DA GERUSALEMME IL VANGELO SI SPARGE IN GIUDEA, SAMARIA E GALILEA
“Quelli però che erano stati dispersi andavano per il paese e diffondevano la parola di Dio.” (Atti 8,4)
Primavera in Samaria.
Un altro dei sette incaricati (6,5) dispersi dalla persecuzione apre per la Chiesa un nuovo campo, la Samaria. Separati dal resto del popolo, provvisti di un culto proprio, mescolati con altre popolazioni, i Samaritani erano considerati eretici dai Giudei, e disprezzati al pari dei pagani. Ma il Vangelo è forza di salvezza per tutti gli uomini, al di là delle frontiere religiose o politiche. Eccone la prima dimostrazione. Il ministero di Filippo è descritto alla maniera dei Vangeli, e Luca sottolinea volentieri il clima di gioia che segue l’annuncio della Parola.
Atti 8, 5-8
L’incontro con la magia.
L’annuncio del Vangelo deve affrontare un problema importante: può l’uomo entrare in possesso delle forze spirituali? Circolavano allora personaggi dotati del potere di fare prodigi; esistevano esorcisti o guaritori ambulanti. Uno di questi è Simone, che gode di uno strepitoso successo tra la gente. Ora, anche il mago Simone crede alla parola del Van-gelo e si fa battezzare. La Chiesa di Gerusalemme, avuta notizia di questi fatti, si affretta a inviare un’ispezione apostolica, la quale conferma i fatti e conferisce loro l’autenticazione dello Spirito. Allora il mago è attratto dal prestigio di questo Spirito di cui vorrebbe disporre, per conto suo, al pari degli Apostoli; è pure disposto a pagare bene (da qui ha origine la parola « simonia »). Ma ottiene un rifiuto radicale. Fatto importante per scartare le contraffazioni che potevano darsi di Cristo e dello Spirito. Abbiamo così l’esempio di una fede che si approfondisce, poiché l’autore sottolinea l’importanza della preghiera d’intercessione degli uni per gli altri in materia di conversione, di fede più autentica.
Atti 8, 9-25
Battesimo di un alto funzionario.
Luca ci presenta ora l’incontro della Chiesa con un nuovo ambiente culturale. Il sovrintendente ai tesori (Candace, nome comune, come faraone per l’Egitto) della regina di Etiopia è interessato da un testo dell’Antico Testamento in cui si parla di un misterioso personaggio abbattuto dalla sofferenza per la salvezza di tutti: è il testo di Isaia 53, frequentemente utilizzato dalla prima comunità per esprimere il mistero di Cristo. Quest’uomo, simpatizzante per la religione ebraica, non è attirato, come Simone, dal prestigio, ma da una riflessione più profonda. I primi cristiani attribuiscono capitale importanza, per le prove della loro fede, alla Scrittura; l’attesa messianica che tutta l’attraversa depone infatti inconfutabilmente per Gesù; essa è quindi il punto di partenza per l’evangelizzazione, come in Luca 4, 17-21; 24, 25-27 (cf. specialmente Atti 18, 24-28). La facilità con la quale viene da Filippo amministrato il battesimo a un pagano è in vivace contrasto con le esitazioni di Pietro e le inquietudini della comunità di fronte al caso di Cornelio). Ci troviamo in un periodo preliminare e spontaneo, in cui i fatti si impongono da sé stessi, prima ancora che se ne possa fare un problema. I tratti meravigliosi del racconto rievocano la libertà di azione di Dio al tempo degli antichi profeti: angelo, Spirito, trasporto istantaneo (cf. 1 Re 18, 12; 2 Re 2, 16; Ezechiele 3, 12. 14…; Daniele 14, 36). Ritroveremo il diacono Filippo più avanti, padre di quattro figlie (21, 9).
Atti 8, 26-40
Sulla via di Damasco.
