don Alessandro Lucini – Barbara Bosetti

AVVENTO 2025

ARTE e FEDE

MARIA TRA PAROLA E IMMAGINE

25 novembre 2025

La disputa di Gesù tra i dottori del tempio

FEDE

Iniziamo la serata e ci affidiamo come sempre all’intercessione dello Spirito santo che prega in noi e per noi, e ci aiuta a scrutare e a conoscere i misteri della vita di Gesù attraverso la figura di Maria.

Ci mettiamo in ascolto della parola di Dio.

Vangelo secondo Luca 2, 41-50

41I suoi genitori si recavano tutti gli anni a Gerusalemme per la festa di Pasqua. 42Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono di nuovo secondo l’usanza; 43ma trascorsi i giorni della festa, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. 44Credendolo nella carovana, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; 45non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. 46Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava. 47E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. 48Al vederlo restarono stupiti e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». 49Ed egli rispose: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». 50Ma essi non compresero le sue parole.

Siamo di fronte ad una scena della vita di Gesù, importante per Gesù ed importante per ogni ebreo. La scena di questi genitori che portano al tempio, a Gerusalemme, il proprio figlio; non è la prima volta che vanno e il Vangelo ci dice che sono andati tutti gli anni. È un luogo che conoscono bene; certo, non ci vanno tutte le settimane o tutti i giorni, ma è un luogo che conoscono bene.

Questo è un momento importante nella vita di Gesù: dodici anni è il momento in cui uno legge la Tōrāh, in cui fa dei passaggi fondamentali per un ebreo.

Accompagnano questo fanciullo al tempio e per Gesù questo è un momento di svolta e lo è anche per i suoi genitori, sia Maria che Giuseppe. Trascorso questo tempo – udite, udite: i genitori si dimenticano il figlio – fosse successo oggi sarebbero arrivati gli assistenti sociali, i carabinieri, eccetera, eccetera, invece loro fanno tranquillamente una giornata di viaggio pensando che il figlio sia con l’uno, con l’altro, coi parenti e alla fine quando si trovano dopo il viaggio, che facevano probabilmente separati, maschi e femmine, si ritrovano e non trovano più Gesù.

La prima situazione è quella di questi genitori che tornano sui loro passi verso il tempio cercando questo figlio, che non trovano.

Provate ad immaginare tutti i sentimenti che albergano in questi due genitori.

Tornano a Gerusalemme e, dopo aver passato questo momento di confusione, dopo tre giorni, che non è un numero a caso perché richiama sicuramente i tre giorni della morte e poi della risurrezione di Gesù. Come se questo momento fosse una manifestazione della divinità di Gesù – per chi è capace di rileggerlo, sicuramente per chi scrive il Vangelo questi tre giorni rappresentano il tempo in cui si manifesta il Signore – trovano questo fanciullo seduto tranquillo in mezzo ai dottori, coloro che studiano la Legge da tutta una vita, coloro che non lasciano cadere neanche uno iota della Legge, che disquisiscono attraverso la parola di Dio, i dotti, i sapienti e sono lì intorno, in cerchio, a questo ragazzo e questo ragazzo ascolta, ma anche interroga. Vuole capire che cosa dice la parola di Dio, come la interpretano, come la vivono la parola di Dio. E questi dottori, che probabilmente sono gli stessi di vent’anni dopo, non tutti ma qualcuno sicuramente sì, che poi accuseranno Gesù e che diranno: “Crocifiggilo”.

Di fronte a questo bambino rimangono stupiti – stupore è proprio il verbo che si usa per Dio, quando uno rimane stupito vuol dire che riconosce qualcosa che va al di là di quello che è comprensibile, di quello che è immaginabile – per la sua intelligenza e le risposte che dava.

Anche i genitori che arrivano, ricchi probabilmente di angoscia, ce lo dice il Vangelo, ma saranno stati anche un po’ alterati immagino, come tutti un po’ agitati, però nel vederlo rimangono anche loro stupiti come se non si fossero resi conto di quello che era cresciuto in questo fanciullo. Come se di punto in bianco si rendono conto che questo bambino è diventato adulto.

