don Alessandro Lucini
QUARESIMA 2024
CHIEDETE E VI SARÀ DATO
12 marzo 2024
dal Vangelo di Matteo 7, 1-12
1Non giudicate, per non essere giudicati; 2perché col giudizio con cui giudicate sarete giudicati, e con la misura con la quale misurate sarete misurati. 3Perché osservi la pagliuzza nell’occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio? 4O come potrai dire al tuo fratello: permetti che tolga la pagliuzza dal tuo occhio, mentre nell’occhio tuo c’è la trave? 5Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e poi ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello. 6Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi.
7Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto; 8perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. 9Chi tra di voi al figlio che gli chiede un pane darà una pietra? 10O se gli chiede un pesce, darà una serpe? 11Se voi dunque che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele domandano!
12Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge ed i Profeti.
[Mt 7, 1-12]
LECTIO
Parte dal Vangelo di oggi, un po’ più ampliato, è la meditazione di questa sera. Possiamo dividere questo brano di Vangelo almeno in tre parti: la prima che riguarda il rapporto con se stessi, la parte centrale con la sua proposta “chiedete e vi sarà dato” eccetera, sul rapporto con Dio e la terza parte, che sono le ultime due righe, l’ultimo versetto che parla del rapporto con gli altri, definita anche la regola aurea che il Signore ci dà.
Innanzitutto la prima parte che parla appunto del giudizio e l’esempio che Gesù fa sembra veramente paradossale, si parla da una parte di una pagliuzza e dall’altra di una trave. Volutamente sproporzionata in questo racconto di Gesù, sproporzionato nella dimensioni, tra una pagliuzza e una trave c’è una enorme differenza, ci sono tante cose in mezzo, è sproporzionato e anche un po’ immaginario, non si può chiaramente mettere una trave nell’occhio di ciascuno di noi, si può invece avere una pagliuzza, però è evidente che la differenza è tanta e la domanda che ci si fa è: “ma chi è coinvolto in questo esempio, non si accorge? Non si accorge di avere un qualcosa di così grande nel suo occhio?” Sembra impossibile, paradossale questo esempio di Gesù, eppure quando si ha qualcosa di così grande nel proprio occhio, che riguarda se stessi, invece si fa fatica ad accorgersene e contrariamente si va a cercare gli oggetti invece microscopici negli altri. Però tutto assume una sua logica, tutto assume la sua proporzione solo se guardiamo dal punto di vista corretto questo esempio. Perché il giudizio, e questo è il punto di vista, il punto di vista è all’interno dell’uomo, perché il punto di vista non parte dall’esterno come pensiamo noi, ma parte dall’interno del cuore e ce lo ricorda lo stesso Gesù quando parla del puro e dell’impuro e dice che non c’è niente di impuro al di fuori dell’uomo, le impurità vengono dal suo cuore, è dal suo cuore che tira fuori il buono o il cattivo che ha. L’impuro non arriva dall’esterno, ma dall’interno del cuore e quando noi ci mettiamo nella condizione, che è la condizione del Vangelo, cioè quella di giudicare gli altri, non ci si rende conto del giudizio. Perché? Perché si utilizza se stessi come metro di misura e quando si utilizza se stessi come canone, come misura è ovvio che tutto il resto è un po’ sproporzionato o fuori tema, quando sono io stesso la misura di tutto quello che vedo è chiaro che uno è portato al giudizio. Sembra dirci il Signore quando metti al centro te stesso con le tue esigenze, e queste diventano il metro del mondo, incominci a chiuderti in una spirale dal quale è difficile uscire, perché poi sei spinto a vedere tutto secondo quanto hai in mente tu. E’ un processo interno questo dell’uomo, non tanto un processo esterno. Parte dall’incapacità di vedere il bello negli altri. Di vedere il bello nelle persone, perché riconoscere il bello negli altri vuol dire riconoscere che non si è più il canone di riferimento, ma il canone di riferimento è qualcun altro. Se uno va verso la disistima di se stesso il canone di riferimento sono sempre gli altri, irraggiungibili, sono sempre quelli che fanno meglio, se invece uno fa riferimento a sé stesso, gli altri invece sono sempre meno di sé stessi, sono sempre esagerati rispetto a sé stessi. Ecco la sfida del Vangelo è quella di prendere come misura il canone di Gesù, cioè prendere come misura e come esempio Gesù stesso, cioè la sua vita. Non è un caso che le persone che giudicano di più, sono quelle che sono più incapaci di riconoscere i propri limiti e fanno fatica un po’ a dirlo agli altri, magari uno non esprime giudizi e pensa di essere salvato, ma