don Alessandro Lucini
QUARESIMA 2024
GIUSEPPE UOMO GIUSTO
19 marzo 2024
dal Vangelo di Matteo 1, 18-25
18Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. 19Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto.20Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. 21Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati”.
22Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
23Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio
che sarà chiamato Emmanuele,
che significa Dio con noi.24Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa, 25la quale, senza che egli la conoscesse, partorì un figlio, che egli chiamò Gesù.
LECTIO
Questa sera la lectio è su San Giuseppe, un uomo giusto. Vedremo poi le caratteristiche che Giuseppe ha e come queste possono essere di aiuto alla nostra vita, innanzitutto alla nostra vita di fede.
I vangeli parlano pochissimo di Giuseppe, ne parla Matteo dove racconta della fuga in Egitto e del ritorno a Nazareth e poi si narra in Luca della vita nascosta, termine che ricorre spesso.
Spesso viene ricordato appunto che Giuseppe tiene e vive una vita nascosta insieme alla sua famiglia. Giuseppe appartiene ad una famiglia importante è della casa di Davide, eppure questa notorietà, che potrebbe anche aprire tante porte, si riveste di umiltà fino a diventare lui un uomo come tutti gli altri, non si mette al centro, non si mette ai primi posti, potrebbe essere né più né meno un uomo di ogni tempo, sembra che la straordinarietà di questo titolo, la casa di Davide nella quale doveva nascere il Messia, scompare un po’ nella normalità. Giuseppe è l’uomo che appare avvolto immerso nel silenzio, i Vangeli non riportano neanche una sua parola. Giuseppe è ‘muto’ ed è ancora di più avvolto nel silenzio. Un silenzio particolare, che è il silenzio di Dio, non è tanto un mutismo che si disinteressa dell’umanità, ma che mette al centro il Signore.
Egli sta costruendo una sua storia fatta di desideri, di progetti che si stanno concretizzando, vuole fare una famiglia con Maria, eppure silenziosamente Dio sta intrecciando con lui qualcosa di nuovo, qualcosa di inaudito, che noi conosciamo dalle pagine del Vangelo e ci viene raccontato e soprattutto ci viene raccontata in questo Vangelo: la notte di Giuseppe.
Un uomo che vive un momento di fatica perché si trova di fronte ad una forte delusione vocazionale, aveva impostato la sua vita verso una direzione e adesso si ritrova incerto, in crisi, perché non sa spiegarsi ciò che è avvenuto a Maria, non sa a chi rivolgersi e per questo decide di mettersi in disparte, di aspettare che qualcuno venga a liberarlo da questa perplessità, che si è sviluppata nella sua mente.
Andiamo ora a guardare nel dettaglio l’umanità di Giuseppe. Giuseppe ha almeno cinque caratteristiche.
La prima è che Giuseppe era un uomo giusto, indica colui che sa riconoscere ciò che gli è dovuto e sa rifuggire dal male, che sa mettersi in mezzo. Il giusto è colui che si mette in mezzo tra due estremi permettendo così di unire i due estremi. Giuseppe diventa proprio il giusto, colui che fa da unione fra Dio e l’umanità. Questo Figlio di Dio che accompagna, che non gli appartiene, lui è un umile strumento, ed è giusto perché sa dare a Dio ciò che è di Dio e agli uomini ciò che compete agli uomini. E’ giusto perché è disponibile a compiere gioiosamente e fedelmente la volontà di Dio, che non è semplicemente quella che arriva dall’osservanza scrupolosa dei precetti, non è una serie di norme, una serie di leggi, ma è la giustizia che ricerca integralmente, totalmente, la volontà di Dio, una volontà che viene dall’obbedienza piena ai comandi di Dio. E questa è la prima caratteristica di Giuseppe: uomo giusto.
Giuseppe è anche un uomo onesto, un uomo desideroso di compiere gioiosamente e fedelmente la volontà di Dio di attenersi alla sua legge. Non si sente degno di stare vicino a Maria, ma nonostante tutto non si sente di ripudiarla e qui conosciamo l’aspetto profondo di questa onestà, che è la sua attenzione e la sua delicatezza. Giuseppe è delicato nei confronti delle persone che vivono accanto a lui, è l’uomo che sa prendere con se, che sa accogliere, egli afferra senza possedere, non si fa padrone, e questo nel tempo corrente è proprio una rarità. Difficilmente si vede chi è capace di accogliere senza diventare padrone. Giuseppe non pretende nulla per se, accoglie. Accogliere significa innanzitutto fare spazio, avvicinarsi e avere cura. Giuseppe si presenta come la figura di un uomo rispettoso, delicato e pur possedendo tutte le informazioni si decide per la reputazione di Maria, per non togliere la dignità e la vita a questa donna e nel suo dubbio, come agire migliore, cerca di mettersi sotto lo sguardo di Dio. Si rende conto di essere di fronte a qualcosa di più grande di lui, di qualcosa che va al di là di quello che sta vivendo e allora ha la grazia di mettersi di fronte al Signore, lascia da parte i suoi ragionamenti per far spazio a ciò che accade. Egli accoglie e se ne assume la responsabilità e si riconcilia con la propria storia. L’accoglienza di Giuseppe è manifestata attraverso il dono della sua fortezza che gli viene non da sé stesso, ma dal dono dello Spirito, solo il Signore ci può donare questa capacità. Questa capacità di accogliere una vita nuova. Alle volte sentiamo vibrare dentro di noi le paure, il timore, a lasciar creare questo vuoto. Il vuoto nella nostra società rappresenta qualcosa che va coperto a qualsiasi costo, qualcosa che va colmato con il rumore. Invece questo vuoto Giuseppe lo lascia colmare dal mistero della preghiera, dal mistero della presenza di Dio. Ecco sceglie di seguire, Giuseppe, il progetto di Dio nonostante tutte le difficoltà, cerca di far coincidere la propria volontà, i propri desideri con quelli del Signore, che in una parola vuol dire trovare la propria vocazione. Questo è un atteggiamento che non si improvvisa, un atteggiamento che si coltiva nel tempo.
