Dio è felicità!

Dialogo con Paolo De Martino

Presentazione

Grazie di essere qui questa sera, oggi è un momento centrale della nostra Settimana della Fede, è il primo anno che la facciamo, abbiamo invitato Paolo De Martino, che è diacono, un papà di famiglia, marito, due figli: un figlio e una figlia.

Ascoltiamo questa sera la sua testimonianza: Dio è felicità!

È biblista e responsabile anche dell’apostolato biblico di Torino, ha scritto tanti libri; in fondo qualche copia c’è, se qualcuno è interessato.

Lo ascoltiamo questa sera facendoci proprio coinvolgere dall’idea di un Dio che cammina con noi, ci aiuta nella crescita e ci lascia la nostra libertà.

Lo ringraziamo già in anticipo, poi alla fine lasciamo spazio per qualche eventuale domanda.

Riflessione Paolo De Martino

Grazie per l’invito, innanzitutto.

Anni fa le Paoline mi chiesero di scrivere un libro sulla felicità, perché in effetti è uno di quei temi di cui si parla poco. Normalmente quando si pensa al cristianesimo, anche al cristiano, si pensa a una persona magari un po’ triste, dei temi un po’ tristanzuoli, anche dal punto di vista visivo. Io invito sempre le persone a guardare i volti delle persone quando escono da messa, fidatevi che è uno spettacolo; invito sempre i catechisti a fare questo esercizio con i bambini, occhio che è un po’ pericoloso, perché trovate volti di persone che sembra che qualcuno è appena andato dal dentista, qualcuno ha appena pagato le tasse, sempre tristi, corrucciati. Eppure dicono che hanno appena incontrato il Risorto, hanno appena assistito a un miracolo, perché quel pane e quel vino sono davvero, realmente, diventati corpo e sangue, eppure i volti dicono altro.

A ben pensarci da sempre l’uomo è abitato da questo sogno, che è lo stesso di Dio, essere felice; ogni tanto si dice, credo che tutti noi prima o poi nella vita, abbiamo detto: “basta che ci sia la salute, basta che ci sia la salute”. Non è vero, noi non vogliamo essere solamente sani, noi vogliamo essere felici.

Io ho incontrato, ma credo un po’ tutti, persone sane e infelici; ho invece incontrato persone anche malate e felici. In fondo, se ci pensate, è lo scopo della nostra vita, noi ogni giorno ci alziamo con questo unico obiettivo, essere felici durante la giornata e facciamo tante cose per essere felici, d’altra parte non è questo il desidero che abbiamo anche per i nostri figli? Immagino che la maggior parte di noi, preti esclusi, abbiano dei figli, e noi per i nostri figli vogliamo solo che siano felici, poi il come è un dettaglio. Prima in macchina parlavamo con alcuni su cosa vogliono fare i figli da grande, se ci pensiamo bene è indifferente, noi vogliamo solo che i nostri figli siano felici, ecco che bello sapere che il sogno di Dio è lo stesso nostro, quello di essere felici, avere dei figli felici.

Gesù di Nazareth nei Vangeli allude tantissime volte alla felicità, allora mi sono chiesto perché non considerare i Vangeli come delle autentiche mappe per la caccia al tesoro della felicità? Addirittura la felicità dell’uomo sembra essere il motivo della venuta di Gesù di Nazareth, perché è venuto? C’è lo dice Giovanni 15-11 “perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena”, per questo Gesù è venuto, perché fossimo felici, per mostrarci il vero volto di Dio.

Io immagino la reazione di qualcuno di voi che dirà “ma come può il cristianesimo accreditarsi come un luogo di felicità, come può essere la fede cristiana, una fede felice, se come simbolo ha un crocifisso” ve lo siete mai chiesti? Io insegno religione e una volta, ed è il motivo per cui mi sono anche affascinato alla scrittura, un alunno mi disse “prof – non so se anche qui si chiamano prof – prof perché voi cristiani – interessante perché faceva l’ora di religione, ma diceva – avete come simbolo un morto?” Non so se ve lo siete mai chiesti, il simbolo di noi cristiani non è Gesù risorto, è Gesù crocifisso, morto. Lui disse, “ma perché voi come cristiani avete come simbolo un morto, sanguinolento, alcuni fanno anche un po’ impressione, alcuni crocifissi, non avete Gesù risorto? E mi disse “ma non sarebbe più figo – figo è un termine teologico per dire più accattivante – sarebbe più accattivante avere Gesù risorto?” Io gli dissi “vedi caro (nome dell’alunno) il simbolo di noi cristiani è Gesù crocifisso, perché la cosa strana non è che Gesù è risorto, la cosa strana è che è morto, perché è lì che mi ha dimostrato che è Dio, è lì che mi ha dimostrato quanto mi ama, non quando è risorto”, ecco perché nel Vangelo di Marco sulla bocca di un centurione, di un pagano, ci sarà quella bellissima espressione “ma allora davvero costui era il figlio di Dio”, perché è lì che mi ha dimostrato che è Dio, non quando è risorto, ma quando è morto.

Che bello sapere che Dio non ha evitato la croce, perché questa sera magari ce lo diremo, la felicità è una scelta, si sceglie di essere felici, la fede cristiana non ha nulla a che fare con ciò che ci capita, con le sofferenze, con i dolori, con la morte, perché questo noi non possiamo evitarlo, nemmeno Gesù di Nazareth l’ha evitato, quindi rilassiamoci tutti.

A me piace tantissimo, mi è sempre piaciuta questa frase di Etty Hillesum, che credo molti di voi già conosceranno, questa giovane ebreo-olandese morta ad Auschwitz, che ad Auschwitz disse: “Sono una persona felice – ad Auschwitz – e lodo questa vita, la lodo proprio, nell’anno del Signore 1942, l’ennesimo anno di guerra. Trovo bella la vita, e mi sento libera. I cieli si stendono dentro di me come sopra di me. Credo in Dio e negli uomini, e oso dirlo senza falso pudore”.

