9 maggio 2024 (V incontro)

Camminava con loro (Comunità dalla Pasqua)

[Lc 24, 13-35 – Discepoli di Èmmaus]

13 Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Èmmaus, 14 e conversavano di tutto quello che era accaduto. 15 Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. 16 Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. 17 Ed egli disse loro: “Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?”. Si fermarono, col volto triste; 18 uno di loro, di nome Clèopa, gli disse: “Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?”. 19 Domandò: “Che cosa?”. Gli risposero: “Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; 20 come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l’hanno crocifisso. 21 Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. 22 Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro 23 e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. 24 Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l’hanno visto”. 25 Ed egli disse loro: “Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! 26 Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?”. 27 E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. 28 Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. 29 Ma essi insistettero: “Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino”. Egli entrò per rimanere con loro. 30 Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. 31 Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. 32 Ed essi si dissero l’un l’altro: “Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?”. 33 E partirono senz’indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, 34 i quali dicevano: “Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone”. 35 Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

LECTIO

Il Vangelo dei discepoli di Èmmaus è un Vangelo molto intenso, che racconta la vita vera dei discepoli che incontrano il Signore. E’ un Vangelo che la nostra liturgia, ahimè, ha messo un po’ da parta, perché adesso di domenica non si legge più, si legge solamente in settimana, durante la messa in settimana. Però è un Vangelo molto importante per conoscere il cammino di ogni discepolo. Ci presenta due discepoli che camminano verso [Èmmaus] da Gerusalemme, siamo dopo la morte di Gesù e quindi questi discepoli hanno negli occhi ancora tutta la parte truce della morte di Gesù: morto in croce, condannato, gli hanno sputato addosso, loro pensavano che fosse il Signore a salvarli, come avevano in mente loro, cioè salvati in potenza. E con dentro tutti questi sentimenti di rabbia, di sfiducia, di delusione, hanno lasciato tante cose per seguire questo uomo che alla fine gli ha delusi. Hanno fatto tante cose per questa persona, per questo uomo, ma non si è rivelato quello che avevano in mente. E con tutti questi sentimenti se ne tornano a casa loro, cioè stanno tornando alla loro vita di prima, alla loro vita prima di incontrare Gesù, prima di sperimentare la pienezza del Vangelo di Gesù, che hanno [comunque] sperimentata. E questi due discepoli, di uno si sa il nome e dell’altro no, quindi sappiamo che quando non si sa il nome di un personaggio facilmente ci viene chiesto di mettere il nostro, quindi magari anche noi ce ne stiamo andando un po’ lontano da Gesù, perché siamo sfiduciati, perché siamo amareggiati da quello che la vita ci ha già presentato. E in questo cammino fanno un incontro. La strada è il luogo dell’incontro, il luogo in cui si possono fare dei buoni incontri, il luogo in cui si possono fare dei cattivi incontri, il luogo in cui possiamo incontrare i brigati, come il buon samaritano, è il luogo in cui possiamo incontrare invece [noi] il buon samaritano, è il luogo in cui possiamo incontrare Gesù. Ecco però questi discepoli, non sono in grado di riconoscere subito che questo è Gesù.

Questo ci dà la prima indicazione, che il Risorto non si riconosce così semplicemente, uno dice “ma voi l’avete visto parlare, sapete che faccia ha”, non centra più niente con il Gesù storico, è qualcuno di diverso, qualcuno che è stato già trasfigurato. E i discepoli, questi discepoli, non sono capaci di riconoscerlo e mentre camminano per questa strada, a un certo punto Gesù si fa a fianco, come se dovesse camminare con loro, si mette al loro passo. Quante volte Gesù si mette al nostro passo. Un passo stanco, un passo deviato, un passo faticoso, un passo superficiale, quante volte Gesù prende il nostro passo, il passo nostro invece di tenere il suo, invece di tenere il suo passo che potrebbe essere ben spedito. Ecco Gesù si mette al passo di questi discepoli e si fa raccontare, si fa un po’ un finto tonto, perché vuole che da questi discepoli venga fuori quello che hanno dentro, e loro tirano fuori tutto quello che hanno dentro. Ma come non gli sembra vero di poter raccontare tutto a uno che non sa niente, come se succedesse un fatto grave in paese, e uno dice “ ma io non so niente, cosa è successo?” Ecco sembra una finzione, in realtà è una grande finezza di Gesù, perché Gesù non si mette solamente al passo fisico di questi uomini, ma si mette anche al loro passo spirituale. Il loro passo spirituale che non è capace di comprendere quello che è successo, negli occhi hanno in mente la crudeltà, hanno in mente la fatica, hanno in mente la loro delusione, il centro sono ancora loro, loro stessi e basta, e il loro sguardo non si allarga verso il Signore. E Gesù con questa frase con cui inizia: “Stolti e tardi di cuore non dovevate credere alla parola della scrittura!” e da lì, con la scrittura fa capire a loro quello che è successo, cioè gli insegna ancora una volta qual è veramente la strada che Dio vuole percorrere, e la strada che Dio vuole percorrere è quella di un Gesù accanto a noi, non un Dio lontano, ma un Dio che si fa vicinanza, un Dio che cammina, anche se noi non lo comprendiamo, anche se noi facciamo fatica a comprenderlo in alcuni momenti della nostra vita, soprattutto quando sembra che tutto si sfilaccia, eppure Gesù rimanere lì con noi.

E [Lui] gli racconta, e il sentimento che loro provano, lo scopriamo alla fine, ma lo accenniamo già adesso, è quello del cuore che esplode, cioè del cuore che sussulta, cioè ritornano a quel momento in cui Gesù gli spiegava le scritture, a quel momento che hanno vissuto nella loro vocazione, quando Gesù li ha chiamati, quando li ha chiamati a stare con sé, quando gli insegnava la Parola di Dio, quando gli ha insegnato un modo nuovo di vedere Dio, di incontrare Dio.

