don Alessandro Lucini – Barbara Bosetti

AVVENTO 2025

ARTE e FEDE

MARIA TRA PAROLA E IMMAGINE

16 dicembre 2025

Il culto: Magnificat

FEDE

Iniziamo questa ultima serata in preparazione del Natale, e invochiamo lo Spirito santo che ci aiuti a contemplare e gustare il Magnificat, il cantico che l’evangelista Luca mette sulle labbra di Maria.

Ci mettiamo in ascolto del Vangelo di Luca

Vangelo secondo Luca 1, 39-55

39In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. 40Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. 41Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo 42ed esclamò a gran voce: “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! 43A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? 44Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. 45E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore”.

46Allora Maria disse:
“L’anima mia magnifica il Signore
47e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
48perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
49Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome:
50di generazione in generazione la sua misericordia
si stende su quelli che lo temono.
51Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
52ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
53ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato a mani vuote i ricchi.
54Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia,
55come aveva promesso ai nostri padri,
ad Abramo e alla sua discendenza,
per sempre”.

Innanzitutto il contesto: siamo nel contesto in cui Maria va a trovare la parentela, è un contesto familiare, un contesto normale della vita di tutti i giorni, comunque della vita ordinaria nella storia di tutte le persone.

Maria incontra Elisabetta, e protagonista di questo incontro, che poi sfocia con il Magnificat, protagoniste non sono queste due donne, e neanche i bambini che portano nel grembo, ma il protagonista vero di questo incontro è lo Spirito santo.

È lo Spirito santo che fa sussultare, fa ricordare, fa vedere al di là delle apparenze. Elisabetta intuisce, capisce innanzitutto che Maria è in attesa e poi capisce che questa gravidanza è diversa da tutte le altre; come faccia a capirlo è un po’ inspiegabile, sicuramente il Vangelo di Luca non ce lo dice, però dice “Benedetta tu fra tutte le donne e benedetto il frutto del tuo grembo”, per quale motivo una persona così importante viene a trovare me?

In questo incontro c’è questo riconoscere lo Spirito santo che agisce e ti fa riconoscere che lì c’è qualcosa di particolare, senza indizi evidenti. Non ci sono degli indizi evidenti che lo dicono, ma semplicemente riuscire ad interpretare, come potremmo fare anche noi oggi, riuscire ad interpretare la parola di Dio alla luce del cammino quotidiano che viviamo.

Questo incontro poi sfocerà, come dicevamo in Maria in questo cantico, e questo è un cantico che poi la Chiesa ha preso come canto di lode, quando c’è qualche festa importante la Chiesa utilizza questo canto, messo in bocca a Maria, un canto per dire la felicità più grande che la Chiesa può avere.

Oltre all’inizio in cui si dice “L’anima mia magnifica il Signore” cioè quello che magnifica è la mia anima, è il mio spirito che esulta; e il protagonista di questo cantico non è Maria, ma il protagonista di questo cantico è proprio Dio, Dio che agisce nonostante la storia.

Maria è la prima ad accorgersene, Maria si accorge che qualcuno di fronte a lei ha intuito quello che gli era stato detto dall’angelo, è come se Maria in questa giornata in cui incontra Elisabetta incomincia ad unire i puntini.

I puntini di quello che gli è stato detto, tutte quelle cose che conservava nel suo cuore, probabilmente anche questo. Non gli è tutto chiaro, però vedremo come nel cantico, almeno per quello che ci è dato vedere, c’è l’indicazione di quello che sarà poi il cammino di Gesù, di quello che sarà il cammino della storia della Chiesa e di quello che Gesù chiede ai suoi discepoli.

La prima parte, fino a “Ha spiegato la potenza del suo braccio”, è un inno a quello che Dio fa in positivo, cioè tutto quello che Dio sta facendo: “ha fatto grandi cose in me”, “di generazione in generazione la sua misericordia”, “le generazioni mi chiameranno beata”, “ha guardato l’umiltà della sua serva”, cioè tutte azioni di Dio che moltiplica, moltiplica quello che l’uomo dà, in maniera spropositata, e qui l’anima mia magnifica il Signore perché vedo che Dio sta lavorando nella storia dell’umanità attraverso anche la mia persona.