Anche ad Auschwitz si può essere felici, perché è una scelta la felicità, e vedremo questa sera, brevemente, ne sceglierò solo due o tre, alcuni episodi dei Vangeli che raccontano di un Dio che ama follemente i suoi figli, io amo sempre ripetere che io non credo in Dio – c’è sempre un attimo di panico – io credo in Dio di Gesù Cristo che è un’altra cosa, è il Dio raccontato nei Vangeli da Gesù di Nazareth, che mi ha raccontato e narrato il vero volto di Dio. E il Dio che è narrato nei Vangeli è un Dio follemente innamorato dei suoi figli, che li ha creati perché siano felici, che bello sapere che Dio mi ama gratis, così ho intitolato un libro sul Vangelo di Luca che stiamo leggendo quest’anno, Dio ti ama gratis. Che bello sapere, questa è la bella notizia dei Vangeli, che Dio mi ama in-di-pen-den-te-men-te da quello che faccio. Questa è la bella notizia dei Vangeli.

Voi sapete che la parola Vangelo viene dal greco, euanghélion, che significa bella notizia, io dico spesso che noi cristiani ci siamo persi la bella notizia, una volta una catechista di una diocesi, non dico quale, ha detto “la bella notizia è che se mi comporto bene alla fine avrò in premio il paradiso, se mi comporto male alla fine ci sarà l’inferno”, gli dissi “scusi e qual è la bella notizia?” Questa catechista si era semplicemente persa la bella notizia del cristianesimo, perché questa storia del paradiso e dell’inferno, tranquilli lo dicono tutte le religioni, lo dice anche l’islam, lo dicono anche gli ebrei, la bella notizia del cristianesimo è che io ho un Dio che mi ama in-di-pen-den-te-men-te da quello che faccio. Ma anche qui, ancora una volta, non è questa la qualità dell’amore che noi abbiamo nei confronti dei nostri figli? Io credo che tutti quanti noi amiamo i nostri figli indipendentemente da quello che fanno, alcune volte gli vorremmo staccare il collo con tanto amore, soprattutto da piccoli, ma noi ci faremmo ammazzare per i nostri figli, proprio come ha fatto Gesù di Nazareth, vedete che bello sapere che anche l’amore di Dio è così, è che bello sapere che, questa sera in parte lo vedremo come amo ripetere, per Dio siamo tutti figli unici.

Per Dio siamo tutti figli unici.

Dio non ama gli uomini, ogni tanto la sento dire questa frase “Dio ama gli uomini”, non è vero, Dio non ama gli uomini, Dio ama me, Paolo e, mi dispiace, come ama me non ama nessuno di voi e ognuno di voi metta il suo nome, come chi di noi ha più figli, credo che più o meno qualcuno di noi avrà due figli, tre, noi non amiamo i figli, io ne ho due, Chiara e Samuele, io amo Chiara e Samuele, non amo i figli. Che bello sapere che Dio non ama gli uomini, i cristiani, le anime, Dio ama Paolo con tutta la sua vita, con le stupidaggini che fa e l’ama alla follia e così ogni essere umano, anzi come vedremo fra un po’, Dio ama di più chi pecca, eh sì, il Dio di Gesù Cristo, ripeto il mio Dio che è quello di Gesù Cristo, è un Dio che ama soprattutto chi pecca, chi ha più difficoltà, ancora una volta non è forse questo l’amore con il quale noi amiamo i nostri figli? Una mamma se ha due figli, uno dei due è quello più disgraziato, la mamma avrà sempre un occhio particolare per il figlio più disgraziato, perché l’amore funziona così, l’amore funziona così, ha sempre un occhio di riguardo per quello che ha più bisogno.

Se rileggete i Vangeli con quest’ottica vedrete che Gesù non ha fatto altro che fare questo, ha amato innanzitutto le persone che avevano bisogno e più facevano schifo, più facevano pena, Gesù più li amava e più si è speso per loro. Perché l’amore funziona così, perché l’amore non generalizza mai, e questa è una bellissima notizia.

La felicità, potremmo dire anche la fede, e ho scelto solo qualche episodio della vita di Gesù di Nazareth, mi piace pensare che innanzitutto è lasciarsi amare, che è la cosa più difficile. La cosa più difficile non è amare, è lasciarsi amare, che è difficilissimo.

E se vogliamo sapere chi è Dio e quindi essere felici, dobbiamo però fare un po’ di piazza pulita delle immagini di quel Dio che probabilmente ci hanno accompagnato negli anni e nei secoli. Allora vi invito davvero a sedervi, ad esempio per i prossimi 5-10 minuti, con gli apostoli al tavolo dell’ultima cena, a me piace molto, come posso dire, entrare nella scena, prima dicevo a tavola, mi hanno offerto una bellissima cena, dicevo “noi la facciamo facile, perché noi leggiamo questi episodi dopo 2000 anni, quindi sappiamo che è finita bene, quindi va bé è finita bene”. No, no, Gesù non sapeva come sarebbe finita, Gesù non ha giocato, è una delle eresie dei primi secoli: Gesù sapeva come andava a finire, ha fatto finta, ha sofferto, però tanto sapeva che sarebbe risorto, sapeva che ci sarebbero stati i cristiani della Diocesi di Milano nel 2025. No. Quindi entriamo nella scena, in quella scena che è la cosiddetta Ultima Cena, dico sempre che lo stupore è il sentimento che mi assale ogni volta che leggo questo episodio, quello che normalmente viene chiamato la lavanda dei piedi. È il momento, diciamo, degli ultimi sguardi, delle confidenze estreme, dei gesti, e io immagino la faccia dei Dodici, entrate nella scena, io me li vedo questi Dodici improbabili. Non abbiamo tempo, ma quando avete tempo e rileggete i nomi di questi Dodici: uno peggio dell’altro, uno peggio dell’altro, le dodici colonne, ma ce ne fosse uno buono tra i Dodici, ma uno, uno, tra l’altro nessuno ebbe il coraggio di accompagnare Gesù, dopo che erano stati per tre anni, notte e giorno con Lui. Lo dico per tutti coloro, magari anche qui c’è qualcuno che alcune volte va in crisi, assalito dai dubbi di fede, ma rilassatevi, i Dodici: Pietro, Giacomo, Andrea, Bartolomeo, erano stati tre anni, notte e giorno con Lui, avevano ascoltato la sua voce, sentito il suo respiro… sono scappati tutti, e chi siamo noi, che nemmeno l’abbiamo visto, tra virgolette, realmente? Dire che abbiamo dei dubbi, ma tranquilli, ma li ha avuti Pietro, il grande Pietro. Mi piace fermarmi sui Dodici in particolare su due personaggi: Giuda e Pietro, che bello sapere che quella sera i piedi di Pietro e Giuda sono passati nelle sue mani senza distinzione. In particolare quelli di Giuda, interessante perché, fateci caso, ogni volta che sentite nominare Giuda nei Vangeli c’è scritto sempre così: “Giuda, uno dei Dodici”, fateci caso la prossima volta. Non vi fidate mai di quello che dicono i relatori, andate sempre a cercare, “Giuda, uno dei Dodici” e uno dovrebbe chiedersi, ma perché me lo stai ricordando caro evangelista, lo so che è uno dei Dodici, e non me lo dici di Pietro, uno dei Dodici, Giacomo, uno dei Dodici, Giovanni… solo di Giuda. Giuda, uno dei Dodici.