Questa è l’esperienza di ogni genitore, il genitore ad un certo punto si rende conto che il proprio figlio è cambiato, c’è qualcosa di diverso non è più il bambino di prima, e alle volte ce ne si accorge così in maniera repentina, perché i genitori vorrebbero che i loro figli rimanessero sempre sotto la loro ala, che non si distaccassero mai da loro, almeno fino ad una certa età, ma arriva il momento in cui bisogna distaccarsi dai figli. Arriva il momento in cui bisogna lasciare che prendano il volo, bisogna lasciarli andare, e questa è la parte più faticosa ed è stata faticosa anche per Maria e Giuseppe.

C’è una curiosità, Giuseppe rimane in silenzio – come tutti i mariti che non vogliono buscarle, ed è bene che stiano in silenzio – e la madre dice: “Ma come noi, angosciati, ti cercavamo; ecco tuo padre ed io…”, “Digli qualcosa” come tante volte si sente: “vai e digli qualcosa” devi dirgli qualcosa, “angosciati ti cercavamo” e la risposta di Gesù è lapidaria: “Come? Perché mi cercavate, perché siete così agitati, state sereni «non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?» Non vi era già stato detto?” Sì, gli era già stato detto, però sia Maria che Giuseppe non compresero le sue parole.

Interessante questa cosa, qua c’è dentro anche Maria. “Maria, no, ma lei ha capito tutto, ma…”. Maria, come dice il Vangelo nei versetti successivi «conservava tutte queste cose nel suo cuore», però metterle insieme è un’altra cosa, riuscire a capire cosa sta succedendo non è così semplice e non lo è stato neanche per Maria; capire cosa succedeva in suo figlio, e lo vedremo anche nelle scene nelle sere successive, che cosa succedeva a questo bambino.

Certo rimane stupita dalla risposta di Gesù, che Gesù dà, e noi Gesù purtroppo non lo abbiamo conosciuto nella carne, ma per dare questa risposta chissà che carisma, che fascino aveva nel parlare alle persone, addirittura con i suoi genitori, però poi rimane sottomesso e continua la sua crescita, quindi anche Gesù fa dei passi nella sua crescita.

Noi siamo abituati a cristallizzare le figure, ma il Vangelo ci restituisce qualcosa di profondamente umano, e a un tema che scuoterebbe qualsiasi genitore, come ha scosso Maria e Giuseppe. E Maria e Giuseppe non sono proprio lontani dalla nostra esperienza, il Vangelo ha sempre qualcosa da dire alla nostra umanità.

Anche qui c’è questa resistenza da parte dei genitori, ma c’è anche la capacità di lasciar crescere il figlio, di lasciarlo andare. Spesso non è così, spesso si cerca invece di tenere i figli aggrappati in tutti i modi con qualsiasi metodo, con qualsiasi atteggiamento, magari anche facendoli sentire in colpa, invece qua ci viene restituita una cosa completamente diversa.

In questo passaggio, che è il passaggio di Gesù alla vita adulta col tempo, noi siamo chiamati a contemplare anche nella fatica, anche nel momento dello sconforto, che sono questi tre giorni che, come dicevamo prima, ripercorrono i tre giorni di angoscia profonda perché Gesù è morto, ma non c’è ancora la risurrezione, è il Sabato Santo in cui l’angoscia, l’attesa, le cose da fare come quando uno attraversa un lutto finché la cosa non è conclusa. In questi tre giorni ci sono dentro tutti questi sentimenti, però dopo c’è la libertà di questi genitori di conservare, di accompagnare anche questo figlio.

Anche qui sta la grandezza di Maria, la capacità di riconoscere in suo figlio, come dovrebbe fare ogni madre con i suoi figli, riconoscere la bontà e farli andare per la loro strada.

Questa sera ci ritagliamo un po’ di tempo per contemplare questa scena importante e normale della vita di ogni famiglia, tanto di Maria quanto di Giuseppe, perché Maria parla, Giuseppe tace, ma alle volte questi silenzi parlano più di molte parole. Probabilmente nello sguardo di Giuseppe c’è il ricordo del sogno che aveva fatto.