Nella seconda parte invece abbiamo l’indicazione che, non so se gli esegeti saranno d’accordo, però a me questa similitudine sembra interessante, riguarda le beatitudini, sembra che ci sia proprio quasi un parallelo, magari un parallelo no, però sicuramente un filo logico, un rimando alle beatitudini: “ha spiegato la potenza del suo braccio”, “disperso i superbi nei pensieri del loro cuore”, cioè i superbi, quelli che si credono di vincere il mondo, e Dio cosa fa? Li ha dispersi e “ha innalzato gli umili, ha rovesciato i potenti e ha ricolmato di bene gli affamati”, cioè c’è questa sproporzione come se si sovvertisse tutto l’ordine delle cose, un po’ come le beatitudini.

Le beatitudini sono questo sovvertire l’ordine dell’uomo, l’ordine al quale noi siamo abituati, cioè il potente vince, chi ha più soldi fa quello che vuole.

Invece il cantico del Magnificat e anche le beatitudini, rivoltano questa logica: “beati i puri di cuore, beati coloro che subiscono ingiustizia, beati coloro che sono affamati”, “ha innalzato gli umili, ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote”, e alla fine la conclusione, che è il compimento della promessa del popolo di Israele: “Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia”, la promessa di Dio che si apre nella sua misericordia, che va al di là di quello che noi possiamo fare o non fare, nella misericordia di Dio che si apre perché Dio è fedele alla sua promessa, da Abramo alla sua discendenza.

Dio rimane fedele al suo popolo per sempre.

Questo è l’inno di lode che richiama Maria, il Magnificat di cui parla Maria, nel riconoscere un Dio che si fa presente e che viene ad abitare il suo popolo, viene a salvare il suo popolo nella misericordia, in un modo diverso. Qua forse c’è anche il preludo di quello che farà Gesù, salverà il suo popolo non con la forza, ma con il dono di sé.

Questa sera, poi vedremo anche come questo Magnificat si sia sparso nei secoli, quindi anche nell’arte, nel riconoscere che Maria è riuscita a coniugare a fare sintesi sull’opera di Dio, e quindi ci prepariamo un po’ anche al Natale guardando e magnificando Dio per quanto di buono, di bello, semina ogni giorno nella nostra vita.

ARTE

Questa sera vediamo due opere che ci portano nella magnificenza di Maria, rispetto anche al culto, quindi, come la Chiesa ma anche l’arte, hanno esaltato Maria nel suo momento trionfale.

La prima opera è L’Assunta dei Frari di Tiziano, che è una pala molto grande, monumentale se vedete le dimensioni raggiunge quasi i 7 metri di altezza per 3,60 di larghezza, e rappresenta appunto il momento dell’assunzione di Maria in cielo.

Già nella struttura vediamo una composizione che ha proprio lo scopo di esaltazione della figura di Maria e del momento stesso.

È una composizione che è giocata su tre diversi registri: in quello inferiore vediamo gli apostoli che assistono alla scena, in quello intermedio abbiamo la Madonna che è come sospinta verso l’alto da questa nube e sorretta e spinta da tutto questo trionfo di angeli, e poi nel registro superiore abbiamo Dio Padre che è pronto ad accogliere Maria; vicino a lui due angeli che reggono le corone, con le quali poi Maria verrà incoronata e attorno, a chiudere questa cimasa, tutti questi angeli che fanno da contorno alla figura del Padre.

Anche la composizione dal punto di vista formale ci porta a ritrovare due elementi che rappresentano la massima espressione geometrica della perfezione: il cerchio che include le due figure principali, quindi quella di Maria e quella del Padre, e che è il simbolo dell’eccellenza e della perfezione, e dall’altra parte anche questo triangolo che si viene a creare, con la tipica caratteristica della pittura veneziana che è il tonalismo, e Tiziano lo fa attraverso un rimando, che non è lineare, ma è coloristico, perché i due apostoli che vediamo qui in basso, hanno lo stesso colore, il famoso rosso tiziano, che ha poi anche la veste della Madonna.