Perché l’evangelista sta ricordando a noi che leggiamo oggi nel 2025, che noi siamo Giuda, tu sei Giuda, tu sei quello che sta notte e giorno con Gesù, magari sei anche prete, diacono, suora, vai a messa tutte le domeniche, fai le lectio bibliche, fai catechismo, fai l’animatore e poi ti perdi, proprio come Giuda. Sei tu Giuda. Sei tu uno dei Dodici.

Che bello sapere che Dio non si arrende, Gesù non si arrende fino alla fine, fino alla fine. Giuda si lascia lavare i piedi. Fino alla fine.

Che bello sapere che il perdono, Gesù lo perdona, perché il PER-DONO è gratuito per definizione e il perdono è vero solo quando perdona l’imperdonabile, altrimenti sarebbe giustizia.

Dio è giusto? No! Dio non è giusto, occhio eh, io sono giusto, io insegno se hai studiato: 8, se non hai studiato: 4, sono un uomo giusto, per fortuna Dio non è giusto. Dio nei Vangeli è sovra-giusto e la sovra-giustizia si chiama misericordia.

Che bello sapere che Dio non è giusto, Dio è misericordioso.

Vedete noi siamo abituati a pensare così, perché giustamente siamo uomini, Dio è misericordioso però… però prima o poi arriverà la giustizia di Dio, sottinteso, arriverà e finalmente saranno mazzate per chi non si è comportato bene. Dio perdona tutti, però… il cristianesimo è la bella notizia che Dio è misericordia, punto. Dio perdona tutti, punto.

Questa è davvero una bellissima notizia. Che bello sapere che la misericordia è attratta sempre dalla miseria: più pecchi, più Dio ti ama, e lo vedremo fra un po’, i Vangeli ci dicono proprio questo, perché più grande è la pozzanghera più acqua può contenere, ma non perché dobbiamo peccare di più, perché lo facciamo già di nostro.

San Francesco di Sales diceva, non so se lo sapete, che noi peccheremo fino a cinque minuti dopo la nostra morte, è un modo elegante per dire, rilassatevi tutti non ce la fate, se qualcuno si impegna a non peccare mai più, vi do una brutta notizia, non ce la farai. Fra un po’ vedremo che la bella notizia del cristianesimo non è che tu pecchi, è cosa ci fai con il peccato, non è che tu sei tentato, ma cosa ci fai con le tentazioni e lo vedremo fra un po’.

Che bello vedere che nessuna parola accompagna questo gesto, nella lavanda dei piedi nessuno osa parlare, se non il mitico Pietro. Personaggio a me molto caro, al quale ho dedicato anche un libro, perché Pietro siamo davvero noi, Pietro quel personaggio che come amo ripetere non ha mai capito niente, mai, fino alla fine. Pietro aveva davvero la capacità di parlare sempre nel momento sbagliato, al posto sbagliato, sempre. Se voi rileggete la vita di Pietro, chi vorrà avere anche la voglia di leggere il libro che ho scritto nei suoi episodi, vedete che davvero Pietro non ne ha azzeccata una.

Che bello vedere che nei Vangeli c’è un Pietro, perché io mi identifico in Pietro, di quello che non ne fa mai una buona, mai, e nonostante questo il Signore lo ama alla follia, addirittura gli affiderà la Chiesa, davvero un folle, Gesù. Il peggio dei Dodici, gli affida la Chiesa, noi tutti avremmo affidato la chiesa a Giovanni, il mistico, il teologo, quello insomma che ha studiato. No, Gesù, qual è il peggiore dei Dodici? Il peggiore era Pietro, va da lui, a lui darò le chiavi del Regno, grande Gesù.

Infatti, quella sera nessuno parla, l’unico che parla chi è? Pietro, che ovviamente dice la sua sciocchezza quotidiana, “tu non mi laverai i piedi in eterno, non mi laverai mai i piedi”, io immagino, poi glielo chiederò a Gesù quando andremo in paradiso, glielo chiederò cosa ha provato in quei secondi, io mi immagino la scena: Gesù che lava i piedi, con quanta tenerezza, credo che forse avrà alzato lo sguardo e avrà detto, Pietro se stavi zitto almeno stasera, forse era meglio, ma Pietro dice questo, Gesù gli dice, guarda Pietro ti devo lavare perché eccetera eccetera, e Pietro cosa dirà? “Allora Signore lavami tutto”, davvero Pietro non ne azzeccava una, Pietro parlava in libertà.

Che bello sapere che nei Vangeli c’è un Pietro, dove ognuno di noi si può rispecchiare con tutte le proprie fragilità, con tutte le proprie debolezze.

Pietro da buon ebreo, potremmo dire da buon “cristiano”, pensava che l’uomo doveva essere schiavo di Dio, pertanto è l’uomo che deve lavare i piedi a Dio, è l’uomo che si deve inginocchiare davanti a Dio, è l’uomo che deve servire Dio, è l’uomo che deve fare le cose PER Dio. Molti di voi stanno dicendo “eh, ma non ci hanno detto così?”, E no! I Vangeli, almeno questi, ci ricordano che il mio Dio, il Dio di Gesù Cristo, è Lui che si inginocchia ai miei piedi, nei Vangeli voi troverete sempre Gesù di Nazareth che si inginocchia ai piedi dell’uomo, come davanti alla adultera, di Giovanni 8-1-11, è Gesù che si inginocchia davanti all’adultera, non chiede all’adultera di inginocchiarsi, è Gesù che fa le cose PER l’uomo, è Gesù che si sacrifica PER me e non chiede a me di sacrificarmi per lui, perché da che mondo e mondo sono i padri e le madri che si sacrificano per i figli. Nessun padre, nessun madre sana di cervello chiederebbe mai ad un figlio di sacrificarsi per loro, perché da che mondo è mondo, sono i padri e le madri che si sacrificano per i figli.

