don Alessandro Lucini – Barbara Bosetti

AVVENTO 2025

ARTE e FEDE

MARIA TRA PAROLA E IMMAGINE

18 novembre 2025

La nascita di Gesù

PREMESSA

Iniziamo invocando lo Spirito santo chiedendo al Signore che ci aiuti ad entrare nei misteri della vita di Cristo, che sono anche i misteri del rosario, ma che necessitano una contemplazione, ci sono santi che hanno contemplato tutta la vita anche un solo mistero della vita di Gesù.

Misteri in cui questa sera tentiamo di entrare, facendo anche un po’ di pulizia.

FEDE

Vangelo secondo Luca 2, 1-12

1In quel tempo uscì un decreto da parte di Cesare Augusto, che ordinava il censimento di tutto l’impero. 2Questo fu il primo censimento fatto quando Quirinio era governatore della Siria. 3Tutti andavano a farsi registrare, ciascuno nella sua città. 4Dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, anche Giuseppe salì in Giudea, alla città di Davide chiamata Betlemme, perché era della stessa casa e della famiglia di Davide, per farsi registrare con Maria, sua sposa, che era incinta.

6Mentre erano là, si compì per lei il tempo del parto; 7ed ella diede alla luce il suo figlio primogenito, lo fasciò e lo coricò in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo.

8In quella stessa regione c’erano dei pastori che stavano nei campi e di notte facevano la guardia al loro gregge. 9E un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore risplendé intorno a loro, e furono presi da gran timore. 10L’angelo disse loro: «Non temete, perché vi porto la buona notizia di una grande gioia che tutto il popolo avrà: 11Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo, il Signore. 12E questo vi servirà di segno: troverete un bambino avvolto in fasce e coricato in una mangiatoia”».

Questa sera partiamo dall’obbiettivo, che è la Natività, noi ci stiamo preparando all’incontro con Gesù che nasce.

Ci sono alcuni dati nel Vangelo che sono per noi importanti, questa sera li andremo a guardare e cercheremo di togliere un po’ di ‘dolciastro’ che è stato appiccicato al Natale, e che non ci permette di vedere quanto è rivoluzionaria la Parola di questa sera, quanto ha cambiato per i secoli la vita di Gesù.

Il primo è questo dato storico, sembra trascurabile, ma in realtà dice una cosa molto importante, dice che Dio si è incarnato in una storia, in un tempo, non un tempo qualsiasi, uno. Ne ha scelto uno, ha scelto un luogo ed è diventato carne, è entrato a far parte della storia concreta della vita di un uomo. Questo non è trascurabile, perché noi spesso mettiamo la figura di Gesù, soprattutto i primi tempi, come un po’ mitologica, come se quelle cose non fossero vissute, come se Gesù non avesse sofferto veramente sulla croce – Gesù soffre sulla croce, prova dolore, prova i sentimenti dell’uomo – la stessa cosa avviene qua, ed è interessante come ci fa vedere come la storia viene piegata per la Scrittura, perché si adempiano alcune cose della Scrittura: il Messia doveva nascere in Giudea, a Betlemme, c’è questo censimento e Giuseppe, da buon ebreo, decide di andare e fare questo censimento, che devono fare sia Giuseppe che Maria. Quindi Gesù invece di nascere a Nazareth nasce a Betlemme, nasce in un luogo diverso dal quale si era preparato per nascere.

Questo è importante perché la storia umana sembra essere compiuta attraverso la guida dello Spirito. È lo Spirito che guida e porta sul suo solco la storia, anche la storia della salvezza.

Abbiamo poi una descrizione molto veloce del tempo del parto di Maria.

Maria si trova in un luogo estraneo, un luogo lontano da casa sua, da sola con Giuseppe e la prima cosa che notiamo è che per loro non c’è posto nell’albergo. Noi diciamo “Eh dai, carini, hanno trovato posto in una mangiatoia, sono lì belli sereni e tranquilli” – immaginiamo il nostro presepe – non è proprio così. Vuol dire che questa coppia è stata rifiutata, Giovanni lo dice in un altro modo “la Luce veniva nel mondo, ma gli uomini hanno scelto le tenebre”, veniva la Luce vera, ma gli uomini hanno scelto un’altra cosa, hanno rifiutato il Figlio dell’uomo.

