal rumore di sottofondo della folla. La folla fa un po’ da separazione tra questi due personaggi che si intravvedono, ma che non si riconoscono subito.
Il contesto in cui è inserito il brano del Vangelo è proprio un contesto di grande confusione. Riusciamo anche ad immaginarla, se ci mettiamo lì con un po’ di attenzione riusciamo a sentire anche i rumori della folla, che spinge, che chiede e in questa confusione c’è questo incontro un po’ furtivo, un po’ rapito, però sicuramente non casuale, né per l’uno né per l’altra.
Questo contesto di tumulto, di agitazione sembrerebbe quasi una giornata ordinaria della nostra vita, la nostra vita è un po’ così, piena di tante cose da fare, piena di tante persone da incontrare, piena di persone che sembrano disperdersi. Un contesto parrebbe proprio della nostra vita quotidiana fatta di persone che gridano e che sembrano mettere davanti tutte le cose banali in cima alla lista, solo per [contare] di più, oppure che si impongono perché hanno paura di essere scavalcate, di farsi vedere deboli dalla gente o semplicemente perché non hanno niente da dire e ingrossano la voce. Il contesto è proprio questo qua, Gesù è immerso in un contesto così nel Vangelo di oggi. Diverso dalle beatitudini, viste qualche tempo fa, diverso dal contesto di preghiera, molto più simile a quando Gesù si consegna sulla Croce, c’è agitazione intorno a Gesù. All’interno di questo contesto incontriamo questi due punti focali: uno è una donna di identità sconosciuta, ma di cui sappiamo molte cose, il Vangelo ci dice molte cose di lei, e l’altro è Gesù.
Ormai abbiamo imparato nel cammino di ascolto del Vangelo che quando non c’è il nome di un personaggio dobbiamo mettere il nostro nome, siamo chiamati ad identificarci con questo personaggio. Quindi questa donna rappresenta un po’ tutte le donne in generale, ma anche tutti noi in particolare, tutti i deboli, tutti gli esclusi, magari anche quelli che escludiamo noi, i sofferenti, i malati, i disperati cioè quelli che hanno perso anche la speranza di guarire dalla situazione in cui sono. Questa donna racchiude un po’ tutte queste caratteristiche, tutte queste categorie di persone. Di questa donna noi sappiamo che soffre di una malattia, diciamo imbarazzante, di cui non vai a parlare con tutti della malattia che hai ed è anche una malattia isolante, una malattia di cui probabilmente si fa fatica a parlare. Questa donna non vuole parlarne ma è costretta a farlo e lo ha fatto più volte, lo ha fatto continuamente e continuamente lì mette questa fatica, questo dolore, che comunque la tiene schiacciata, perché cerca di guarire. Una malattia che il Vangelo ci dice dura da 12 anni, 12 anni per una malattia è un’infinità, uno si stanca di averla.
Innanzitutto dobbiamo capire il contesto in cui è inserita questa donna, se vogliamo veramente capire questo brano di Vangelo. Innanzitutto è esclusa dalla vita di fede perché è a contatto con il sangue, per la legge ebraica tutto quello che viene a contatto con il sangue deve rispettare un tempo di purificazione, non solo questa donna che ha questo flusso, ma tutti coloro che toccano il sangue, prima di tornare a sacrificare al tempio, prima di poter tornare a pregare sono chiamati a fare un tempo, a lasciare un tempo di purificazione di decantazione, perché nel sangue c’è racchiusa la vita, così dice la tradizione ebraica. Anche quando ascoltiamo il vangelo famoso del Buon samaritano i sacerdoti, i leviti non si fermano a soccorrere questo uomo innanzitutto perché non vogliono contaminarsi, non è una questione di malattia, è proprio una questione di cultura, di fede, di sacrificio. Ecco questa donna è esclusa da questa vita di fede della società, ma è anche esclusa dalla vita sociale, perché, sempre secondo la legge ebraica, chi era impuro quando toccava qualcuno lo rendeva impuro. Se io avevo toccato del sangue e poi toccavo un’altra persona rendevo anche l’altra persona impura. Ed è l’esempio che Gesù fa nei confronti dei farisei quando li apostrofa come dei sepolcri imbiancati, perché non era solo una questione di sangue, ma anche quando uno toccava un cadavere doveva purificarsi. Con ‘Sepolcri imbiancati’ che utilizza, Gesù vuol dire che voi imbiancate i sepolcri ingannando la gente dicendo che se è bianco vuol dire che è nuovo, vuol dire che non è contaminato, ma che in realtà si contamina senza saperlo, cioè viene escluso.