Lasciamo qualche istante di silenzio e poi cercheremo di contemplarlo attraverso le immagini.

ARTE

Possiamo partire con la parte legata ai dipinti. Arriveremo al dipinto che tratta della disputa che abbiamo appena ascoltato nel Vangelo, prima attraverso altri due episodi della vita di Maria, per vedere come questa figura sia proprio l’intersezione del divino nell’umanità e in un certo senso è quella di tanti di noi nella dimensione particolare della famiglia.

Il primo dipinto di cui ci occupiamo è lo Sposalizio della Vergine di Raffaello, che è conservato alla Pinacoteca di Brera, quindi è anche facile riuscire ad andare a vederlo dal vivo.

Rappresenta un episodio che non sentiamo mai nei Vangeli, perché non si parla di questo episodio e invece ha avuto un grande fortuna dal punto di vista iconografico, è stato rappresentato da diversi pittori prima di Raffaello, Perugino fa un dipinto molto simile.

Vediamo in quest’opera una composizione estremamente regolare, estremamente ordinata in cui il Sommo Sacerdote, che sposa Maria e Giuseppe, si trova proprio al centro della composizione che ha uno sviluppo verticale, che coincide poi col punto di fuga che c’è nella porta del tempio sullo fondo e la maggior parte del registro superiore è occupato da questo tempio.

Maria e Giuseppe sono rappresentati attorniati da cinque donne vicino a Maria e cinque uomini vicino a Giuseppe, a comporre con loro due il numero di dodici che è un numero simbolico: le dodici tribù di Israele, i dodici apostoli.

Vediamo che in particolare Giuseppe tiene tra le mani un bastone, come tutti gli altri uomini e il riferimento qui è a un episodio raccontato nei vangeli apocrifi. Si racconta che Maria, raggiunti i dodici anni, come abbiamo visto per Gesù prima, ha raggiunto quella che era considerata per certi aspetti la maggior età per poter entrare nel tempio, e non poteva più farlo senza un marito, quindi al Sommo Sacerdote viene chiesto di trovare una soluzione. Gli appare un angelo il quale gli dà l’indicazione di chiamare un certo numero di uomini, vedovi, dare loro dei bastoni e solo quello su cui si manifesterà un prodigio potrà essere il marito di Maria. E infatti vediamo che qui, tra tutti i bastoni, l’unico fiorito, come si vede qui in alto, è proprio quello di Giuseppe; infatti in quel momento il bastone di Giuseppe fiorisce, sopra di questo si poserà una colomba, e lui viene scelto come marito di Maria, che sposerà secondo la rappresentazione che vediamo qui.

Gli altri personaggi sono rappresentati un po’ abbattuti, sono i pretendenti mancati e vediamo che uno in primo piano sta spezzando questo bastone, quindi sicuramente forse anche un po’ in segno di dispiacere di non essere stato scelto, ma simbolicamente emerge rispetto a tutti gli altri perché nel primo piano, rappresenta anche il fatto che venga spezzata una tradizione con l’avvento di Gesù, che è già custodito nel grembo di Maria.

Come si vede in tutta la composizione, ma adesso non ci perdiamo sulle questioni tecniche, però, quantomeno i due sposi, vediamo come siano assolutamente speculari l’uno all’altro, Giuseppe è rappresentato con questo manto di un giallo ocra molto intenso e qui rappresenta senz’altro la sua origine ebraica, ma il giallo è spesso nell’iconografia anche il colore che rappresenta il cambiamento, quindi qui Raffaello lo vuole proprio sottolineare, così come sottolinea l’umiltà di Giuseppe perché è l’unico personaggio che è a piedi nudi rispetto a tutti gli altri.

Maria invece, vedete che tiene la mano corrispettiva con cui Giuseppe tiene il bastone, proprio adagiata sul suo ventre, perché sta custodendo, sappiamo, dopo l’annuncio dell’angelo, proprio il bambino Gesù.