Questo bambino, che noi dipingiamo con le guance rosse e i riccioli biondi – spoiler: probabilmente non era così -, e nasce in una mangiatoia, che noi abbiamo messo come una cosa bella, in realtà è stato subito rifiutato. 

Rifiutato, emarginato, messo da parte, perché se uno va a leggerlo veramente è così. 

Gesù parte già in salita nella sua vita e noi contempliamo questa scena, però dobbiamo stare attenti a non fasciarla di troppo miele, dobbiamo stare attenti a vedere le cose come sono e non come ce le hanno trasmesse o come le abbiamo immaginate.

All’interno di questa nascita, che di per sé è già una nascita un po’ strana, un po’ a parte, il figlio di Dio nasce in un ambiente, diciamo così, non proprio sterile.

Poi c’è la figura dei pastori, questi pastori che stavano nei campi di notte, e anche qua dovremmo fare un’operazione interessante. 

Noi diciamo ai nostri bambini del catechismo: “guarda che belli i pastorelli”, chi di voi non lo ha mai fatto? “guarda che belli i pastorelli, sono belli!”, tant’è che noi nel presepe vivente ai bambini facciamo fare? I pastorelli! “Sono belli, con la loro giacchetta”.

I pastori, è interessante, sono i reietti della società, sono i criminali della società, sono quelli che sono stati messi ai margini, e se non ricordo male, insieme ai pubblicani e alle prostitute sono quelli che non hanno nessun diritto, quelli che non hanno salvezza. Stiamo parlando di queste persone qua – e noi ai bambini facciamo fare i pastorelli -. Sono quelli che non hanno salvezza. Per questi uomini non c’è uno spazio per essere salvati, al tempo di Gesù. Ed è interessante che Gesù verrà proprio per i pubblicani e le prostitute, nasce e quelli che lo vanno ad acclamare sono i pastori.

È interessante che la nascita di Gesù parte proprio da un desiderio fondamentale: salvare quelli che sono perduti.

Quelli che lo acclamano sono persone che quando appare l’angelo e dice “Non temete”, dicono “Siamo al giudizio finale, noi siamo fregati, perché noi non abbiamo possibilità di salvarci”. La prima cosa che dice l’angelo è proprio “non temere” a questi uomini, non temete, andate ad adorare questo bambino. Una cosa normale? Non penso che abbiano riconosciuto in questo bambino qualcosa di particolare, i Vangeli non ce lo dicono, forse bisogna avere il cuore pronto per accogliere la nascita di Gesù, perché probabilmente era come altri bambini, anzi forse in maniera anche meno appariscente, perché è proprio nato in una stalla.

Contemplare il volto di Gesù che nasce dovrebbe lasciarci inquieti, perché non è una favoletta, non è qualcosa di ‘dolciastro’, è un figlio che nasce già con una strada ben segnata, acclamato dai reietti, ed è venuto per salvare queste persone, e Gesù poi lo metterà in pratica con la sua vita.

Questa sera val la pena fermarsi un po’ a contemplare una scena più normale, più umana, che ci dice veramente qual è quello scandalo che era per i Giudei, Dio che viene si fa ascoltare, si fa guardare, si fa toccare, Gesù si fa toccare dai pastori, Dio si è incarnato e si è fatto uomo, si è fatto toccare dai pastori. Toccare dai pastori!

Ci vuole tanto tempo per capire che Dio cammina con noi, noi abbiamo creato un certo distacco; su alcune scene abbiamo creato una certa aurea per non vedere alcune cose, perché vedere alcune cose vuol dire cambiare prospettiva, noi siamo chiamati questa sera – una partenza un po’ in salita questa sera – a fare un po’ di pulizia, che vuole dire gioire perché Dio si è fatto uomo, cioè si è messo al mio livello per poter essere avvicinato da me. Non è un Dio che sta lontano, che solo alcuni possono avvicinare, ma un Dio che invece è venuto a salvare l’uomo dal di dentro, è venuto a camminare sulle sue strade a interloquire con l’uomo.