Chissà perché per Dio lo diciamo senza problemi, come se fosse una cosa [normale] e la gente fuori dalla chiesa, ci guarda strano: “ma il vostro Dio ti chiede questo?”

Che bello vedere nei Vangeli questo Dio che si inginocchia davanti ai piedi degli uomini, il Dio di Gesù Cristo si inginocchia e la nostra felicità sta proprio nel permettere a Dio di lavarci i piedi, di servirci, questa è la nostra felicità. Che bello vedere che Dio non teme di lavarci i piedi, non teme le nostre sporcizie, Gesù dice a Pietro, lasciati amare, lasciati lavare i piedi.

Che bello sapere che Dio non rifiuta nulla di me, non rifiuta nulla di me, mi ama così come sono.

Silvano Fausti, che penso qualcuno di voi conoscerà, un grande biblista, mancato qualche anno fa, diceva: “il peccato è la nostra parte di Vangelo”, il peccato è la nostra parte di Vangelo, noi siamo quella roba lì.

“Mi piaci”, che bello vedere Gesù che guarda a me e dice “mi piaci Paolo, mi piaci così come sei, sei sgangherato, va bene così, sei peccatore, va bene, a me piaci così perché sei mio figlio, non per quello che farai e potrai diventare, perché sei mio figlio, per questo ti amo alla follia”, ovviamente ognuno di voi metta il suo nome.

Gesù è morto per amore, non perché lo meritavamo, perché l’amore di Dio non si merita, si accoglie, questa è l’altra bella notizia del cristianesimo: io non devo fare nulla per meritarmi l’amore di Dio, come i miei figli non devono fare nulla per meritarsi il mio amore, perché li amo comunque, alcune volte vorrei staccargli le orecchie, ma continuerò ad amarli; non devono fare nulla per meritarsi il mio amore. Allora che bello sapere, e lo vedremo alla fine con un episodio, che non è vero che bisogna essere puri per avvicinarsi a Dio, ma è accogliendo Dio che si diventa puri, che è un’altra cosa, perché tutti i personaggi dei Vangeli – l’ultimo libro che ho scritto parla proprio di questo – cambieranno vita dopo aver incontrato Gesù di Nazareth, non prima. Nessuno cambierà vita prima di averlo incontrato, ma solo dopo. Si pentiranno tutti dopo essere stati perdonati, non prima. Gesù non chiederà mai a nessuno di pentirsi prima di essere perdonato, tutti saranno perdonati e qualcuno, dopo, forse si pentirà, altrimenti che per-dono sarebbe, per-dono, un iper-dono gratis, gratuito, non sarebbe gratuito, e anche questo se ci pensate è una bella notizia.

Vedete perché una certa religiosità ha insinuato l’idea che Dio mi ama, ma a certe condizioni. Ecco questa è la novità portata dal cristianesimo, che Dio mi ama gratis, gratuitamente, perché l’amore è gratuito per definizione, è difficile, lo so, lasciarsi amare senza cercare di meritarlo, perché spesso noi confondiamo il cammino cristiano con il perfezionismo: devo fare sacrifici, devo fare penitenze, quest’anno leggeremo il Vangelo di Matteo dove Gesù lo dirà chiaramente non voglio sacrifici, non voglio penitenze, misericordia, voglio, cioè siate misericordiosi tra di voi, “non so che farmene dei vostri sacrifici e delle vostre penitenze, sono Dio, non sono qualcuno da imbonire, siate misericordiosi tra di voi”, sentirete quest’anno.

Infatti, l’ultimo comandamento che ci lascerà, in Giovanni, è bellissimo: come io ho amato voi, così anche voi, amateVI, non amateMI, amatevi gli uni gli altri, amatevi tra di voi.

Io lo dico sempre, Dio non vuole essere amato, Dio non sa che farsene del mio amore, modestamente è Dio, non posso aggiungere nulla a Dio, Dio mi dice amatevi e amandoci, amando mia moglie e i miei figli, le persone che mi sono vicine, quindi amerò anche Dio.

Come fare per lasciarsi amare? Significa incontrare la crisi che c’è, il dolore, abbandonare i sensi di colpa, noi cristiani siamo pieni di sensi di colpa per vari motivi, che non possiamo dire questa sera, significa anche lasciar cadere le difese, perdere le nostre sicurezze e abbandonarci a Lui. Vedete il problema della nostra vita, non è che abbiamo la crisi, dipende da che ci faccio con la crisi, il problema non è che devo fuggire dalle tentazioni, tranquilli le tentazioni le avremo sempre, che non sono sempre quelle sessuali, noi abbiamo un chiodo fisso, noi cristiani cattolici soprattutto con questo sesso, ma non c’entra proprio nulla, il problema è cosa ci fai con la tentazione, il problema non è che tu pecchi, tu continuerai a peccare sempre, dipende cosa ci fai con il peccato, perché il peccato può essere l’occasione dell’incontro con Dio. I Vangeli ci faranno fare sempre questa esperienza, cioè peccatori che, tra virgolette, grazie al peccato faranno esperienza della misericordia di Dio.

Il figlio minore del Padre Misericordioso della parabola sarà l’unico che godrà dell’abbraccio del padre, quello che se ne era andato, non quello che era rimasto. Per dirla alla San Paolo “dove ha abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia”, più pecchi, Dio ti ama ancora di più, perché è un amore infinito, misericordioso.

Ma Dio è felicità? Essere felici significa anche, ho intitolato un paragrafo Felicità è avere pazienza, questo anno lo ascolteremo nel vangelo di Matteo, perché io so benissimo che molti di noi, anche io me lo sono chiesto e me lo chiedo ogni tanto, ma come essere felici se esiste il male? Il male da dove viene? Se Dio c’è cosa ha a che fare con il male? Perché non interviene? Preghiamo e non succede mai nulla, quante preghiere? Preghiamo Dio per la pace, eppure la guerra continua che è una meraviglia. Preghiamo per la fame nel mondo, ma tranquilli, i bambini continueranno a morire di fame; non perché preghiamo per la fame nel mondo, Dio inizierà a fare panini per tutto il mondo. Ci sarebbe da aprire un mondo sulla preghiera cristiana che ovviamente non possiamo vedere questa sera.