Quindi è una composizione molto studiata per dare un effetto anche di grandezza, di esaltazione proprio della scena e della figura di Maria.

Anche dal punto di vista compositivo è un po’ una novità, infatti inizialmente era stata accolta non con grande favore da tutti, perché è molto diversa rispetto a quelle che erano le tradizionali iconografie dell’assunzione che in genere aveva un impianto architettonico a chiudere un po’ la scena, che qui vediamo manca, qui non c’è quello architettonico, però vediamo innanzitutto i registi molto più suddivisi dalla cornice, ma c’è comunque un paesaggio a creare un’ambientazione, e poi c’è il classico elemento che di solito c’è nelle Assunzioni che è il sarcofago, invece qui il rimando alla morte viene completamente eliminato. L’intera composizione, provate ad immaginarvi su questo grandissimo spazio di 7 metri completamente bianco, è qui in realtà costruita tutto attraverso la modulazione del colore nelle figure, quindi sono le figure stesse, di fatto, che creano questo spazio, decisamente prodigioso.

Partendo dal registro inferiore, vediamo gli apostoli che assistono a questa scena, è il registro, questo, quello più basso, quindi che rappresenta anche proprio il momento terreno di questa scena, e vediamo che è quello sottoposto alla luce naturale, molti personaggi sono in ombra, perché sopra di loro c’è una nube, che crea quest’ombra. Sono figure molto monumentali anche nel modo in cui sono rappresentate a livello proprio della loro corporeità, e soprattutto vediamo come ognuna di loro reagisce in modo diverso a questa scena a cui sta assistendo, per cui c’è chi si mette una mano sopra gli occhi come a voler vedere meglio, c’è chi ha le mani giunte come a pregare, ma anche stupito di fronte al prodigio, c’è chi indica a qualcun altro quello che sta succedendo, e poi abbiamo i due apostoli, che vengono messi in risalto dal colore delle vesti. Uno che è completamente teso, se partiamo dal piede, si crea proprio questa diagonale verso la Madonna, teso verso la Madonna, come a voler raggiungerla a non voler lasciarla andare, però vediamo che ha questo piede sollevato, come se questo movimento ascensionale della Madonna lo volesse quasi in qualche modo imitare; oppure san Giovanni, lo riconosciamo perché è il più giovane, con questa mano sul petto, come quasi a volere dimostrate di non riuscire a trattenere lo stupore, la meraviglia di quello che sta avvenendo.

Quindi una grande umanità di questi apostoli che assistono, però, in realtà ad una scena che ha del prodigioso e infatti nel registro intermedio vediamo Maria.

Maria che è su un arco di nubi, che è proprio come sospinto verso l’alto da questi angeli, queste schiere che la circondano, e anche qui c’è un po’ lo stesso rimando, in una festa, in realtà già un po’ paradisiaca, però c’è tutta quella concitazione che abbiamo già visto anche sulla terra.

Gli angeli sono anche loro rappresentati ognuno impegnato in qualche cosa: vuoi a osservare la Madonna o a parlarsi tra di loro, o a sospingere la nube, qualcuno con gli strumenti musicali, quindi a creare questa grande atmosfera festosa, che è quella che indirizza Maria verso il Padre.

Maria ha le braccia protese verso l’alto, indossa i colori che le sono tipici, quindi la veste rossa, a indicare la sua corporeità, quindi il sangue, la parte più terrena; questo manto azzurro che è come gonfiato da un vento che la fa salire verso l’alto, che poi vedremo anche nella figura del Padre, che gonfia questo manto, con il colore che rappresenta la sua divinità, ma qui vediamo anche questo inserto, spero si riesca a vedere, questo leggerissimo velo trasparente, che rappresenta invece la sua purezza, quindi un rimando anche all’Immacolata Concezione di Maria, la sua purezza, indubbiamente.