Questa sera vogliamo fare questo primo passaggio chiedendoci, domandando la grazia per poter contemplare un Dio così, e per poter contemplare anche due figure come Maria e Giuseppe, che camminano nella storia, noi abbiamo cristallizzato alcune cose, però Maria e anche Giuseppe hanno dovuto fare il loro cammino di conoscenza, di accettazione e di riconoscere il volto di Gesù. Non è stato così immediato, ma è frutto – come è frutto per tutti noi e in maniera forse speciale nei santi – un cammino di conoscenza, di un cammino anche di accettazione di alcune cose che ci sembrano alle volte fuori dalla nostra portata, alle volte anche magari un po’ assurde, però ci dicono la verità di un Dio che è con noi, Emmanuele: Dio con noi, cioè Dio che cammina con me. 

Questa sera ci prepariamo anche a contemplare il volto di Maria.

Lasciamo qualche istante di silenzio, possiamo anche rileggere il brano e chiederci quanto noi abbiamo caricato su questo brano e chiederci se non è il caso di guardarlo con occhi diversi, per poter accogliere veramente il Signore così come egli si è voluto presentare in mezzo a noi.

ARTE

Iniziamo con la seconda parte legata al percorso della natività attraverso alcuni dipinti, e percorreremo quello che abbiamo sentito.

L’idea è che indubbiamente c’è la straordinarietà nella nascita di Dio, per come l’abbiamo già letta, e arrivare poi a questo aspetto molto più umano, proprio terreno, carnale di questa nascita.

Indubbiamente nel corso della storia dell’arte, la natività è stata rappresentata molto più frequentemente nel suo aspetto di straordinarietà e quasi anche miracolistico. A partire da questa che è nelle catacombe di Priscilla.

È la primissima rappresentazione che si conosce dell’iconografia della natività e si intuisce la Madonna che tiene un braccio Gesù, ma è un Gesù che guarda verso di noi, guarda verso lo spettatore, ovvero verso il destinatario della sua venuta, quindi ciascuno di noi e c’è questa figura, a sinistra, che è probabilmente un profeta che indica questo sole qui in alto, come a indicare la nuova luce che Gesù è venuto a portare. 

In questa iconografia, la primissima che abbiamo, si vede come l’accento sia messo sull’aspetto di venuta del Messia, quindi l’aspetto proprio più sacro del momento della natività. 

Proseguendo (facciamo dei salti temporali abbastanza importanti) andiamo al 1500 e Botticelli rappresenta questa che è una delle scene più famose nella storia dell’arte della natività, una rappresentazione molto nota dove si vede proprio questo aspetto; l’ho scelta perché è una di quelle che forse più di ogni altra manifesta proprio questo aspetto sacro della natività, con tutti gli elementi simbolici, si potrebbe rimanere un’ora solo a parlare di questo dipinto perché è ricchissimo di simboli. 

Molto rapidamente vediamo che fin dal registro superiore c’è questa teoria di angeli che volteggia in un cielo che è addirittura dorato, come se si fosse aperto uno squarcio sul mondo; la capanna – qui addirittura è un po’ mischiata l’iconografia della capanna e della grotta – sotto la quale troviamo la Sacra Famiglia è sormontata da questi angeli che hanno le vesti delle tre virtù teologali: il rosso, il verde e il bianco che rappresentano appunto i colori delle tre virtù teologali; abbiamo poi qui anche tutti questi angeli che abbracciano gli uomini, come a indicare una grande festa quasi paradisiaca che dal cielo arriva sulla terra ed è abbastanza interessante vedere in basso ai lati, si vedono poco ma si intuiscono, ci sono questi diavoletti che scappano di fronte a questa scena, inciampando anche nel loro stesso forcone.

C’è questa dimensione assolutamente sacra all’interno di questa rappresentazione e Maria e Giuseppe li vediamo qui contemplare il bambino. 

L’iconografia di Maria così, adorante, è un’iconografia che è stata introdotta nell’Europa Occidentale a partire dalla fine del 1300, quando è andata abbastanza in voga questa visione che santa Brigida di Svezia aveva avuto e aveva diffuso, raccontando proprio che aveva visto la Madonna adorare il bambino durante la natività e quindi pian piano i pittori iniziano a rappresentare la Madonna in questo modo. 

Nell’opera che poi vedremo un po’ più nel dettaglio questa sera vediamo come invece questo tipo di iconografia non è stata scelta da Caravaggio che invece ha preferito quella di tipo bizantino.

Qui vediamo anche questo aspetto, una Maria che non è la giovane donna che abbiamo sentito nel Vangelo che si è trovata a dire un sì, avendo accettato, ma forse non del tutto capito, una donna che ha appena partorito, dopo un viaggio molto lungo, dopo essere stata rifiutata, qui è una santa in adorazione.