Ecco a noi sembra un contesto lontano, ma se non facciamo lo sforzo di immedesimarci nella cultura in cui è inserito Gesù non riusciremo mai a capire la portata del gesto di Gesù. La portata di questo miracolo, che non è solamente bloccare una malattia, ma va al di là, il Signore vuole dirci qualcosa di più. Quindi questa persona che vediamo questa sera è una persona esclusa, una persona emarginata, sicuramente una persona delusa, perché ha provato di tutto, ha sperperato addirittura tutti i suoi soldi, in 12 anni non è riuscita a trovare una soluzione al suo problema che la affligge, un problema che la tiene schiacciata come una schiava per la sua sofferenza. Poi potremmo anche allargare un po’ il discorso, anche schiava del suo peccato, secondo la concezione del tempo. Anzi più va avanti e più si accorge che la sua situazione continua a peggiorare, è quindi anche, probabilmente, sfiduciata, forse è arrivata nel momento in cui si è convinta che non può meritare di meglio nella sua vita. Ecco le debolezze sono per questa donna una cosa da nascondere, una cosa da tenere nel privato, da non condividere con gli altri, perché quando tu le condividi tutto peggiora invece di migliorare. Questa donna le ha provate tutte e la questione è che tutto peggiora.
Però questa donna ha ancora un barlume di speranza, ed è una donna ardita e non si lascia scoraggiare, tenace, che si spinge a fare un gesto che è ricco di grande fede, perché se ‘riuscirò a toccare un lembo del suo mantello sarò salvata’, neanche toccare Lui, ma toccare solamente un pezzo del suo vestito, è una donna che è ancora ricca di speranza, che crede che questo uomo gli porterà una guarigione.
Si capisce la portata di questo gesto solo se abbiamo in mente il discorso che abbiamo fatto prima sull’impurità. Questa donna non poteva toccare Gesù, perché era impura e avrebbe reso impuro Gesù con questo gesto, un gesto molto impegnativo. Però è certa che pur non toccando Gesù, ma toccando solo il suo mantello potrebbe essere guarita e a un certo punto, quando vede il Signore, decide di fare questo gesto, decide di toccare questo lembo di stoffa.
Una donna con un coraggio da vendere. Una donna con una fede incrollabile. Una donna con una finezza spiccata.
Non so se avete fatto caso a quello che viene detto nel Vangelo, questa donna arriva da dietro le spalle di Gesù, forse per non essere localizzata, forse per non essere vista, per non farsi notare, ma io ci leggo, ed è una interpretazione molto personale, che il posto dietro a Gesù è il posto dei discepoli, lo dirà lo stesso Gesù “Venite dietro a me. Chi vuole essere mio discepolo venga dietro di me, prenda la sua croce e mi segua” e questa donna con questo gesto fa un gesto profondamente da discepolo, più dei dodici apostoli che lo stanno seguendo.
A me è tornata in mente la scena in cui una donna, proprio a casa di Simone il fariseo asciuga i piedi di Gesù, anche lei dietro a Gesù.