Siccome Gesù sa benissimo che è uno dei grandi problemi dell’uomo quello del male, e so benissimo che qualcuno di voi starà pensando, beh sì, facile essere felici quando tutto va bene, poi quando vanno male le cose, un lutto, una sofferenza, una grave malattia o anche semplicemente il fatto che io continuerò a peccare, quindi continuerò a essere debole e fragile, Gesù racconta quella bellissima parabola della zizzania.

Dice Matteo: un uomo che ha seminato nel suo campo del buon seme, ci sta ricordando che in ognuno di noi, in ogni essere umano, anche il peggiore in assoluto, pensate la persona più malvagia della storia dell’umanità, anche dentro di lui, Dio ha seminato il buon seme. Verrebbe da dire, chi te lo dice? Parola del Signore, se ci crediamo. C’è del buono in ogni essere umano.

Io sono nato e cresciuto nei salesiani, quindi amo alla follia don Bosco, don Bosco diceva che in ogni ragazzo, anche il più disgraziato, c’è un punto accessibile al bene, compito dell’educatore è trovare quel punto.

[Matteo] racconta questa parabola e racconta una cosa ovvia, c’è del male, c’è della zizzania. Che bello sapere quindi innanzitutto che siamo creati a immagine di Dio e davanti al male c’è una tentazione. Infatti, cosa dicono gli apostoli, che non hanno mai capito niente fino alla fine, semplice, strappiamo tutto, togliamo il male, perché il male va tolto, il male va estirpato, dobbiamo peccare di meno, quindi dobbiamo togliere il peccato. Eliminiamo il male perché resti solo il bene. Ecco la soluzione di Gesù di Nazareth, “lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura”.

Ora verrebbe da dire, ma come lasciatela? Ma come lasciate il male? Ma ci hanno inculcato l’idea che il male va tolto, il male va estirpato, va cancellato. Gesù ci sta dicendo una cosa che io trovo pacificante – il cristianesimo è davvero una bella notizia, sono solo belle notizie, e se qualche volta c’è qualche passo del Vangelo che non ci sembra una bella notizia, vuol dire che abbiamo un problema nella nostra comprensione, perché il Vangelo per definizione è bella notizia – ci sta dicendo che il male e il bene DEVONO, devono crescere insieme, rilassatevi tutti, devono crescere insieme, sta dicendo Gesù. Non sta a te decidere innanzitutto cosa è bene e cosa è male, prima di partire in quarta, rilassati, a qualche giovane ogni tanto dico “Dio esiste, ma non sei tu, rilassati, rilassati, keep calm, prima di tutto”.

Il male può essere l’occasione per fare esperienza della misericordia. Gesù sta ricordando, guarda che tu, Paolo e ognuno di voi metta il suo nome, tu sei quel campo e in quel campo c’è grano e zizzania, c’è bene e male. Accettalo senza inutili sensi di colpa. Senza inutili sensi di colpa, è Dio che ti ha creato così, non è un incidente di percorso. Gesù sceglierà Giuda, ma non è che la sua preghiera è andata male, l’ha scelto Lui, ma perché noi siamo fatti così. Non è che mi ha fatto male, Dio, altrimenti diremmo un’eresia, ovviamente.

Ecco, che bello sapere che il male e il bene coesistono, devono coesistere, ma, dice Gesù, guarda sempre il grano, non guardare la zizzania, concentrati sul bene, che è enormemente di più della zizzania, enormemente di più.

Quando sento qualcuno oggi dire dove andremo a finire, le cose vanno sempre peggio, ma non è vero, le cose vanno sempre meglio, bisogna avere gli occhi di Dio, però, per guardare il mondo. Il bene che c’è nel mondo è enormemente di più del male che c’è, è enormemente di più.

E anche i nostri esami di coscienza non dovrebbero mai partire dalle cose che non riusciamo a fare dei nostri peccati. Vi do un piccolo consiglio, fatene quello che volete, è quello che mi ha dato la mia guida spirituale quando ero adolescente, un grande salesiano, mi disse “Paolo la sera, prima di addormentarti – ho ancora questa abitudine di fare un esame di coscienza, non grandissimo, per vedere come è andata la giornata, mi diede questo consiglio, provate a farlo se volete, anche solo stasera – guarda la giornata e parti sempre dalle cose belle che ti sono successe nella giornata, vedrai che ti addormenterai prima di pensare a quelle quattro cose sbagliate che hai fatto”. Sapete che aveva ragione, provate a farlo, vi addormenterete prima, perché le cose belle che oggi abbiamo fatto sono enormemente di più di tutti i peccati che oggi abbiamo commesso.

Che bello vedere anche la confessione così, vedete che questo brano della zizzania ci dice delle cose bellissime: parti sempre dal grano, parti sempre dal bene. Mi andavo a confessare sempre da questo salesiano, quando era adolescente, le mie confessioni duravano circa tre quarti d’ora, lo so che vi state chiedendo “ma che peccati facevi a 16 anni?” Mi ricordo, non so che età mi date ma anch’io non sono proprio giovanissimo e di primo pelo, io ero abituato a scrivermi i peccati, poi dopo ho capito che Dio li conosceva già ancora prima che li scrivessi. Da grande ho scoperto che Dio li conosce già, ma mi facevo l’elenco e quindi andavo lì, le prime volte che non sapevo come funzionava, andavo lì, volevo partire da qui, mi hanno insegnato che nel sacramento della penitenza parti dai peccati, mi ricordo che le prime volte, poi ho capito il gioco, che era evangelico, “Paolo prima di partire – ah io andavo a confessarmi sempre da lui, gli oratori salesiani sono oratori quotidiani, quindi il prete sta sempre lì, quindi andavo a confessarmi regolarmente ogni mese sempre da lui, quindi poi ci conoscevamo – Paolo inizia a raccontarmi le meraviglie che Dio ha fatto nell’ultimo mese”, e io iniziavo e dico “ beh è successo questo, poi di bello questo, poi è successo questo”, e io andavo avanti, avanti, avanti, ma andavo avanti per tanto, perché è vero, Dio faceva e continua a fare nella mia vita tante meraviglie. Poi ricordo sempre all’inizio che dopo mezz’ora, dopo un po’ diceva “beh raccontami i quattro peccati, perché sono sempre gli stessi”, ero abbastanza monotono nei peccati, mi diceva raccontami, tanto, ma lui mi stava facendo toccare con mano che il grano è enormemente di più della zizzania, che crescerà sempre insieme al grano.