Stessa cosa in queste opere, una a noi molto nota l’altra un po’ meno, ma l’autore è lo stesso: Previtali, che rappresenta la scena della natività in un contesto in cui è sempre l’aspetto sacro a risaltare, nel nostro dipinto si vede un angelo che, con questa visione da sotto in su, rende ancora un po’ più maestoso questo momento, veglia sulla coppia che sostiene Gesù quasi come fosse un oggetto sacro, anche qui c’è la presenza dei due angeli, e vediamo che l’ambiente è forse un po’ più bucolico, ma di nuovo abbiamo uno squarcio dorato dal cielo. 

La presenza degli angeli, una luce assolutamente innaturale che emana dal bambino e in tutte e due abbiamo l’iconografia delle rovine, che è un’iconografia abbastanza frequente nella natività e che è molto simbolica. A un certo punto, grosso modo a partire dal periodo gotico, i pittori iniziano a rappresentare la Sacra Famiglia nel momento della natività in edifici che sono in rovina, e che in questo caso sono rappresentati da un palazzo che vediamo con il tetto scoperchiato, le colonne che sono semidistrutte, per indicare che Gesù è venuto a portare qualche cosa di nuovo, quindi è caduta, nello specifico nel momento in cui questa iconografia è nata, è caduta la religione precedente. L’ebraismo, il giudaismo sono terminati per dare vita alla nuova era, ma è anche un po’ l’idea della nuova salvezza che Gesù è venuto a portare, quindi tutto ciò che c’era prima è destinato a finire per immettersi in questa nuova dimensione di eternità. E questa è anche la scelta che fa Previtali, come fanno molti altri. 

Andando ancora avanti un pochino, siamo qui nel 1600, vediamo una rappresentazione di Gerard van Honthorst (tradotto in Gherardo delle Notti) e anche qui la rappresentazione è molto più pulita, se vogliamo, però la straordinarietà del momento è chiaramente determinata da questa luce che emana, come vedete, sui personaggi: sulla Madonna, su questi due pastorelli e su Giuseppe, che viene sempre lasciato un po’ in penombra, emana direttamente dal bambino e quindi c’è questa idea che attraverso la luce venga resa la straordinarietà del momento.

Infine facendo un salto in epoca più contemporanea, abbiamo Gerardo Dottori, futurista, e Arcabas, un pittore francese che si è dedicato molto all’arte sacra, che rappresentano però nuovamente la scena della natività come una scena quasi onirica. Vediamo questa capanna quasi volteggiare in un paesaggio che è rappresentato un po’ a volo d’uccello, con gli elementi anche delle aureole che diventano quasi giganti, quasi a richiamare tutto il contesto, quindi una dimensione che diventa anche in un certo senso quasi un po’ cosmica. 

Invece in Arcabas, Giuseppe, decisamente stilizzato, è molto interessante perché tiene la fiamma, è colui che regge la fiamma per illuminare la scena, per riscaldare Maria e il bambino, che stanno dormendo, e si fa quasi lui stesso fiamma in questa rappresentazione così stilizzata.

Quello che però accomuna tutte queste opere è senz’altro questa dimensione assolutamente sacra, miracolistica, che sicuramente allontana dalla nostra quotidianità, il momento della nascita.

Arriviamo all’opera scelta per questa sera, che è questa Natività del Caravaggio.

Caravaggio la dipinge per il senato di Messina inizialmente, poi i senatori la donano, era già nelle loro intenzioni in realtà, alla Chiesa della Concezione sempre di Messina e destinata all’altare maggiore.

Una natività che Caravaggio dipinge in un momento che per lui era di grande difficoltà, perché fuggiasco, ricercato, è l’anno prima della sua morte questo, in cui sta già meditando anche sui suoi stessi peccati, quindi il tormento del pittore che poi è indubbiamente riversato anche qui nella tela.

Partendo da come l’opera è costruita, già notiamo che l’immagine di Maria viene a chiudersi in questo triangolo, nel registro inferiore, che la isola in un certo senso, la pone immediatamente al centro focale dell’opera, anche se non è quello prospettico esattamente. Vediamo che le teste dei pastori creano questa linea obliqua che termina con il gomito di Maria e al tempo stesso la figura di Maria è distesa, secondo questa linea diagonale. 