Un’altra caratteristica di Giuseppe è quella di essere un uomo riflessivo, egli desidera capire che cosa sta succedendo, non sa come comportarsi di fronte a questa grazia, vive un momento, lo abbiamo già accennato prima, un momento di profonda sofferenza e gli viene quasi una ‘morte’, un sonno profondo, ma potremmo dire che questo sonno è un sonno beato, perché è il sonno di chi ha la capacità di fermarsi, la capacità di sostare di fronte alla difficoltà, di non lasciarsi sballottare dai sentimenti, dalle reazioni istintive, ma quello di far sedimentare di fronte a Dio quello che uno sta vivendo. Forse è anche la cosa che crea più ansia, più difficoltà ed è proprio in questo travaglio interiore, dentro questo travaglio interiore che emerge l’invito del Signore a Giuseppe, ed è un invito che ciascuno di noi vorrebbe sentire nella propria vita: “non temere Giuseppe, non avere paura”. Giuseppe si trova davanti al mistero incomprensibile alla sua mente semplice, che è il piano di Dio, diverso da quello che l’uomo aveva preparato. Però il falegname di Nazareth apre il suo cuore, nel suo cuore riceve questo “non temere”, un invito. Un invito ad affidarsi completamente a Dio e Giuseppe si fida di questo messaggio dell’angelo. A questo messaggio consegna la sua volontà senza replicare neanche una parola, a tanto è la fede di Giuseppe. Di fronte alla rabbia, alla delusione dovremmo imparare anche noi a fare questo spazio senza rassegnazione, ma con la forza dello Spirito Santo, la forza della speranza. Accogliere così la vita come ha fatto Giuseppe apre anche noi a ripartire sotto una vita nuova, una vita aperta dallo Spirito Santo. Quindi Giuseppe è un uomo riflessivo capace di sedimentare, di lasciar sedimentare la Parola, però questa riflessione non si blocca, non si ferma, ma si trasforma in obbedienza e Giuseppe appena si desta dal sonno fa come l’angelo gli dice: prende con sé la sua sposa e poi darà il nome a Gesù. Noi non siamo chiamati solamente alla contemplazione, siamo anche chiamati a ridestare il cuore, a ridestare il cuore di fronte al Signore. Possiamo immaginare che nella vita di Giuseppe non siamo mancati anche ripensamenti su Maria, su sé stesso, su quel sogno, sarà stato veramente un sogno che ci mandava Dio? Anche noi di fronte alla nostra vita tante volte ci chiediamo “ma sarà veramente questo che il Signore chiede a me?”. Tuttavia però Giuseppe a questo invito continua ad ubbidire al desiderio di Dio, si fida del Signore, obbedisce alla sua volontà e su questa decisione il Signore farà pietra angolare per la storia della salvezza. Perché Giuseppe è colui che da il titolo a Gesù, il Messia, perché il Messia doveva venire dalla casa di Davide, se Giuseppe non avesse detto il suo sì, Gesù non sarebbe potuto venire dalla stirpe di Davide, come prevedevano le scritture. Questa responsabilità che Giuseppe si prende è di dare anche il nome a Gesù, il figlio generato da Maria e l’atto di dare il nome significa conferire a quel bambino la sua identità sociale, cioè discendente di Davide.
Poi l’aspetto che abbiamo detto all’inizio, cioè Giuseppe è un uomo silenzioso e nascosto, non parla mai, ci viene raccontato poco di lui, sembra che noi non sappiamo nulla, se non lo strettamente indispensabile per collocare la sua figura all’interno della storia di Gesù. Ma questo dire sì è un dire sì pari a quello di Maria, perché anche Giuseppe accetta il suo cammino con umiltà, con disponibilità, aprendosi alla fede. Questo silenzio nascosto viene fuori dalla vita di Gesù. Se voi prendete la vita di Gesù, leggete il Vangelo, fatevi questa domanda: “ma Gesù questo dove lo avrà imparato, chi glielo avrà trasmesso?”. Ascoltando i racconti delle parabole che Gesù fa, ma anche semplicemente quando Gesù prima di ogni iniziativa si ferma nella contemplazione. Se voi riascoltate dentro di voi questo brano di Vangelo ritroverete proprio l’atteggiamento di Giuseppe, uomo riflessivo, colui che prima di agire si abbandona all’incontro con Dio, così fa Gesù. Prima di ogni incontro, prima di ogni decisione importante si ritira a pregare con il Padre. Certo due modi probabilmente di incontrare Dio completamente diversi, ma l’atteggiamento del cuore è lo stesso, l’atteggiamento di vita è identico.