Vediamo che Maria è rivolta verso l’alto, quindi verso il Padre e nell’ingrandimento del volto si vede proprio come il suo sguardo sia già tutto proteso verso di Lui, un po’ come la sposa che va incontro allo sposo, per richiamare il Cantico dei Cantici così come è avvolta, lo vediamo meglio qui da questa luce, che è quella divina e che la avvolge completamente, a rimandare invece qui alla donna vestita di sole, però il suo volto dà proprio l’idea dell’estasi quasi, che questa visione produce in Maria stessa, ma se osserviamo il volto è come un po’ diviso a metà, si vede bene qui, tra luce e ombra, quindi a sottolineare che questa assunzione non è ancora del tutto compiuta e che qui Maria, per l’ultima volta, ha il suo ruolo di mediatrice tra la terra, quindi quella stessa ombra che c’è sul volto è quella che avevamo visto sugli apostoli, quindi la dimensione terrena, ma è già invece l’altra parte completamente illuminata perché sta salendo al Padre.

Il suo ruolo di mediatrice tra cielo e terra qui lo si vede per l’ultima volta è questa verticalità che si vede poi benissimo nella costruzione della figura intera, Maria è rivolta a raggiungere il Padre.

Dio Padre è rappresentato con questo mezzo busto, come spesso, nel ‘500, nell’iconografia del Padre da sotto in sua ha questa tipica rappresentazione e vediamo che anche Lui ha i cappelli e la barba mossi da questo vento, che è come immaginarci il soffio dello Spirito che porta Maria verso il cielo, è sorretto, come dicevamo prima, da questi due angeli, e qui si vede bene una delle due corone, l’altra è nella mano dell’altro angelo e attorno a Lui appronta tutta questa schiera di angeli che sono però completamente illuminati, perché Dio è luce e in questo caso è la luce stessa che inonda poi anche Maria e che è tutta attorno a Lui, perché il momento è propriamente un momento prodigioso.

Momento che vediamo in un affresco, che è precedente, siamo nel 1378, ed è la rappresentazione de Il Paradiso di Giusto de’ Menabuoi nella cupola del battistero di Padova, dove vediamo, predominante anche qui, il simbolo, la forma del cerchio che è innanzitutto quello architettonico della cupola, è il cerchio in cui è inserito il Cristo Benedicente, cerchi concentrici sono quelli che creano questi santi e angeli, che sono disposti in cerchio e poi ci sono tutti i cerchi delle aureole di ciascuno.

Sicuramente questa idea di una perfezione, di un ordine che Cristo ha portato e che nel Paradiso si mantiene grazie al fatto che la sua manifestazione accoglie tutti i beati, tutti i santi attorno a Lui è qui rappresentata con questo ordine, con questa forma geometrica assolutamente perfetta, quindi innanzitutto una composizione che è costituita da tutte queste figure. Anche qui lo spazio viene creato dalle singole figure in un ordine però che è proprio immediato, si coglie subito, non c’è un’idea di caos, ma l’idea dell’ordine che Cristo è venuto a portare.

Un Cristo che vediamo con un volto estremamente sereno nell’atto di benedire, con le vesti che hanno i colori, di cui abbiamo già detto tante volte, e l’aggiunta dell’oro, perché qui è rappresentato nella sua regalità di Cristo Benedicente in Paradiso. Tiene in mano questo libro, dove si legge “Ego sum alpha et omega” quindi io sono l’alpha e l’omega ad indicare proprio che quell’ordine, l’inizio e la fine di tutto, è rappresentato da Lui stesso, come Signore di tutte queste schiere.

Andando avanti con la prossima diapositiva, si vede come tutte queste schiere, sono però delle figure ognuna rappresentata con le sue caratteristiche, ed è abbastanza significavo e si può notare che ci sono gli angeli, ma ci sono anche i santi, alcuni santi sono riconoscibili, perché hanno degli attributi che sono quelli che iconograficamente poi ne permettono il riconoscimento, oppure hanno il cartiglio con il proprio nome, molti altri però no. Quindi un po’ a voler sottolineare che c’è tanta santità nel mondo, e alcune di queste santità sono conosciute solo da Dio, quindi non magari dai nomi, delle opere che tanti santi noti hanno fatto, che noi possiamo conoscere, ma una santità che è nota soltanto a Dio, fatta di tante persone ma conosciuta solo da Dio.