Un’altra linea di costruzione interessante è il fatto che, se partiamo da questo bastone, che è il bastone di san Giuseppe, e scendiamo in questa linea verticale, va poi a incrociarsi con la linea orizzontale determinata dalle mani dei protagonisti maschili, di san Giuseppe e pastori. E quindi si creano due forme, magari in maniera casuale, ma che richiamano due simboli importanti della cristianità: la croce e il triangolo, che rappresenta la Trinità. 

Già la costruzione ci mette sull’avviso di un momento che viene rappresentato come di fatto non sacro, ma in cui poi i simboli si riescono a recuperare. 

Vediamo qui che il contesto è un contesto povero, Caravaggio non sceglie l’iconografia della grotta, non sceglie quella delle rovine. Quella della grotta è più tipica dei paesi del nord, in Occidente, di solito, è più frequente questo tipo di rappresentazione: nella capanna e nella stalla. Infatti vediamo la paglia, vediamo un contesto decisamente povero e la presenza, tipica del presepe, del bue e dell’asino che simbolicamente, secondo la tradizione medievale, rappresentano il paganesimo e l’ebraismo, che con la nascita di Cristo vengono poi superati.

La scena è ambientata in questo contesto povero e notiamo che ci sono i pastori insieme a san Giuseppe e Maria che è distesa, secondo questa iconografia che poi recupereremo parlando di lei. 

Ci torna alle mente quello che ci ha detto prima don Alessandro, questi pastori che qui vengono rappresentati nella loro stanchezza, nella loro umiltà, in quest’espressione che non dice certo di persone che si trovano davanti a un miracolo, ma che si trovano davanti a un bambino che, è stato loro detto, porta salvezza, non devono temere, ma probabilmente loro stessi non capiscono esattamente che cosa stanno ammirando, eppure si fidano. Si fidano dell’angelo, vanno a visitarlo e c’è senz’altro della tenerezza; è lo sguardo che qui il Caravaggio decide di rappresentare: l’umiltà e la tenerezza insieme. 

Vengono illuminati da questa luce molto intensa che deriva dallo stesso bambino, la luce segue questa linea che è appunto la stessa che parte proprio dal bambino. 

Quindi è un po’ come a sottolineare che Gesù è arrivato e per primo si è mostrato ai reietti, ai più poveri, a quelli che non lo hanno rifiutato, come invece era successo rispetto all’albergo, rispetto al rifiuto che aveva già avuto; ad indicare che la salvezza arriva davvero per tutti, anche per quelli che la società invece emargina, anche per quelli che sono ritenuti più poveri, che magari in quel momento neanche stanno capendo, però hanno iniziato a mettersi in cammino. 

Abbiamo poi la figura di san Giuseppe, che qui è rappresentata con una tunica marrone, in omaggio ai cappuccini, perché la chiesa a cui l’opera viene donata era retta dai cappuccini. 

San Giuseppe manifesta nel volto tutti quegli elementi che abbiamo già detto e validi per i pastori, indubbiamente la stanchezza, indubbiamente anche per lui chissà i dubbi, la perplessità su cosa arriverà, perché questo bambino nato e che lui però sulla Terra sarà chiamato ad esserne il padre; indubbiamente anche per lui la stanchezza del viaggio, della responsabilità, di tutto quello che ha vissuto fino a quel momento. 

A omaggiare la figura di Giuseppe troviamo nell’angolo in basso a sinistra questo cestino, che contiene gli attrezzi del falegname, e sono da un lato senz’altro un omaggio a Giuseppe, dall’altro ci ricorda il fatto che Gesù si è incarnato in una storia, come detto da don Alessandro, in una famiglia, in un lavoro, ha vissuto per trent’anni a Nazareth lavorando per il padre, non si è sottratto anche alla fatica terrena, alla vita sperimentata, la vita di tutti i giorni alla quale è stato chiamato nel momento stesso dell’incarnazione. 

Però questa vita aveva un obiettivo, una missione ben chiara e il pane e il sudario ce lo ricordano, interpretano i simboli: l’eucaristia, il pane; la risurrezione, il sudario. 

Il Caravaggio è sempre molto attento a inserire questi elementi molto quotidiani cercando poi sempre anche il valore simbolico.