Sono molti gli insegnamenti che possiamo ricavare da questa pagina di Vangelo, innanzitutto forse ci viene chiesto di essere onesti con noi stessi. È il primo passo. Giuseppe ha scoperto la propria vocazione perché è un uomo capace di esaminarsi, non fugge di fronte alle inquietudini, di fronte alle paure, ma si lascia raggiungere e coinvolgere dal Signore e va fino in fondo nella ricerca della Sua volontà. Giuseppe non è uno che non predica, non parla, ma cerca di fare la volontà di Dio e lo compie nello stile del Vangelo.
Giuseppe è povero perché vive dell’essenziale: lavora, vive del lavoro. E’ la povertà tipica di coloro che sono consapevoli che dipendono in tutto e per tutto da Dio, ripongono la loro fiducia in Dio. Tanto grande è la fede di Giuseppe e Giuseppe emerge davvero come padre di Gesù non tanto nell’aspetto biologico, ma quanto nel significato più profondo di padre. Il padre infatti è colui che custodisce, è colui che protegge, che apre il cammino. Il genitore è la figura umana che illustra al meglio quello che significa prendersi cura da parte di Dio della nostra fragilità. Giuseppe è proprio il padre nel senso più profondo del termine, la sua non è una paternità che è accessoria, ma è consapevole che anche se il figlio Gesù, non è suo figlio, e Gesù lo dirà chiaramente, poco più che adolescente, quando dirà “io devo occuparmi delle cose del Padre mio”, Giuseppe non si scandalizza ha già metabolizzato questo passaggio, eppure anche in quel momento lì Giuseppe rimane pienamente padre, perché la paternità non è una questione biologica, ma è semplicemente una questione d’amore. Giuseppe con la sua semplicità, con la sua umiltà, con la sua mansuetudine, con la sua delicatezza è diventato il padre di Gesù. Lo è diventato perché è stato un modello per la vita di Gesù.
Ecco il silenzio di Giuseppe rispecchia un atteggiamento di una preghiera interiore, un modo di raccontarsi al Signore che forse dovremmo fare anche un po’ nostro, vivere nel silenzio, essere capaci di meditare come lui, una meditazione che però, come dicevamo, non rimane fine a se stessa, ma una meditazione che va verso l’azione, una meditazione che a un certo punto si butta, a un certo punto sceglie e se poi quella non è la strada, il Signore saprà reindirizzarti, ma tu ti devi mettere in cammino e questo ci dice anche Giuseppe in questa serata. Noi siamo chiamati ad accettare anche un po’ il rischio, se rimaniamo sempre fermi senza nessuna voglia di metterci in gioco non incontreremo mai il Signore. Siamo chiamati ad ascoltare e a mettere in pratica la Parola di Dio.
Santa Madre Teresa di Calcutta diceva così: “Più riceviamo nella preghiera di silenzio, più possiamo dare nella nostra vita attiva, abbiamo bisogno del silenzio per poter arrivare alle anime, nella preghiera vocale noi parliamo a Dio, nella preghiera di silenzio è Lui che parla a noi. E’ nel silenzio che ci viene concesso il privilegio di ascoltare la sua voce”. Madre Teresa ha sempre pregato molto, tanto, eppure noi la ricordiamo come la donna del fare, una donna che ha incontrato i poveri, ma per incontrare i poveri così, bisogna vivere la contemplazione, [così] come [lei] ha messo insieme nella sua vita la contemplazione e l’azione. Forse anche noi attraverso la figura di Giuseppe oggi siamo chiamati a sperimentare questo nella nostra vita. Ecco questa unione tra la contemplazione e l’azione, tra la preghiera e il servizio, tra il silenzio e l’evangelizzare con la Parola di Dio, la riscontriamo pienamente nella vita di Giuseppe. Potremmo dire che Giuseppe ha sperimentato sia l’amore della verità, cioè l’amore della contemplazione, dello sguardo, del pensiero di Dio, ma anche quello del servizio richiesto dalla tutela, dall’aiuto e dalla crescita di Gesù.
Chiediamo a Giuseppe in questa serata che ci aiuti, che aiuti anche noi a prendere almeno un po’ delle sue caratteristiche e che queste caratteristiche ci aiutino a fare sintesi tra la contemplazione e l’azione. Chiediamo a Giuseppe che anche i nostri giovani trovino la loro vocazione, un modo per essere veramente felici nella vita, magari non collimerà con quello che abbiamo programmato noi, ma sicuramente è un’indicazione che ci porterà alla gioia più profonda che è quella di incontrare il Signore, di poter sperimentare la sua attenzione, la sua presenza, la sua vicinanza anche nella nostra vita.