Lo segue da dietro, è proprio il discepolo che si mette a seguire il Maestro. Poi questa donna ha una grande sorpresa è stata guarita, pensate che grande sorpresa, che grande gioia c’è nel cuore di questa donna, voi immaginatevi di avere un fardello che vi ha umiliato per 12 anni, per 12 anni questa cosa ti ha pesato sulle spalle, per 12 anni di questa cosa ti sei vergognata profondamente e questa cosa viene magicamente guarita, l’azzardo di questa donna sembra aver pagato, è riuscita a rimanere poi nell’ombra, nessuno l’ha vista, nessuno l’ha localizzata, nessuno l’ha guardata, eppure ha ottenuto la guarigione, il meglio che si poteva avere. Ma neanche il tempo di gioire, neanche il tempo di poter godere di un dono così grande, che viene riportata alla realtà, si accorge che Gesù la sta cercando, si accorge che Gesù sta cercando chi è che gli ha toccato il mantello e Gesù lo sa che è lei, sa che è stata lei.
Provate a farvi la domanda su cosa ha provato questa donna sentendosi cercata da Gesù: il senso di colpa, la vergogna, la paura di essere castigata, la paura di essere esclusa. Ditemi se questi non sono gli stessi sentimenti che a volte proviamo anche noi di fronte al Signore. Questa donna è impaurita e tremante e ancora una volta nella sua vita è di fronte a un bivio, un bivio importante, e guardate che se fosse stata zitta non l’avrebbe individuata nessuno, neanche Gesù. Non perché non sapeva chi fosse, ma perché non spettava a Gesù, spetta a questa donna fare questa scelta, è lei che la deve fare.
Il bivio è questo: rimanere schiava, rimanere schiava anche di questa guarigione perché non si è guardata fino in fondo, oppure fidarsi di questo uomo, un uomo che sembra essere il Figlio di Dio, che dicono essere il Messia, un uomo che però è completamente diverso dal Dio che gli hanno insegnato fino ad ora. Questa donna mostra ancora il suo coraggio, sceglie la seconda strada, quella di consegnarsi a Dio, portando al Signore tutta la sua debolezza, si prostra ai suoi piedi non sapendo come avrebbe reagito Gesù, un altro azzardo fa questa donna, si pose davanti a Lui, e il Vangelo dice, gli raccontò tutto. Pensate che liberazione, poter raccontare a Dio tutto di se stessi, mettendo giù la maschera di tutto quello che si ha.
Adesso lasciamo un po’ da parte la donna, ci torneremo dopo, mettiamo il nostro focus sulla scena vista da Gesù.
Gesù abbiamo detto è assediato dalla gente è intento dalle tante persone che lo chiamano, che lo stringono, che lo strattonano, eppure anche un solo gesto tra i milioni di gesti che le persone gli avranno fatto e che lo circondano in quel momento, anche un gesto ha un’attenzione particolare per Gesù, ed è talmente paradossale questa cosa. Riportata all’oggi possiamo dire che siamo a un concerto, siamo tutti attaccati uno all’altro e a un certo punto dici “uno mi ha toccato” gli altri ti rispondono “ma hai bevuto troppo tu, ci sono qua centinaia di persone sicuramente ti ha toccato qualcuno”. “No, no, qualcuno mi ha toccato il mantello” un’indicazione personale.
Perché l’atteggiamento di Dio, e Gesù era Dio come il Padre, è sempre così, nella storia della salvezza, nella storia di ciascuno di noi Dio non è mai generale è sempre particolare. C’è uno sguardo generale sull’umanità, ma vali tu come persona, ma vali tu come uomo e come donna. C’è un’attenzione che va al singolo, perché è proprio il modo di agire di Dio, per Dio c’è il popolo, ma segue sempre il singolo.
Allora possiamo farci questa domanda: perché il Signore insiste tanto per capire chi è questa donna? Ma perché? Ma lasciala andare, cosa ti costa? Cosa cambia nella tua vita? Perché devi capire chi è? Perché devi fagli dire “sono stata io”?
Perché Gesù non poteva far finta di niente.
Gesù non poteva far finta di niente per almeno tre motivi.