Gesù ci sta dicendo accetta la zizzania, accetta la sofferenza, il dolore, il male, il peccato e concentrati sul tuo grano, il bene e il male non sono sullo stesso piano, capite la felicità cristiana da dove deriva, non dall’assenza del male, del peccato, il dolore, la sofferenza, vi do una brutta notizia, ci sarà sempre, grande notizia, e nemmeno dall’assenza della morte nella mia vita, vi do anche quest’altra grande notizia, moriremo tutti, grande notizia, e cosa ci faccio con quella roba lì?

Che bello sapere che il buon grano di domani è più importante della zizzania di oggi, il grano vale più della gramigna. Vedete, la parabola in fondo è un racconto di sguardi.

C’è quella bellissima beatitudine, beati i puri di cuore perché vedranno Dio. Per chi ha un cuore puro, che non significa non commettere peccati, il cuore puro è guardare la realtà con gli occhi di Dio, beati i puri di cuore perché vedranno Dio, chi ha un cuore puro riesce a vedere Dio in ogni cosa. Puoi vedere Dio persino nella sofferenza, anche nella morte, proprio come Etty Hillesum, riesce a vedere Dio anche ad Auschwitz, però devi riuscire a guardare quella realtà, non è semplice, con gli occhi di Dio.

Che bello sapere che il mondo è colmo della pazienza, colmo della pazienza di Dio.

Un ultimo episodio, a me molto caro, perché la fede, questa settimana la chiamate La Settimana della Fede, la fede in fondo è l’incontro di due desideri, di un Dio che mi cerca, un Dio che mi chiama e dell’uomo che risponde, e c’è un incontro, i Vangeli sono pieni di incontri. Un incontro che racconta bene questo incontro di due desideri, e quello di Zaccheo, uno dei personaggi che Luca dipinge in qualche maniera. Zaccheo è interessante, perché Zaccheo ce le aveva tutte, Zaccheo era, dice Luca, pubblicano, sapete che il pubblicano era un ebreo che per conto dei romani chiedeva le tasse ad altri ebrei, ora siamo in un luogo cattolico, non si possono dire parolacce, ma era un grandissimo… e mettete parolacce grosse, cioè quando pensate a Zaccheo non pensate a un ladro, dovete pensare a un camorrista, un mafioso, roba spessa, perché ripeto noi dopo 2000 anni non la percepiamo bene quella roba lì, insomma un bel mafioso di quelli che quando uno lo vede per strada…

Luca dice, non solo era pubblicano, infatti Luca, sapete che i Vangeli sono scritti in greco, Luca usa un termine “Architelones” che non è mai stato più ritrovato nella letteratura greca, cioè Luca si inventa quasi questo termine per dire, era il capo dei pubblicani, era il capo dei… mettete un po’ di parolacce. Quindi potete anche immaginare questo personaggio quando camminava per Gerico la gente cosa dicesse, io me lo vedo questo Zaccheo, poi glielo chiederemo in paradiso quando lo vedremo “ma la gente, come ti sentivi quando passavi?” Immaginate uno che passa per Arconate, tutti sapete che è un capo mafia, un capo della ‘ndrangheta, e penso che molti di voi direbbero “guarda, sta passando quel… quello lì”, i bisbiglii delle persone, le paroline sottovoce, lui era abituato a sentirsi questo, per lui la salvezza era impossibile, non poteva accedere al tempio, non poteva entrare in chiesa, per lui la salvezza era, scientificamente potremmo dire, impossibile, ma a Dio piacciono sempre i casi impossibili.

Quindi dovete immaginare questa scena di questo Zaccheo che, dice Luca, voleva vedere Gesù, occhio non voleva incontrarlo, voleva solo vederlo, non voleva incontrarlo. Luca non ci dice perché voleva vedere, immaginate la scena, Gesù entra a Gerico, sta andando verso Gerusalemme, grande confusione, immaginate il Papa che, non so se il Papa è mai venuto ad Arconate, un Papa no, magari ci verrà, e credo che tutta Arconate andrebbe a vedere il Papa – basta il vescovo – basta il vescovo, ma anche per il vescovo credo che andrebbero tutti, cattolici e non cattolici, anche solo perché uno è in TV, famoso, andiamo tutti a vedere. Dovete immaginare proprio quella scena lì, questo Gesù che entra, aveva appena fatto una guarigione, aveva dato la vista a un cieco, la gente si catapulta, immaginate questo Zaccheo, e dice Luca, interessante, la gente si mette davanti, non gli fa vedere, io me l’immagino la scena “ah sì, noi ci mettiamo davanti – dice Luca, era basso di statura – non ti facciamo vedere, così impari la prossima volta, tu che ci prendi le tasse per conto di quei grandissimi… romani, che ci hanno pure invaso”. Luca sta ricordando, i Vangeli sono sempre scritti per noi, i Vangeli non raccontano fatti di 2000 anni fa, Luca ci sta dicendo guardate che noi possiamo essere di ostacolo, NOI di ostacolo, a coloro che voglio incontrare Gesù di Nazareth, occhio! Allora Zaccheo cosa fa? Si inventa un espediente “ah sì, bene, salgo su un albero”, il sicomoro, non so se l’avete mai visto, le cui radici sono praticamente molto basse, quindi non dovete pensare che Zaccheo fa l’equilibrista, se qualcuno di voi è stato in Terna Santa, magari lo avrà anche visto, [Zaccheo] va su questo sicomoro, e pensa da qui posso vedere tutto. Gesù va, e che bello vedere, Luca c’è lo ricorda, che Gesù arriva, si ferma, alza lo sguardo – vedete ancora una volta Gesù che prende l’iniziativa, come sempre – e incrocia i occhi di Zaccheo.

Zaccheo non voleva incontrarsi con Gesù, voleva solo vederlo, sapere chi fosse, ma Luca ci sta dicendo che è impossibile tentare di vedere Gesù senza essere visti da Lui, e incrocia questo sguardo. Io dico sempre che una delle altre cose che vorrò vedere, quante cose vorrò vedere quando andrò dall’altra parte, vorrò vedere, questa forse è la prima, lo sguardo di Gesù di Nazareth, credo che avesse uno sguardo profondissimo, uno sguardo capace sempre di vedere oltre: Levi, tutti vedono al banco delle imposte un altro pubblicano, pensate uno che poi chiamerà addirittura a sé, noi questa cosa non la riusciamo a capire, Lui che chiama a sé un pubblicano, tra i Dodici? Voi capite perché gli ebrei poi lo hanno ucciso, è una cosa folle, un pubblicano; tutti vedono un peccatore, Lui vede già un santo, il suo sguardo vedeva già oltre. In Pietro tutti vedono un anonimo pescatore, Lui addirittura vede già il capo della Chiesa.

