Atti degli Apostoli
La forza del Vangelo e dello Spirito nel mondo
La nascita del cristianesimo passa quasi inosservata nella cronaca storica del primo secolo. Il movimento che caratterizzerà i tempi futuri ha origine in una provincia oscura, in una città ai margini del tramestio umano di idee e di affari. E tuttavia in pochi anni si stabilisce in tutti i grandi centri urbani del Mediterraneo e persino nella capitale dell’Impero, Roma. Gli Atti degli Apostoli attestano questo fatto: il mondo è preso dall’appello di Dio; il Vangelo realizza il suo dinamismo, lo Spirito di Dio crea un tempo nuovo.
Non sfogliamo il libro degli Atti come un album di bei ricordi. Ciò che vuole dirci è anzitutto la proclamazione di una fede: un tempo nuovo si schiude nella storia degli uomini e dei popoli, il tempo della Pasqua, quello della Chiesa. Ascoltiamo pure ogni fatto qui riportato, contempliamo ogni quadro ben delineato, ma con la coscienza che essi descrivono un evento che intende rinnovarsi incessantemente dal giorno della prima Pentecoste. In questo itinerario del Vangelo sostenuto dallo Spirito, l’autore segna le svolte decisive: la Pentecoste, il primo martirio del diacono Stefano, la conversione di Paolo il persecutore, l’ammissione dei pagani nella Chiesa per l’intervento di Pietro stesso, la persecuzione a Gerusalemme e la dispersione degli Apostoli, la fondazione di Chiese nel mondo pagano come ad Antiochia, Corinto, Efeso e infine Roma. La Parola corre di città in città, urtando contro il rifiuto della Sinagoga, aprendo la porta del mondo pagano, creando nuove comunità. Ebbene, oggi ancora, come in questi inizi esemplari, il presente libro invita a lasciarsi prendere dal dinamismo della fede, a stabilire relazioni di comunione entro la Chiesa, a instaurare il dialogo con l’esterno. Quando poi una porta si chiudesse, la Chiesa deve scoprire con intensa speranza di essere la comunità di Cristo per tutti gli uomini. E in mezzo alle crisi di struttura e di pensiero, deve ricordarsi di avere, come agli inizi, nel Vangelo e nello Spirito una risorsa sempre nuova. Non aspettiamoci che il libro degli Atti ci informi su tutta la storia della Chiesa primitiva. Gli avvenimenti sono narrati a partire da qualche centro, che segna l’ingresso del Vangelo nel mondo e nelle culture: Gerusalemme, Antiochia, Efeso, Roma.
Compaiono solo alcuni dei principali attori. Pietro e Paolo si dividono in misura quasi uguale le pagine dell’opera; ma anche di essi non ci viene data la biografia: l’uno e l’altro lasciano la scena del racconto senza che noi sappiamo qualcosa della loro ulteriore opera o del loro martirio. L’autore non ignora questi fatti, solo non rientrano nella sua prospettiva: la sua intenzione è di darci il quadro stimolante della evangelizzazione, non di informarci sulla sorte delle persone. La Chiesa è opera di Dio, non progetto di uomini, per quanto grandi essi siano … Ci furono pure altri Apostoli, altre comunità … l’autore lo sa bene, ma non si attarda nella narrazione. Il suo disegno è un altro. In effetti, non intende fare il cronista della Chiesa delle origini, ma, come nel terzo Vangelo di cui è parimenti l’autore, intende rimanere evangelista. La sua idea ispiratrice è annunciare i grandi atti di Dio che attestano la presenza della salvezza, testimoniare la vita delle comunità, esporre i segni della conversione del mondo. La metà del libro è dedicata a Paolo, ma non ci viene detto nulla delle lotte e delle prove che si abbatterono su di lui, né dei conflitti che scossero le comunità di Corinto o di Galazia. Fortunatamente le lettere di Paolo ne hanno conservato una traccia viva. L’autore qualche volta accenna a dissensi tra missionari, ma non ne fa una questione importante per l’impalcatura del suo racconto. Essenzialmente, egli vuole presentare il quadro di una realizzazione: quella del disegno di Dio