Il racconto della conversione di Paolo viene ripetuto, con qualche variazione di dettaglio, altre due volte negli Atti (22, 4-21; 26, 9-18): indice evidente dell’importanza capitale di quest’evento per le prime generazioni cristiane. Rappresentarlo nella sua dimensione spirituale e nella sua profondità inesprimibile non equivale a stendere un resoconto, ma significa far emergere dal racconto le linee essenziali di un’esperienza unica. Paolo è la figura do-minante della diffusione del Vangelo fino alle estremità della terra, ma la sua vocazione è legata anch’essa alla tappa iniziale di Gerusalemme. Il Signore risorto interviene personalmente, sconvolgendo i suoi progetti di persecutore: e l’improvviso incontro di Saulo con Gesù si rivela irresistibile. Il nodo vitale del racconto è l’identificazione di Gesù con la comunità perseguitata dei credenti: il Signore non può più essere separato dalla sua Chiesa. Saulo riceve la missione di portare il nome di Gesù davanti a Israele e ai capi delle nazioni. Quando i suoi occhi si riaprono, vede un certo Anania, che presiede alla comunità di Damasco, e in quella comunità viene battezzato. Subito si mette ad annunciare il Vangelo, seminando lo scompiglio tra i Giudei, la diffidenza tra i Cristiani. Paolo racconterà egli stesso (2 Corinzi 11, 32-33) le peripezie della sua fuga da Damasco. Solo un tipo coraggioso come Barnaba poteva presentarlo agli Apostoli a Gerusalemme; d’ora in poi vedremo Paolo e Barnaba quasi sempre insieme come compagni di missione, fino al dissenso sopraggiunto all’inizio del secondo viaggio di Paolo (15,36-40).
A Gerusalemme si rende certa la conformità dell’insegnamento di Paolo con la tradizione apostolica. La sua missione di testimone della risurrezione è riconosciuta dalla Chiesa (cf. Galati 1, 18-24): tale missione non gli è stata assegnata dagli Apostoli, ma dal Signore stesso; al pari di essi egli l’ha visto, l’ha ascoltato, ne è testimone.
Atti 9, 1-30
Periodo di pace per la Chiesa.
Luca offre un nuovo quadro panoramico; vi vengono sottolineati i temi del fervore e della crescita della comunità. La pace, sebbene precaria, permette di contemplare la Chiesa, realtà vivente, che si stabilisce in tutti i luoghi dell’antico Israele. Eccezionalmente la parola Chiesa è usata al singolare, per indicare l’insieme delle comunità. Pietro è in visita ai vari centri, specialmente nella regione dell’attuale Tel Aviv; i suoi miracoli hanno il colore delle pagine del Vangelo.
Atti 9, 31-43
Il battesimo del centurione Cornelio.
I pagani entrano nella Chiesa.
L’ingresso dei pagani nella Chiesa fu un altro avvenimento capitale nella storia della comunità apostolica. Esso rientra nell’iniziativa diretta di Dio, che lascia sempre un po’ sconcertati e sorpresi gli uomini. Nell’evento si legge un fatto teologico irreversibile. E il racconto più lungo degli Alti e riveste una grande importanza per la Chiesa nascente.
Cornelio, ufficiale romano che sta nella città sede del governatore, Cesarea, è, con tutta la sua famiglia, un «timorato di Dio», cioè, accetta le credenze e i principi morali del giudaismo, senza però arrivare alla circoncisione con tutti gli obblighi legali che essa comporta. Nella sua rettitudine interiore e nella sua generosità, è riconosciuto da Dio atto a entrare in comunicazione con lui; ma per trovare la verità occorre che ascolti l’annuncio dei fatti concernenti Gesù. Si rivolga dunque a Pietro, il primo dei testimoni! Solo dopo che egli ha annunciato il Vangelo, quei pagani potranno ricevere la verità di Dio e farne il loro linguaggio sotto la guida dello Spirito (10, 45).
Ma Cornelio non è il personaggio centrale del racconto. Luca vuole sottolineare soprattutto l’iniziativa di Dio per rompere il cerchio che imprigiona il Vangelo entro il mondo giudaico. La comunità di Gerusalemme è bloccata da un problema gravissimo: l’appartenenza giudaica dei suoi membri impedisce loro di frequentare le case, la tavola dei non ebrei, per non incorrere nell’impurità legale e infrangere la Legge. Come allora, se si convertono, far con loro comunità e partecipare insieme all’Eucaristia? Par necessario che essi siano dapprima aggregati a Israele con la circoncisione. Pietro stesso è nella logica soprannaturale che sia lui, il capo riconosciuto, il protagonista di questa svolta fondamentale ha bisogno di una illuminazione particolare; e tuttavia la luce è data a metà: l’uomo deve collaborare con la sua riflessione sui dati divini e gli avvenimenti umani. Ma davanti al dono di Dio fatto ai pagani come a loro (11, 15-17), davanti a questa Pentecoste delle nazioni pagane (10, 45), la comunità di Gerusalemme non ha che da riconoscere che Dio stesso ha abbattuto il muro di separazione, che pure aveva imposto nell’Antico Testamento, e che nessuno può essere dichiarato impuro (10, 28). Il discorso di Pietro è il perno del racconto; come i precedenti (2, 14-41; 3, 11, 26), tocca i temi principali dell’annuncio di Gesù. Lo Spirito dà il sigillo dell’autenticità alla parola su Gesù e rende i pagani stessi testimoni della risurrezione.