Ecco questo moto del cuore porta questi uomini a fare un passo, probabilmente non lo avrebbero fatto, non sanno, guardate che non sanno ancora che è Gesù, non l’hanno ancora riconosciuto, ci vorranno altri passi per poter riconosce il Signore, e vediamo un’altra finezza di Gesù, fece come se dovesse andare più lontano: la libertà. Gesù è un uomo libero e liberante, non costringe nessuno, nessuno!

“Devo andare più avanti”, come dire, se me lo chiedete, resto, se non me lo chiedete, vado più avanti, è una scelta vostra, voler percorrere questo cammino, è una scelta vostra voler percorrere questo cammino con il Signore, ecco da questa scelta che questi discepoli fanno in maniera anche un po’ inconsapevole, data più dal cuore che dalla mente, ecco questa scelta, accoglie e li porta a vivere quel momento centrale, che è il momento centrale di ciascuno di noi, di ciascun Cristiano, che è lo spezzare del pane, mettersi a tavola con Gesù, vuol dire ritornare a quel momento là, al momento in cui Gesù si è offerto. Ritornarono a spezzare il Pane, è lì che questi discepoli lo riconoscono, lo riconoscono in questo gesto semplice, in questo gesto che rimanda a rivivere ancora la passione, quindi Gesù non esclude nulla di quello che ha vissuto, ma li aiuta ad interpretarla, li aiuta ad essere riconfortati; in questo modo, in questo momento in cui il loro cuore viene rinfrancato, ecco questi discepoli dopo sono capaci di essere loro stessi degli annunciatori, e ripercorrono, guardate, la strada che hanno fatto in un giorno, probabilmente col fiato in gola, perché quello che hanno ricevuto è troppo grande, la loro speranza è viva, Gesù è vivo, e anche se sembra che tutto è finito, non è così, è solamente un momento. E tutto si ha da questa cena che loro vivono con Gesù.

Ecco forse costruire la comunità, la comunità è il tema di questa sera, una nuova comunità, costruire una nuova comunità si ha quando noi siamo capaci di stare con il Signore, si ha quando noi ci accostiamo al corpo di Gesù, sapendo che accostarci al corpo di Gesù vuol dire vivere per Lui, vuol dire costruire la comunità, vuol dire lasciare da parte la nostra mentalità e aprirci alla mentalità di Gesù.

Forse richiede tanti passi, richiede un decentramento da noi stessi, richiede un centramento invece su Gesù e sul suo Vangelo, ecco, costruire una nuova comunità vuol dire, forse alle volte ripartire da zero, ripartire anche dalle propria fatiche, sapendo che il Signore ci cammina a fianco, alle volte non siamo capaci di riconoscerlo, altre volte invece il Signore si rende presente. Noi siamo chiamati a camminare, noi siamo chiamati a camminare e a mettere smalto nel nostro sguardo, cioè essere capaci di riconoscere i segni che Gesù mette sul nostro cammino, fosse una parola, fosse uno spezzare del pane, fosse l’incontro con un fratello, con una sorella, ecco, questi sono tutti momenti che costruiscono la fraternità, la comunità.

MEDITATIO

In questo tempo tempo [di meditazione] vogliamo lasciare anche qualche domanda, un po’ più personale invece, legata all’incontro con il Signore, in questo tempo di silenzio possiamo un po’ chiederci:

  1. che rapporto noi abbiamo con la persona di Gesù, cioè chi è per me Gesù? Un libro da insegnare, delle emozioni da snocciolare, oppure una persona da raccontare agli altri, un incontro con il vivente che condivido con gli altri? Condivido con Lui la mia esistenza?
  2. Un’altra domanda potrebbe essere questa: se Gesù è presente nel mio modo di pensare, nel mio modo di agire, di parlare, anche nei compiti che la Chiesa mi chiede di svolgere; fare tante cose, ma come le faccio, le faccio con Gesù che cammina con noi, oppure le faccio e basta?
  3. l’ultimo domanda è: che spazio ha il Vangelo nella mia vita, nel riordinamento della mia vita, cioè a che posto arriva, a che posto lo metto? Sono capace di decentrarmi da me stesso e mettere al centro il Signore?

E poi i discepoli di Èmmaus ci aiutano e ci aprono alla speranza, perché la speranza è per ciascuno di noi, questi uomini sono uomini senza speranza, sono uomini senza futuro, sono uomini senza nessun ideale da seguire, eppure incontrano il Signore e tutto ricomincia. Ecco la speranza sta proprio lì, è il Signore che dona vita alla nostro cammino, è il Signore che può ridonare gioia al nostro vivere. Ecco che per ciascuno di noi questo tempo sia un tempo in cui camminare e reincontrare ancora una volta il Signore che si rende presente nella nostra vita.

ACTIO

Come actio pensavo di proporvi questa, quella di riconoscere nel nostro cammino la presenza del Signore nel volto delle persone che incontriamo, ognuno di noi nella propria comunità, vive magari la possibilità di recitare il Rosario nei cortili, oppure altre iniziative del mese di maggio, potrebbe essere questo un momento per continuare il nostro cammino, il nostro cammino nell’incontro dei nostri fratelli e sorelle, il nostro cammino nell’ascolto della Parola di Dio.

Questa è l’occasione di rivedere un po’ il cammino che abbiamo fatto insieme quest’anno, ecco scorgere i segni di Dio che cammina con noi, che questo ci doni la grazie di poter ricominciare, ci doni la grazia di poter camminare ancora.