Per la prima volta. Zaccheo si sente guardato, è raggiunto da quello sguardo che NON GIUDICA, che NON CONDANNA e che NON UMILIA, e cosa dice Gesù a Zaccheo? “Zaccheo scendi subito perché oggi devo fermarmi a casa tua, DEVO, è il dovere dell’amore, e che bello vedere che Gesù non fa nessuna predica, nessuna richiesta di pentimento, Gesù non dice “Zaccheo pentiti”, Gesù non ha mai chiesto a nessuno di pentirsi, mai, nei Vangeli. Non gli è chiesto di convertirsi, non gli è chiesto di cambiare vita, perché Dio perdona senza attendere il pentimento, questo almeno è il Dio di Gesù Cristo, e lo chiama per nome, Zaccheo. Voi direte “beh è ovvio” mica tanto, Zaccheo lo chiamavano tutti con altri nomi, che i Vangeli non riportano, ma li possiamo immaginare. Lui è l’unico che lo chiama per nome, Zaccheo.

Finalmente qualcuno ha fratto breccia nel suo cuore e ha smesso di giudicarlo, per la prima volta nessuno lo ha più giudicato. Vedete, se Gesù avesse detto “Zaccheo, vieni qua, pentiti, perché… ci siamo capiti, e dopo che ti sei pentito, dà tutti i beni, restituisci quello che hai rubato, poi vieni”, io sono sicuro che Zaccheo sarebbe rimasto su quell’albero, ma sapete quante volte glielo avranno detto “Zaccheo sei un ladro restituisci, Zaccheo per essere perdonato devi prima fare questo”, ma glielo avranno detto tutti, credo tutti, il rabbino del paese, glielo avranno detto tutti, la gente “Zaccheo prima ti devi pentire, fai un po’ di esercizi spirituali, mostra il pentimento e poi dopo vediamo se ti sei meritato il perdono”, infatti non si era mai pentito, ovviamente.

Perché le leggi non ci spingeranno mai a cambiare, le norme non hanno mai fatto cambiare nessuno, è l’amore che cambia la vita, è l’amore che converte, e infatti, spontaneamente, lui dice che dà il quadruplo di quello che aveva guadagnato, senza che Gesù abbia chiesto niente, perché Gesù non gli chiede assolutamente nulla.

L’ultima scena sulla quale vi invito a riflettere, non è raccontata nei Vangeli, però la possiamo immaginare. C’è un grande salesiano, don Tonelli, che adesso non c’è più, diceva sempre “io non c’ero all’epoca, però mi conforta sapere che nessuno di voi c’era, quindi possiamo intuire qualcosa”, perché Gesù si invita a casa sua, e mi sono sempre fatto questa domanda, Zaccheo non si aspettava la visita di Gesù, voleva vederlo. Quando [Gesù] è andato a casa sua, come avrà trovato la sua casa? Ve lo siete mai chiesti? Se adesso venissi all’improvviso a casa vostra, qualcuno mette già la testa bassa. Ops! Non so se vi è mai capitato, a me sì, casa, caos, soprattutto quando i bambini sono piccoli: drinn.. Ops! E noi ci giustifichiamo, scusa è po’ in disordine, un eufemismo, quando ci sono i bambini piccoli, vi ricordate quando erano piccoli, il caos. Adesso i figli sono grandi il caos è lo stesso, però pensavo che man mano che crescessero qualcosa cambiava, niente! Ma bene. Viceversa, se sapete dell’arrivo di un ospite, alcune case sembrano disabitate, non c’è mai passato nessuno, giustamente, mi hanno accolto dei miei amici, la casa era limpida, ma perché è normale che sia così. Sì, so che arriva un’ospite, a casa metto in ordine, ovvio – anche quando arriva il prete a benedire – Anche quando arriva il prete a benedire, mi raccomando.

Come avrà trovato la casa di Zaccheo? A me piace pensare che l’abbia trovata sporca, l’abbia trovata in disordine, come sono mediamente le nostre case quando al mattino magari usciamo di corsa. Io questo lo trovo bellissimo, bellissimo! Perché vedete, ripeto, noi ci portiamo dentro l’idea tremenda che il nostro peccato ci ponga lontani da Dio, perché il male ci allontana da Dio. Noi pensiamo che Dio si avvicina a noi solo quando siamo puri. Per fortuna il Signore non la pensa così.

Questo episodio io lo ricordo tutte le volte che ho la tentazione di non far avvicinare Gesù a me. Soprattutto la domenica a messa. Alcune volte ho questa tentazione di dire “Signore, io sono sporco. Non voglio che Tu entri dentro di me, no, stai lontano”, Pietro uscirà anche lui con questa bellissima [frase] “allontanati da me perché sono un peccatore”. Pietro non ha mai capito niente. Gesù gli dirà “proprio perché sei un peccatore, devo avvicinarmi”, e ogni volta che ho questa tentazione di dire Signore allontanati da me, io ricordo questa espressione: “Paolo – e ognuno di voi metta il suo nome – oggi DEVO entrare a casa tua. DEVO. Lasciami entrare”, “Ma la mia casa è sporca”, “Non mi interessa”, “Ma la mia casa è in disordine e piena di peccati”, “Non mi interessa. Oggi DEVO entrare a casa tua. A me manca qualcosa”. Io lo trovo bellissimo.

Dio sembra dire “mi manca un pezzo se non entro a casa tua, mi manca un pezzo, caro Zaccheo. Io devo entrare nella tua casa sporca. Fammi entrare. Sono io che voglio entrare in quella tua casa sporca”. D’altra parte se ci pensate ogni domenica, oppure chi va tutti i giorni, lo diciamo a messa, e lo diciamo tutti. Purtroppo arriviamo alla messa già un po’ stanchi e alla fine della messa prima di accettare l’Eucaristia, non so da voi, ma dalle mie parti: “O Signore non sono degno di partecipare alla tua mensa ma…” la diciamo così a macchinetta. È bellissimo O signore non sono degno di partecipare alla tua mensa, ma di soltanto una parola ed io sarò salvato. Noi stiamo dicendo al Signore “Sì io so benissimo che non sono degno, ma proprio per questo mi avvicino”.