I problemi concreti dell’accesso dei pagani alla Chiesa e dei rapporti tra pagani e giudei saranno regolati definitivamente nel Concilio di Gerusalemme (15, 10. 19-21); ma Paolo avrà da lottare per tutte le città contro le pratiche e le tendenze giudaizzanti presenti in alcune comunità di origine israelitica (cf. Galati 2; 5).
Atti 10, 1-48; 11, 1-18
Una Chiesa ad Antiochia.
Il racconto si riallaccia all’episodio della persecuzione (8,14). Passiamo però dalla costa della Palestina a una regione situata cinquecento chilometri più a nord. Il problema dell’ammissione dei pagani alla Chiesa esce ora dalla fase occasionale per passare alla fase decisiva e programmata. Entra in scena una nuova Chiesa, quella di Antiochia, dove Barnaba incoraggia i convertiti dal paganesimo a proseguire secondo lo slancio del loro cuore, prende l’iniziativa, dalle conseguenze incalcolabili, di andare a chiamare Paolo. La comunione che regna in questa Chiesa ha per corrispettivo la collegialità che esiste tra Barnaba e Paolo. Ad Antiochia nasce il nome di cristiani, che d’ora in poi designerà, presso tutti i discepoli del Signore, la comunità dedita al servizio di Cristo: il tratto che la distingue dal giudaismo e da qualsiasi gruppo politico.
Atti 11, 19-26
MINACCE SULLA CHIESA
La Chiesa è colpita da alcuni flagelli: carestia e persecuzione. Ciò corrisponde alla descrizione dei segni degli ultimi tempi in Luca 21, 9-12; come dice il Vangelo, non è subito la fine, bensì il momento della perseveranza. La Chiesa esce da queste dure prove con una gioia tranquilla.
La carestia.
Nella Chiesa si organizza una colletta. È l’applicazione di una delle componenti essenziali della comunità: la comunione dei beni come significato nuovo della proprietà economica. Paolo attribuirà molta importanza a questi gesti di aiuto reciproco. Quando occorre fare delle scelte nei momenti decisivi per la Chiesa, sorgono dei profeti il cui carisma si esercita. Spesso, in una comunità a profitto di un’altra, per provocare un’apertura, un’azione: è il caso di Agabo che viene da Gerusalemme
Atti 11, 27-30
La persecuzione, la morte, la prigione.
Il discepolo non può stupirsi quando sopraggiungono: Gesù l’aveva annunciato con insistenza. Se c’è un crimine disgustoso da compiere, c’è sempre di mezzo qualcuno della famiglia degli Erodi; questa volta si tratta di Erode Agrippa I, re effettivo di Giudea e Samaria dal 41 al 44, nipote dell’Erode Antipa che si incontra nella passione di Gesù. Il racconto della liberazione di Pietro è rifinito con tocchi pieni di fascino, come una pagina gustosa dell’Antico Testamento. La mano di Dio protegge la comunità. – Notiamo che Giacomo (il Maggiore) è il primo degli Apostoli a dare la vita per il Maestro, bevendo il calice del Signore (Marco 10, 39); suo fratello sarà l’ultimo degli Apostoli a scomparire. Il Giacomo di cui si parla al v. 17 è il Minore, “fratello del Signore”, cioè della parentela collaterale di Gesù; fin d’ora gode, evidentemente, di un posto di rilievo; lo troveremo a presiedere la Chiesa di Gerusalemme. Pietro se ne va – si dice con frase certo pesata – “verso un altro luogo”: e così esce dagli Atti.
Atti 12, 1-19
Fine di un persecutore.
Ancora alla maniera dell’Antico Testamento, Luca mette in rilievo l’intervento della mano di Dio sul primo sovrano persecutore del cristianesimo. L’episodio inserisce gli Atti nella storia universale: si sa infatti che questo Erode mori, dopo una festa grandiosa, di violenti dolori intestinali nel marzo del 44.
Atti 12, 20-23
Passaggio. Come un ritornello, Luca richiama la vitalità del Vangelo. Col ritorno dei due inviati di Antiochia, si volta pagina.
Atti 12, 24-25