Il primo è che questo incontro non deve sembrare casuale, è una scelta, questa donna deve avere il coraggio di guardarsi dentro, deve avere il coraggio di guardare alla sofferenza che ha patito, di sentirsi accompagnata in questa sofferenza, di sentirsi guarita da Gesù, di guardarsi in profondità con le sue ferite e sentirsi amata da Dio, non perché ha queste ferite Dio non la ama, ma anzi nonostante queste ferite questa donna è amata da Dio, anzi proprio in quelle ferite c’è il grande amore di Gesù. Proprio in quelle ferite. Cambia totalmente la prospettiva, una è un caso, sono stata fortunata, l’altra, Dio mi ha scelta, è una cosa completamente diversa. Nonostante le mie fatiche, nonostante le mie ferite, nonostante la malattia, il peccato e tutto quello che volete, Dio ti ha scelto, ti ha amato.
Il secondo motivo è per dare un nuovo compimento alla mediazione tra Dio e l’uomo, e anche qui dobbiamo fare una digressione su cosa voleva dire sacrificare al tempo di Gesù, il sacerdote era colui che faceva l’alleanza fra Dio e l’uomo attraverso il sacrificio nel tempio, anche con gli animali, e il sangue era il mezzo di questo sacrificio, che diceva proprio la continuità tra Dio e l’uomo, ma con Gesù questo sacrificio viene superato, perché è Gesù, egli stesso che, come dice san Paolo “si offre come sacrificio perpetuo per la salvezza degli uomini, donando se stesso sulla croce”, è il sangue di Gesù che salva l’uomo, non c’è più bisogno di questi sacrifici e questo sangue che Gesù dona sulla croce è un dono gratuito ed è un dono gratuito per tutta l’umanità, già prima che noi possiamo donare qualcosa al Signore.
Poi c’è l’ultima valenza che è forse la più importante per questa donna, perché questa donna non deve essere solo guarita, questa donna deve essere salvata. Essere salvati è più importante che essere guariti, però questo vuol dire soverchiare i nostri desideri, capovolgere le nostre priorità: per noi l’importante è stare bene, non avere malattie, non aver problemi, invece per Gesù l’importante è salvare l’anima, è salvare la vita.
Senza questo incontro questa donna non avrebbe potuto apprezzare la ricchezza, la profondità e la bellezza di questa chiamata, sarebbe stata solamente guarita da un male, come tanti altri, ma non sarebbe stata liberata dalla sua schiavitù. Questa donna ora è salvata, è libera, ha un’idea di Dio completamente diversa. Non so se riusciamo a capire la bontà del gesto di Gesù. Gesù libera questa donna, non la salva da una piccola o grande malattia, ma la libera, rende questa donna una donna libera. Felice di vivere per Dio.
Questo, guardate, vale per ciascuno di noi quando ci consegniamo al Signore per quello che siamo, quando facciamo il primo passo per consegnarci a Dio e dire a Dio quello che siamo è il primo passo che facciamo per essere salvati, è il primo passo che facciamo per vivere in pace la nostra vita, perché il peso che portiamo non è più sorretto solo da noi, ma è sorretto anche da Dio, perché Dio ci accompagna anche nella sofferenza.
Ecco questo gesto di Gesù rinnova la vita di questa donna, ma come abbiamo detto all’inizio anche noi siamo chiamati a consegnare al Signore le nostre fatiche, a consegnare al Signore la verità della nostra vita e chiedere al Signore che doni anche a noi la grazia di essere degli uomini e delle donne salvati e liberi per il Vangelo.
MEDITATIO
Ora vi lascio qualche domanda per questi minuti di silenzio:
1. Come vivo il rapporto con la mia debolezza, cioè con i miei limiti. Sono capace di consegnare questa mia debolezza al Signore?
2. Per me è più importante essere guarito, quindi perfetto davanti agli uomini, senza macchia, la mia immagine deve risplendere oppure preferisco essere salvato?
Queste domande possono aiutarci in questo momento di silenzio in cui chiedere al Signore che ci aiuti proprio a vivere la grande bontà di questo miracolo, la grandezza di questa donna, ma anche la grandezza della misericordia del perdono del Signore che è venuto non per condannarci, ma per salvarci.
Devo mettermi così come sono ai piedi di Gesù, di fronte al Signore, con umiltà. Mettersi così come si è di fronte a Gesù.