Questo è un richiamo al tempio che vediamo sullo sfondo che occupa, come dicevo, tutto il registro superiore del dipinto e che rappresenta ovviamente una chiesa, con una superficie, un poligonale, che richiama un po’ il cerchio, quindi l’idea proprio della perfezione e l’ordine cosmico che Gesù è venuto a portare nel mondo con il suo arrivo.

Maria ha sempre le note cromatiche che la caratterizzano, ormai siamo abituati, andiamo rapidi perché questo l’abbiamo visto tantissime volte, quindi l’abito rosso che caratterizza il suo aspetto terreno, il sangue, e invece il manto blu che rappresenta la sua divinità. L’unica nota che un po’ stona è questa donna vestita di nero, che probabilmente rappresenta il dolore che poi Maria, proprio per il suo stesso figlio, proverà nel momento della crocifissione.

Altro episodio che caratterizza la vita di una donna che sta per diventare madre, è quello della gravidanza, ma è un altro episodio che non trova riscontro nel Vangelo, e che qui Piero della Francesca rappresenta con tantissime note simboliche.

Vediamo la Madonna al centro della composizione anche qui, di nuovo in una composizione assolutamente ordinata e simmetrica, come è tipico di questo pittore che rappresenta quasi tutte le sue opere con tantissimi elementi matematici nella costruzione del dipinto.

Vediamo che i due angeli, questo è un affresco staccato, i due angeli sono assolutamente speculari, quindi probabilmente il cartone che è stato usato per uno è stato ribaltato sull’altro, ma è una scelta voluta, perché vediamo che anche le note cromatiche si richiamano, quindi l’ala e calzari verdi di uno si ritrovano ribaltati nell’altro.

Una composizione che vuole richiamare a un ordine molto immediato, immediatamente riconoscibile, e noi vediamo che in questa composizione di nuovo torna, si vede bene dalle linee di costruzione anche dell’affresco, come doveva essere inserito in un’architettura che però è andata persa, perché è stato un affresco strappato, vediamo queste circonferenze che tornano, si intersecano, e una è quella che poi in realtà sopravvive anche in questo brano che vediamo qui, quindi assolutamente l’idea di un nuovo ordine che Cristo, nel ventre della Madonna, sta portando.

La scena è un po’ particolare, perché Maria si trova sotto questa tenda che viene aperta dai due angeli, i quali stanno osservando noi, è come se lo spettacolo che ci stanno proponendo fosse proprio indirizzato a ciascuno di noi, ma sono due creature angeliche, divine, come a sottolineare il fatto che è volontà di Dio l’arrivo di questo bambino, volontà di Dio questo miracolo che si sta mostrando all’umanità, ed è un miracolo che Maria sottolinea tenendo la mano sul ventre e aprendo in un certo senso la veste proprio in prossimità del ventre, dove è custodito il bambino.

Maria che, come più volte abbiamo sentito, custodisce quello che nella sua vita le succede nel suo cuore, e qui il suo sguardo, l’espressione anche molto seria, il suo sguardo rivolto verso il basso, danno proprio un po’ l’idea di questa contemplazione, un po’ di questo mistero che lei stessa sta vivendo; si trova sotto questa tenda a voler sottolineare un po’ il fatto che queste siano figure protette da questa tenda, come appunto Cristo è protetto nel ventre di Maria, dove probabilmente sta anche per nascere.

Maria non ha connotati particolarmente riferibili al sacro, se non l’aureola, perché per il resto vediamo che anche questo braccio appoggiato sul fianco, come a sorreggerlo, in una tipica posizione necessaria quando il ventre diventa molto ingombrante, perché si è verso la fine della gravidanza.

Questa tenda però rappresenta un’ idea di protezione, è il simbolo di questa protezione che è Maria stessa per Gesù che deve nascere, ricorda anche le parole che troviamo nel Vangelo di Giovanni: “Il verbo si fece carne e venne a porre la sua tenta in mezzo a noi” (Gv 1,14), a dare l’idea che Cristo sta proprio arrivando in mezzo a noi, attraverso la maternità di Maria. Ed è una tenda che, se vogliamo, ricorda anche un po’ il tabernacolo, quindi la custodia del corpo di Cristo, il luogo dove si custodisce il corpo di Cristo, e qui abbiamo colei che l’ha custodito per farlo nascere.