Quest’anno sentiremo in Matteo: “Io sono il medico, sono venuto per i malati”, sei malato? Ma che bello sapere che sei malato, è arrivato il medico.

Ecco ogni qual volta ci sentiamo non degni, ricordatevi questa espressione di Gesù di Nazareth: “Oggi devo entrare a casa tua, perché devo darti un bell’annuncio di salvezza, che tu sei figlio amato alla follia”.

Grazie!

Domande

Lasciamo spazio per qualche domanda.

Io penso che questa sera abbiamo ascoltato un po’ di rivoluzione, nei nostri pensieri, in quello che ci è stato un po’ tramandato. Una domanda che mi viene un po’ provocatoria.

Che cosa è chiamato a fare l’uomo, rispetto a Dio?

Interessante perché a questa domanda, risponderà Gesù di Nazareth con i fatti. A un certo punto Gesù chiamerà i Dodici, perché da solo non riesce a fare tutto. Io amo ripetere, non ricordo in quale libro l’ho scritto, ma lo ripeto spesso, che Dio fa tutto facendo fare tutto.

Dio fa tutto facendo fare tutto.

E quindi io sono chiamato semplicemente a vivere da figlio e a fare quello che Lui vuole che io faccia, cioè amare gli altri. A un certo punto, dopo i Dodici, invierà i Settantadue, nemmeno i Dodici gli bastano. C’è un mondo al quale dare questa bella notizia. C’è un mondo intero, al quale dire semplicemente giocatevi la vita nell’amore e vedrete che sarete felici.

Il mondo ha sete di felicità, noi dobbiamo solo fare questo. Vivere da risorti e dire al mondo che bello essere felici e dire a tutti la formula della felicità, che vivere da figli, vivere da risorti, ci permetterà poi di superare la morte. Qui ci sarebbe molto dire, ma non abbiamo tempo. La vita eterna nei Vangeli non è la vita dopo la morte, anche questo, vi do una bella notizia, lo dicono tutte le religioni. Se pensate che sia una novità del cristianesimo vi devo deludere, anche l’islam lo dice. Sareste degli ottimi musulmani.

La bella notizia del cristianesimo è che io posso vivere da risorto già qui, oggi, ora, e quindi anche dopo. Gesù a un certo punto dirà: “Chi crede in me HA la vita eterna, non avrà la vita eterna.

E anche questa, se ci pensate, è una bellissima notizia.

C’è una frase che mi ha colpito molto nei suoi libri che riguarda Pietro, e dice, spero di ricordarmela: “Pietro crede, ma non si concedete il permesso di gioire”. Come si rapporta con il tema di questa sera, Dio è felicità?

La frase la ricorda benissimo, perché Pietro, da buon ebreo, d’altra parte, ha faticato sempre tutta la vita a pensare a un Dio che è felicità, a un Dio che è gioia. Pietro, come credo molti cristiani, sono cresciuti con l’idea della paura di Dio. Parlo ovviamente in generale, ma noi tutti abbiamo forse un po’ paura di Dio. Della serie non si sa mai, non si sa mai.

Pietro anche non si concederà mai la gioia, per lui Dio era un Dio da servire in qualche modo, da schiavo, non da figlio. Infatti, faticherà tutta la vita Pietro a capirlo, sempre. Ricordate quando Gesù a un certo punto andrà a Gerusalemme e Pietro dirà, andiamo dall’altra parte.

Interessante vedere come Pietro sarà l’unico a essere chiamato satana nei Vangeli, il cosiddetto primo papa, satana, che non è proprio un complimento, Giuda l’unico nei Vangeli che sarà chiamato amico. Vedete. Giuda verrà chiamato amico. Pietro satana.

Pietro cambierà, nel libro è l’ultimo episodio, solo dopo la resurrezione quando in quel famoso dialogo “Mi vuoi bene?”, Gesù dirà “Mi ami?”, Pietro risponderà “Sì ti voglio bene”. Io immagino che Gesù, poi glielo chiederò a Gesù, Gesù abbia detto a Pietro “Occhio te la rifaccio di nuovo. Pietro mi ami?” e Pietro dirà “Sì ti voglio bene”, in greco è bellissimo perché sono proprio due verbi diversi: “Agape” e “fileo”. E Gesù dirà “Pietro mi vuoi bene?” la terza volta, bellissimo. In quel libro scrivo che questo dialogo è pura poesia, un Dio che abbassa il tiro. Cioè Pietro cambierà quando prenderà coscienza finalmente che a Lui andava bene così com’era, Pietro. Gli andava bene così com’era. Pietro gioisci, stai tranquillo Io ti amo lo stesso, anche se sei sconclusionato, non capisci un tubo, parli a sproposito, mi hai rinnegato davanti a una donna, serva. Non so se ci avete mai riflettuto, il grande Pietro, la colonna della Chiesa, non si è sciolto come neve al sole davanti a uno del Sinedrio, va bé ci sta, la prima autorità religiosa, davanti a un centurione per paura, davanti a una donna, che già era il nulla più totale 2000 anni fa, dicono i Vangeli, anche serva, proprio il vuoto, Pietro si scioglie davanti [a una serva], il grande Pietro.

Pietro non si concederà mai la gioia, perché per lui, come il figlio maggiore, se vi ricordate, era in casa, faceva il suo dovere da schiavo, ma senza mai gioire.

Noi abbiamo un problema con la gioia, noi cristiani, abbiamo un problema con la felicità.

Conclusione

Direi che abbiamo tanto su cui riflettere, di cui gioire, è un po’ il compito che ci prenderemo in questo tempo, almeno io personalmente alcune cose me le porto a casa, come mi sono portato a casa, non l’ho detto all’inizio, lo dico adesso, quando mi sono messo a leggere il tuo libro “Il discepolo”, che mi è stato consigliato. Dopo le prime tre, quattro pagine, e l’ho detto in una predica, quest’uomo ha incontrato Gesù Cristo. Questo è veramente la cosa più consolante e la cosa che mi ha più affascinato nel leggere questo libro che hai scritto.

Ti ringrazio di aver condiviso con noi, di averci dato tanta felicità e tanta speranza anche se chiede un po’ di fatica, perché vuol dire rimettersi in gioco, anche nelle nostre idee e nei nostri modi di pensare.

Grazie veramente di cuore per questa nostra serata.

Grazie.