Un santo è riconoscibile qui ed è san Giovanni Battista, che è inginocchiato ai piedi di Maria, a voler anche indicare che lui è stato il primo, come abbiamo appena ascoltato anche nel brano di Vangelo, il primo a essere benedetto, in un certo senso, da Maria con la sua visita quando era ancora nel grembo della madre. E qui è inginocchiato proprio in omaggio, a fare proprio un omaggio alla Madonna.

Madonna che vediamo qui in un ingrandimento, ma torno indietro per vederla nell’insieme, qui è rappresentata, innanzitutto con la classica iconografia che si chiama della ‘Madonna in mandorla’ cioè quando ha questa forma che ricorda una madonna a circoscriverla, ed è dorata, quindi è in un momento trionfale; è rappresentata nella posizione dell’orante, vediamo che ha le due braccia tutte e due aperte, in gesto di preghiera, con gli attributi che conosciamo: il rosso, la veste rossa, ma anche l’aureola, in questo caso dorata, ed è circondata dagli angeli.

Se la riguardiamo nella composizione dell’insieme, vediamo che questa figura, questa forma geometrica, è l’unica che va a spezzare la continuità delle schiere angeliche e dei santi, e soprattutto è rappresentata con una dimensione monumentale rispetto a tutte le altre. Un po’ perché nel medioevo, vigeva ancora la cosiddetta ‘proporzione gerarchica’, quindi a seconda di quanto la persona rappresentata era importante, la si rappresentava anche più grande, quindi non si seguivano le proporzioni reali, ma queste chiamate gerarchiche perché andavano in ordine di importanza. Qui vediamo che Maria, non solo è molto più grande di tutti gli altri, ma arriva di fatto a occupare tutto questo spazio fino ad arrivare al cerchio in cui è Gesù Cristo, a voler proprio sottolineare il collegamento diretto tra la Madonna e suo figlio.

Da una parte questo, dall’altra c’è l’idea appunto che, vi dicevo, interrompa questa sorta di circolarità della composizione, perché qui è come se fosse un po’ una porta, la Felix cæli porta, che introduce alla grandezza sicuramente del Paradiso, all’accoglienza, ma qui è anche un po’ come a voler significare che chi osserva questa schiera sembra quasi sentirsi escluso, e come se non ci fosse più posto in questo Paradiso che è qui rappresentato, tutti sono pigiati uno vicino all’altro, ma Maria con queste braccia aperte, non solo è l’orante, ma è anche colei che accoglie, come a voler dire che finché ci sarà qualcuno da accogliere, Maria è lì, è pronta e le porte del Paradiso, attraverso anche la sua accoglienza, sono e rimarranno sempre spalancate.

Vien in mente che anche Dante immagina che sia stata proprio Maria a muoversi per prima, chiedendo a santa Lucia, poi a Beatrice, perché voleva salvarlo, Dante si stava perdendo, il peccato rischiava di farlo dannare per sempre, ed è proprio Maria la prima a muoversi in suo aiuto, proprio come una donna, una madre sempre pronta a fare qualche cosa per i propri figli.

Anche questa sera quindi vorrei concludere con un altro passo della Preghiera alla Vergine, che indica questo aspetto:

Donna, se’ tanto grande e tanto vali,
che qual vuol grazia e a te non ricorre,
sua disïanza vuol volar sanz’ali.
La tua benignità non pur soccorre
a chi domanda, ma molte fïate
liberamente al dimandar precorre.
In te misericordia, in te pietate,
in te magnificenza, in te s’aduna
quantunque in creatura è di bontate.
(Dante Alighieri, Paradiso XXXIII, 13-21)