Volendo fare anche un riferimento magari un po’ più pagano, ma l’arte cristiana spessissimo ha recuperato elementi simbolici anche del paganesimo greco-romano, la cortina era quel luogo anche del tempio, in cui il sacerdote si recava per il culto e oltre il quale nessun altro fedele era ammesso, quindi come il luogo in cui il mistero si svolge.

Infine notiamo anche che questa tenda è ornata da questi frutti che non sono riconoscibilissimi, ma sono dei melograni, che hanno anche questi, nella tradizione iconografica cristiana e cristologica in particolare, una tradizione molto nutrita perché rappresentano, con il loro colore, la Passione. Sono però anche il simbolo della fecondità, perché in un frutto sono contenuti moltissimi semi. Sono diventati anche il simbolo della Chiesa perché da un unico frutto si sono sviluppati poi tutti i semi, tutti i grani, quindi l’unico frutto Cristo e i fedeli nella Chiesa, che sono rappresentati dai chicchi.

Una scelta proprio simbolica quella del luogo in cui viene collocata questa Madonna prossima al parto.

Arriviamo all’opera che rappresenta la pagina di Vangelo che abbiamo ascoltato, che è La Disputa di Gesù tra i dottori del Tempio. Qui in questa versione che Pinturicchio dipinge nel 1501 e che, se avete fatto caso si vede subito, rimanda molto alla costruzione che abbiamo già visto adottata da Raffaello. C’è in effetti una spiegazione, molto molto rapidamente: Pinturicchio era stato incaricato di dipingere lo sposalizio della Vergine, a Roma, ma lui era molto impegnato in quel periodo, quindi in realtà il suo incarico viene poi preso dal Perugino che dipingerà uno sposalizio molto simile a quello di Raffaello, il quale a sua volta, allievo del Perugino, lo imita nello sposalizio che abbiamo visto, quindi non è proprio un caso che l’impostazione sia molto simile.

Qui vediamo subito che la scena si svolge all’esterno (per quello dicevo che non è esattamente quello che abbiamo ascoltato nel Vangelo perché non siamo all’interno del tempio); il tempio rimane di nuovo sullo sfondo della composizione occupandone però, in buona parte, il registro superiore.

Interessante è come qui la prospettiva diventa assolutamente simbolo, perché tutte le linee costruttive sono fatte in modo che la nostra attenzione sia centrata sul Cristo Bambino. Le linee prospettiche arrivano anche qui alla porta del tempio, ma seguono anche questa pavimentazione, le piastrelle e che ci portano a passare necessariamente da Cristo per ad arrivare al punto di fuga; l’aureola di Cristo, se la usiamo per tracciare la linea mediana orizzontale, separa i due registri, quello inferiore da quello superiore, e poi soprattutto la disposizione delle figure che sono messe a destra e a sinistra del Cristo Bambino, con i dottori, che hanno questi abiti anche sgargianti, molto raffinati, e Maria e Giuseppe come se fossero appena sopraggiunti, poi tutta una folla di astanti, che non è descritta nella pagina di Vangelo.

In particolare, qui a sinistra, possiamo notare il committente, vediamo una figura vestita da prelato, Troilo Baglioni, che l’anno dopo diventerà l’arcivescovo di Perugia, ma qui era ancora con gli abiti sacerdotali non vescovili.

Ci sono queste due figure, le abbiamo qui ingrandite, di questi due ragazzini che vedete sono rappresentati con due abiti molto diversi tra loro, e rappresentano il Nuovo e l’Antico Testamento, che stanno appunto per essere l’uno superato dall’altro.

Vediamo in questa composizione, la figura in particolare di Gesù, che oltre a essere una figura centrale è anche una figura quasi angelica, rimane isolato ma, pur essendo un bambino, nella sua maestosità, che non è data solo dall’aureola, che vediamo, ma anche proprio dal volto, molto molto candido, ma molto sereno, nonostante tutto questo interloquire, questo agitarsi della folla attorno a Lui, Lui ha un’ espressione assolutamente serena, anche la posizione delle mani rappresenta un po’ la sua grandezza, è il modo di cui l’artista lo vuole rappresentare.

