ANTIOCHIA

La Chiesa oltre i confini d’Israele

Lo Spirito Santo e il Vangelo precedono il lavoro degli Apostoli

Sotto la spinta dello Spirito e degli avvenimenti, la comunità di Gerusalemme ha trovato le grandi direttive della sua vita interna, e ha infranto il suo accerchiamento entro il mondo giudaico per diffondere la Buona Parola fino nel mondo pagano. Sono così sorte nuove comunità, in cui lo Spirito suscita una pari intensità di vita interna e una forte iniziativa missionaria. Ma il ciclo di Gerusalemme si è chiuso con la fondazione della Chiesa di Antiochia (11, 19-26). È questa giovane Chiesa, nel secondo ciclo degli Atti, il punto di partenza e di arrivo di tutti i racconti, dando il cambio a Gerusalemme come centro di diffusione del Vangelo. Tutto ormai si svolge fuori della Palestina; la Chiesa vive ora indipendente dal Tempio e dalla vita giudaica in Terra Santa. La missione prende il volto di una iniziativa decisa e voluta. Secondo gli storici dell’epoca, Antiochia, grande centro di comunicazioni sul Mediterraneo, era un focolaio di menzogna. Da li partiranno due missioni: la prima in Asia Minore (13, 1-14, 28), la seconda fino in Grecia (15, 36-18, 23). Assisteremo all’incontro con gli ambienti più disparati, che vanno dalla magia orientale alla filosofia greca, Paolo prenderà ben presto l’iniziativa principale di questa azione missionaria, che corrisponde pure ai primi due grandi viaggi missionari dell’apostolo, In questo contesto il Concilio di Gerusalemme viene a dare la soluzione ufficiale al problema dei rapporti tra convertiti dal paganesimo e cristiani di origine giudaica.

NASCITA DELLE CHIESE D’ASIA MINORE

Inizia un’avventura missionaria che arriverà fino al cuore dell’Asia Minore. Il racconto si sofferma a lungo sul viaggio d’andata; il ritorno è narrato in pochi versetti, ma attesta che frattanto alcune Chiese sono nate, con la loro vita e la loro personalità. La Parola verrà rivolta anzitutto ai Giudei, poi direttamente al pubblico pagano. Essa provoca la contraddizione, che prende sociologicamente un doppio volto, giudaico e pagano. Il cristianesimo è novità completa o giudaismo dal volto nuovo?

Barnaba e Paolo inviati in missione.

Brevi accenni indiretti sono sufficienti a dirci tutta la vitalità di questa comunità di Antiochia, la cui importanza è sottolineata anche dalla lista dei personaggi. Paolo e Barnaba sono riservati per la missione. L’imposizione delle mani da parte della comunità conferma l’ispirazione venuta dallo Spirito.

Atti 13, 1-5

A Cipro, davanti a un proconsole e a un mago.

Di nuovo appare il problema delle forze spirituali. Il cristianesimo sarebbe forse soltanto una setta di maghi che cercano di fare concorrenza agli altri? Ma non si può confondere lo Spirito con la magia, e Paolo denuncia come diabolica la pretesa di opporsi al Vangelo quasi fosse uno dei tanti artifici umani. Per il mago Simone (8, 8-25) il racconto faceva prevedere una conclusione favorevole; ugualmente qui il mago diventa cieco «per un certo tempo», il tempo di ritrovare la retta via. D’ora in poi Saulo lascia il suo nome ebraico e usa quello romano di Paolo, ad indicare che è entrato pienamente nella sua missione per il mondo delle «nazioni». D’ora in poi sarà pure citato prima di Barnaba, suo compagno nell’azione missionaria.

Atti 13, 6-12

Discorso di Paolo ad Antiochia di Pisidia.

Il cristianesimo è nato nel cuore del giudaismo e porta a compimento la storia di Israele. Così la proclamazione della Parola si sottomette a questo ordine: è rivolta dapprima ai Giudei, poi ai pagani (cf. 11, 19-20); soltanto alla fine degli Atti la missione si rivolgerà direttamente ai popoli senza passare prima per la Sinagoga (20, 28). Il primo discorso di Paolo, quello inaugurale, è rivolto ai Giudei e segue lo schema della prima predicazione cristiana che caratterizzava già i discorsi di Pietro. Il capo della sinagoga domanda agli ospiti di passaggio se vogliono prendere la parola; doveva essere un uso corrente. Come Stefano, ma seguendo uno schema proprio, Paolo descrive in pochi tratti la storia d’Israele; essa culmina nella profezia relativa a Davide che deve compiere tutti i voleri divini, cioè condurre il popolo verso la salvezza. I predicatori cristiani non si perdono nei dettagli, ma enucleano le linee essenziali della storia d’Israele per indicarne il punto di convergenza e proclamare in Gesù il loro compimento. Paolo insiste sulla funzione di Giovanni Battista, forse perché ad Antiochia esistevano membri di qualche gruppo giovanneo (cf. 19, 3:5). Nella morte di Gesù si realizzano tutte le profezie che si leggono ogni sabato. Gli accenni alla passione già segnano i punti su cui si fisseranno i futuri Vangeli. Questo Gesù Dio l’ha resuscitato e tutte le promesse della Scrittura trovano così compimento; di questo gli Apostoli sono testimoni e per questo essi hanno impegnato la loro vita nella missione; poiché è urgente accettare la remissione dei peccati, offerta a chi crede. Il discorso ha l’effetto consueto alla parola di Dio: provoca adesione o rifiuto. Il giudaismo si turba per l’accoglienza dei pagani; lo scontro è inevitabile sfocia nella persecuzione. Da notare la gioia dei pagani, stupiti che la parola di Dio riguardi proprio loro… Una Chiesa è fondata!