Questo dettaglio è abbastanza interessante, nell’angolo in basso a destra, si trova questa pietra, lo vedete nel dettaglio, proprio sotto il lembo del manto di Maria. Ed è una pietra che ha molto interrogato perché effettivamente potrebbe anche essere un normalissimo sasso che si trova nella stalla, ma è l’unico. È l’unico e tra l’altro è messo abbastanza in evidenza perché spostato tutto verso il registro inferiore, ma nella parte più bassa, quindi è proprio l’elemento più vicino a noi spettatori, e il richiamo è alla pietra scartata dai costruttori che è diventata pietra angolare, quindi richiama  sicuramente Cristo, però messo così vicino a noi forse è anche un po’ un tentativo di chiedere a ciascuno, e chissà forse anche il Caravaggio chiedeva a se stesso in questo momento della sua vita, se siano disposti ad accettarla questa pietra angolare, il riconoscere Cristo come pietra angolare,  centrale nella vita, in cui Lui stesso si è incarnato.

Arriviamo a Maria. Maria che vediamo disposta in questa posizione, semisdraiata, che è la posizione della cosiddetta Madonna dell’Umiltà, quindi di nuovo è un omaggio sicuramente ai cappuccini, dall’altro è un’iconografia che, come dicevo, è molto diffusa nella pittura del Nord Europa. 

Apro una parentesi, perché è un luogo a me molto caro, meraviglioso, un’iconografia molto bella della Madonna in questo modo, in questa posizione si trova a Castelseprio, visto che non è molto lontano da noi, nella chiesa di Santa Maria Foris Portas, ci sono questi affreschi di epoca bizantino-romanica molto belli in cui c’è questa Madonna, proprio così, distesa. 

Tornando a noi, la Madonna dell’Umiltà è da un lato un omaggio ai cappuccini, dall’altro che cosa ci ricorda? Che Maria è una creatura, è a terra, quindi ricorda proprio il suo essere creatura mortale, quindi non solo la Madonna trionfante, che abbiamo visto nelle altre opere, ma una donna a tutti gli effetti, e questo suo essere appunto creatura, è sottolineato anche dal manto rosso, che ricorda il sangue, anche se il vestito è rosso, il mantello è in questo blu molto intenso, un blu notte, a sottolineare il colore della divinità, a sottolineare l’incontro in Maria tra umano e divino.

Vediamo poi il modo in cui Maria, in questa posizione, meravigliosamente, tiene in braccio Gesù,  sorreggendolo col braccio sinistro, come a volerlo proteggere, fa quasi una sorta di scudo attorno alla figura del bambino, che questa volta è completamente assorto, come tutti i bambini appena nati,  a cercare gli occhi e il volto della madre. Poi c’è questo bellissimo braccio destro, che da un lato cerca di sorreggersi, ma anche di nuovo avvolgere il bambino, ma se guardate le dita sono appena appoggiate, non c’è pressione sul corpo di Gesù.

È un gesto che in qualche modo forse mette un po’ in evidenza anche il fatto che Maria stessa si domanda, si stava domandando che cosa dovrà fare con questo bambino, come accoglierlo, è forse anche lei titubante, perché, come abbiamo sentito prima, non possiamo dimenticarci che era una ragazza, giovanissima, che si è trovata a dire un sì, che però custodiva, come sappiamo, tutte queste cose nel suo cuore. 

Se guardiamo l’espressione che ha qui, è l’espressione di una donna stanca, perché non possiamo pensare a niente di diverso, ha affrontato un lungo viaggio, è stata rifiutata, ha partorito, ma è una donna che con questa cura cinge questo bambino che è arrivato in questo modo così inconsueto, al quale lei ha dimostrato tutta la sua volontà di accettazione, ma sicuramente quante cose gli passavano per la testa e questa cura che lei dimostra è forse la cura che Caravaggio pensava, sperava, di volerci restituire come messaggio. 

La cura che ciascuno di noi dovrebbe avere per questo bambino arrivato.

A questo proposito volevo concludere con queste parole di sant’Ambrogio che avevo trovato e collegate a questo dipinto.

Sono queste:

Beati anche voi che avete udito e creduto: 
ogni anima che crede concepisce e genera il Verbo di Dio e riconosce le sue opere. 
Sia in ciascuno l’anima di Maria per magnificare il Signore;
sia in ciascuno lo spirito di Maria per esultare in Dio”