Ai suoi piedi vediamo questi libri, buttati per terra, proprio in uno spazio che è significativo perché è uno spazio vuoto, che si crea tra le due ali di folla, quindi è ovvio che il pittore vuole che noi andiamo con lo sguardo immediatamente a questi libri, e sono i libri dei dottori e che narravano la venuta del Messia, che adesso possono anche essere abbandonati per terra perché il Messia è già tra noi, già tra le persone.

Poi noi ci concentriamo, per il tema della nostra serata, sulle figure di Maria e Giuseppe, ma in particolare proprio su quella di Maria.

Vediamo che Giuseppe ha una posizione che indica Gesù, lo vediamo ha un ginocchio piegato, come se stesse proprio andando incontro al figlio, e lo possiamo immaginare. Sul suo volto si vede ancora un’espressione di angoscia, per quello che abbiamo sentito, forse di paura che non lo ha ancora abbandonato, ma al tempo stesso lo slancio è proprio verso di lui, e ce lo possiamo anche immaginare, un papà che dopo tre giorni finalmente ritrova il figlio e vuole andare da lui. Magari anche per sgridarlo.

Però Maria lo trattiene, proprio tirandolo per la cintura, ancora anche lei con questa angoscia, che sicuramente non l’ha del tutto abbandonata, la condizione di Giuseppe è sicuramente anche la sua, ma in un modo quasi istintivo, sembra proprio che lo stia fermando, senz’altro a livello visivo può dare l’impressione, come ha detto don Alessandro prima, che forse le mogli ogni tanto ai mariti fanno fare un po’ quello che vogliono, e quindi in realtà qui il gesto è quello che Pinturicchio aveva forse negli occhi, simbolicamente però vuol dire altro, ovvero il fatto che Maria è angosciata, come qualsiasi madre dopo aver perso, aver smarrito il figlio per tre giorni, sicuramente anche lei vorrebbe correre ad abbracciarlo, probabilmente, ma è come se in qualche modo, in maniera proprio istintiva, perché il gesto lo vedete è proprio una scena di immediatezza, avesse come intuito che quello che Gesù stava facendo era la sua strada, ed è quello che abbiamo sentito prima nella riflessione di don Alessandro, e quindi trattiene Giuseppe dal fare una cosa che forse in quel momento non è quella giusta, un po’ perché questo figlio è cresciuto, un po’ perché forse non capisce esattamente cosa sta succedendo, ma intuisce che c’è qualcosa di più grande che sta avvenendo, di più grande di loro, di più grande di quello che loro in quel momento possono fare.

Questa intuizione verrà poi confermata dalle parole di Gesù che si rivolge a loro dicendo proprio «Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?» e quindi in questa immagine di Maria vediamo proprio la madre, la donna che ha sperimentato un’angoscia, che ci è facile comprendere, ma anche il suo aspetto divino o quanto meno nella divinità di chi è stato capace di mettere da parte se stessa, le proprie preoccupazioni, anche le proprie angosce per fidarsi del figlio. Fidarsi del figlio, ma fidarsi di Dio, come aveva già fatto con quel sì che aveva pronunciato dodici anni prima all’angelo.

È un’immagine, questa, che ci restituisce questo tramite, questo tramite che è Maria tra l’umanità che ha sperimentato in tanti elementi che abbiamo visto, che molti di noi magari hanno avuto modo di sperimentare nella propria vita, il matrimonio, la nascita di un figlio, ma anche l’abbandonarsi e l’intuire, anche senza capire, e fidarsi di qualcosa di più grande perché questa grandezza entrasse nella storia.

Anche questa volta, volevo concludere con questa citazione di David Maria Turoldo che dice proprio questo aspetto di Maria, che ha permesso all’umanità di toccare attraverso la sua figura anche il paradiso. Di intuirlo.

«Vergine, cattedrale del silenzio,
anello d’oro
del tempo eterno,
tu porti la nostra carne in paradiso
e Dio nella carne.»
(David Maria Turoldo, La nostra preghiera liturgica dei giorni)