qua stiamo andando proprio nell’atteggiamento del cuore, cioè nella predisposizione a vedere le cose secondo l’occhio di Gesù, cioè secondo la proporzione del Vangelo. E la proporzione del Vangelo è quella che ci chiama a vedere il bello che abbiamo di fronte, la possibilità di cambiamento. A me dispiace tantissimo quando vedo delle persone che sono super rigide nelle questioni futili, perché vivono una vita infelice, perché non sperimenteranno mai la grazia della misericordia di Dio. La grazia della misericordia di Dio è quel perdono che Dio ti dà, è quando tu non cerchi di salvarti da solo, ma ti fai salvare da Dio. Questo vuol dire mettere al centro il Signore. Noi siamo chiamati a non sostituirci mai a Dio. Dovremmo sempre giudicare l’azione, giudicare il principio, quello sì, siamo chiamati ad esprimere delle posizioni chiare su alcune cose che non vanno, ma non la persona. Il giudizio sulla persona spetta solo a Dio, è Dio che può giudicare una persona. A noi, come dice il Vangelo, non conviene giudicare, non conviene giudicare per almeno due motivi: il primo perché rischiamo di condizionare, intrappolare, schiacciare l’altro, non permettergli di incontrare il Signore; e il secondo perché questo giudizio potrebbe addirittura rivoltarsi contro di noi già qui sulla terra e quanto di più nel giudizio di fronte al Signore. Quindi noi siamo chiamati, innanzitutto questa sera il Signore ci chiama a vigilare su noi stessi, sul nostro modo di guardare, guardare noi e guardare gli altri, soprattutto nel confronto. Noi non siamo chiamati a giudicare, questo è di Dio, noi siamo chiamati a portare la testimonianza del Vangelo, che già sarebbe sufficiente, ricordare i principi, ricordare il messaggio di Gesù.
Salto direttamente alla conclusione, e poi vi spiego il perché, che è la terza parte, cioè il nostro rapporto con gli altri.
La regola aurea che Gesù ci propone in realtà ha radici molto antiche, parte dalle tradizioni precedenti a Gesù, questa massima però era proposta in negativo, cioè “non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te” e se volete questa affermazione è giusta, logica, rispettosa, ma qui non stiamo parlando solamente di qualcosa che sembra essere rispettare il giusto, la giusta creanza. Questa è una regola che va al di là del buon comportamento, perché Gesù la trasforma questa regola, innanzitutto la rende in positivo e quindi “quello che volete che gli uomini facciano a voi, voi fatelo a loro” quindi trasformata in positivo, cioè fare tutto quello che mi è possibile, tutto quello che è nelle mie possibilità per accogliere l’altro, per fargli spazio, per dargli la possibilità di incontrare il Signore. Si tratta ancora una volta di decentrarsi da se stessi per mettere al centro l’altro, perché l’altro riconosca il vero volto di Gesù e perché noi riconosciamo nell’altro il vero volto di Gesù. Bisognoso, desideroso di trovare la verità nella propria vita. E poi anche perché questo invito di Gesù che compie la legge totalmente: la Legge e i Profeti, per Gesù vuol dire tutta la scrittura, vuol dire la Tōrāh, che sono i libri più importanti per un ebreo e poi i Profeti che sono quelli che sollecitano continuamente il popolo a dare il meglio di sé, a seguire il Signore nonostante il peccato del popolo, a convertirsi. Quindi mettere insieme la Legge e i Profeti vuol dire che in queste poche righe sono sintetizzati gli impegni di ogni cristiano. Ma è un impegno che riprende le beatitudini e le beatitudini lo sappiamo bene, alle volte ci sembrano irraggiungibili, sembrano che siano troppo per noi, però sono la vita di Gesù. Le beatitudini, lo abbiamo già visto più volte, descrivono proprio la vita di Gesù, come Gesù ha vissuto, come Gesù ha camminato, quali sono state le sue scelte, è la carta di Gesù, c’è scritta la sua vita, il suo comportamento. Quindi mettere in pratica questa Parola vuol dire riuscire a vivere come Gesù, vuol dire soverchiare l’istinto umano nostro, che ci porta alla conservazione, all’egoismo, per far spazio ad un’azione diversa che è l’azione di Dio, vuol dire far spazio dentro la nostra vita. Questo sembra alle volte irraggiungibile, talvolta lo è nella nostra vita ordinaria in maniera sporadica e sembrerebbe essere solamente un affare di santi, come nel primo punto sembra, anche il rapporto con sé stessi, il giudizio, sembra un po’ essere lontano dalla nostra vita quotidiana, forse ci parrà anche un po’ irraggiungibile tant’è che una domanda che ci potremmo fare è: come mettere in pratica questa regola? Come riuscire a vivere una vita senza ipocrisia, una vita in cui siamo chiamati a non giudicare gli altri? E qui entra in gioco la parte centrale del brano.
La parte centrale del brano che è il nostro rapporto con Dio, che è anche un po’ anticipato dalle ultime tre righe di brano prima della parte centrale. “Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto” sembra quasi tutto facile, no! Basta pregare e tutto si realizza e se non si realizza è perché abbiamo pregato male. Alle volte le nostre preghiere non vengono esaudite, o almeno non vengono esaudite secondo quello che abbiamo in mente noi, alle volte la vita va in maniera diversa, tant’è che qualcuno dice “sì, è bello questo paragone in cui si dice che se voi che siete cattivi riuscite a dare cose buone ai vostri figli, tanto più il Padre che è nei Cieli riuscirà a dare cose buone a coloro che gliele domandano”. Questo brano è profondamente vero se noi però ci mettiamo nella logica che ci è spiegata prima e nella logica che c’è dopo, cioè quella di mettere al centro della nostra vita come canone Gesù, come canone del nostro camminare, del nostro pellegrinare, del nostro vivere. Ecco noi siamo chiamati innanzitutto ad affidarci a Dio, sapendo che Dio è buono. E quando abbiamo di fronte una persona buona, forse man mano che si avanza nella preghiera si impara non più a chiedere a Dio “fammi questo, fai questo, aiutami in questa cosa”, ma si impara sempre di più a vivere nella preghiera secondo il cuore di Cristo, cioè si impara a chiedere di fronte al Signore: “io ti chiedo questa cosa, ma che sia fatta la tua volontà” come si dice nel Padre Nostro. C’è un’apertura e una fiducia nel nostro Signore, man mano che si cammina verso di Lui, che ci aiuta a dire con fiducia “sia fatta la tua volontà” quindi io sì ti prego per una situazione, ti affido sì una situazione, ti affido sì la mia vita, ma quello che desidero di più è che sia fatta la tua volontà, perché io so che nella tua volontà sta la mia salvezza, nella tua volontà sta la mia felicità, e io sono talmente limitato che fatico a vedere qual è veramente la mia felicità. E allora dopo un po’ che si entra nella preghiera si impara a chiedere al Signore quello di cui si ha bisogno e si capisce forse che non sempre noi sappiamo quello di cui abbiamo bisogno, a volte è solo il Signore che sa quello di cui abbiamo bisogno. Ecco questo passo nella fede è uno dei passi che si può fare nel nostro cammino, però è quello che da un po’ il senso, è quello che ci aiuta a non giudicare, quello che ci aiuta a vedere il bello negli uomini e nelle donne che incontriamo, a essere disponibili all’incontro con il Signore.
Noi vogliamo questa sera ricordare poi anche quello che viene detto e abbiamo tralasciato, che dice però la modalità di come ogni cristiano dovrebbe rapportarsi a queste cose: “non date ciò che è santo ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci perché non le calpestino con le zampe e si rivoltino contro di voi e non vi sbranino”. Sembra quasi dire che c’è una gradualità, una gradualità alla quale siamo chiamati. Una gradualità nell’estirpare le nostre fatiche, i nostri peccati, una gradualità anche nella preghiera, non si può iniziare subito con tutto, se no il rischio è quello di perdere tutto, come [nella parabola] il vino e gli otri, vino nuovo in otri vecchi, si rischia di buttare via tutto. Ecco dobbiamo tenerla presente questa indicazione del Signore, che non vuol dire che non ci deve essere una radicalità, che non vuol dire che non dobbiamo fare delle scelte, ma c’è una gradualità anche nel cammino di fede e dobbiamo tenerla presente innanzitutto per noi stessi e poi anche per gli altri, quelli che incontriamo, quelli che ascoltiamo. C’è una gradualità, se verso di noi forse ci è più consono, alle volte e alle volte no, per gli altri ci è più difficile forse avere pazienza. Però noi siamo chiamati proprio a mettere in pratica la Parola di Dio, quindi a dire i principi, ma ad essere attenti che ognuno possa fare il passo [a lui] possibile per portarlo al Signore. Ecco spesso, io lo dico oramai troppo spesso, noi invece puntiamo più a chiedere un passo alle persone, ma tralasciare i principi, invece dovremmo salvare il peccatore, ma non transigere invece sui principi, su quello che ci porta al Signore, al suo Vangelo.
MEDITATIO
Chiediamo al Signore questa sera che ci aiuti un po’ a scoprire il rapporto con noi stessi, che possiamo trovare un buon canone nella nostra vita, che ci aiuti a vivere, a convertirci, a incontrare il Signore; un rapporto con gli altri che sia vedere il bene che c’è intorno a noi; e un rapporto con Dio che ci aiuti ad aprire il nostro cuore e a rileggere tutto il nostro vissuto alla luce del Vangelo, che questo possa veramente cambiare, un passettino alla volta, con quella legge della gradualità di cui dicevamo prima, che ci aiuti proprio a fare un passo alla volta e che questo ci porti veramente a seguire sempre di più il Signore.
ACTIO
Come actio pensavo di proporvi di vivere la preghiera di affidamento, cioè affidarsi veramente nelle mani del Signore nella nostra preghiera di questa settimana.