Atti 13, 13-52

Giudei e pagani a Iconio.

La popolazione di una cittadina si trova divisa dal Vangelo. C’entra anche la gelosia. Ma al fondo rimane sempre la domanda cruciale: il Vangelo, cosi ancorato nella storia di Israele, non ne costituisce forse la perversione per il suo modo di scavalcare le prescrizioni imprescindibili del giudaismo? O sarebbe invece un messaggio nuovo, una parola di Dio per tutti gli uomini?

Atti 14, 1-7

A Listra, Paolo e Barnaba sono ritenuti divinità.

Un breve racconto di guarigione, assai simile ai primi miracoli di Pietro, introduce un episodio gustoso per noi, piuttosto drammatico per quell’epoca. Un nuovo problema si pone alla Chiesa: quello della reazione di una folla di origine pagana e rurale, che ritiene i due apostoli come delle divinità. Pietro aveva già rialzato Cornelio che si inginocchiava davanti a lui (10, 25). Troviamo qui il primo discorso evangelico ai pagani, anche se frammentario. Va completato alla luce del più sviluppato discorso di 17, 22-31. Rivolto ai pagani, il kerigma differisce assai profondamente dalla predicazione destinata ai Giudei. È un invito ad abbandonare gli idoli morti per rivolgersi al Dio vivente. Non sono addotte prove dalla Scrittura, ma si sottolinea che Dio si manifesta a tutti attraverso i cicli della vita e del mondo. Ogni uomo è dunque a contatto, in qualche maniera, con il mistero di Dio. Così la predicazione cerca di mostrare che l’uomo trova veramente in Cristo il compimento delle proprie aspirazioni e la soluzione dei propri interrogativi.

Atti 14, 8-18

Ritorno movimentato ad Antiochia.

Paolo conosce tutte le tribolazioni che accompagnano la vita di un apostolo (cf. 2 Corinzi 11, 23-33), e le Chiese nascono nella persecuzione, ma già noi vediamo i credenti affermarsi e organizzare la loro vita di comunità. Il Vangelo di Gesù è piantato nell’Asia Minore come una forza vitale. Al ritorno ad Antiochia il primo moto della comunità è di riunirsi per ascoltare il resoconto di Paolo e Barnaba e per rendere grazie, come avvenne al ritorno di Pietro da Cesarea (11, 18).

Atti 14, 19-28

IL CONCILIO DI GERUSALEMME

Comunità cristiane sorgono ovunque, e comprendono convertiti di origine giudaica e pagana. Sorgono problemi di fondo; possono i Giudei frequentare il domicilio degli altri e stare a tavola con loro se essi non applicano le prescrizioni alimentari sacre per i Giudei? – poiché le comunità si riuniscono nelle case e celebrano l’Eucaristia nell’ambito di un pranzo -. Più profondamente ancora, si può accedere al popolo di Dio e alla salvezza senza essere circoncisi? La circoncisione non è forse il rito stesso dell’Alleanza? Si può appartenere al popolo di Dio senza accettare la Legge, cuore della Rivelazione? Il problema era già sorto al momento della conversione di Cornelio (10, 1-11, 18). Era stata accettata l’evangelizzazione dei pagani, ma quali dovevano essere le modalità pratiche della loro presenza nella Chiesa, e che cosa c’era ancora di valido per i Giudei stessi? La Chiesa prende chiaramente coscienza di non esistere che grazie all’unione dei due elementi così opposti che formano l’umanità di allora: Ebrei e pagani (15, 14-17); questa unione deve esprimere la vera realtà della salvezza in Gesù Cristo, arrivare fino alla comunità di tavola, pur nel rispetto della mentalità e della cultura di ciascuno (cf. Galati 2, 1-10). Dopo l’esperienza di Pietro con Cornelio e la nascita delle comunità d’Asia Minore ad opera di Paolo e Barnaba, ecco questo capitolo in cui sono riuniti tutti gli aspetti del problema e i protagonisti della sua soluzione. È una risposta che assicura l’equilibrio delle relazioni: dice la novità profonda della Chiesa rispetto alla religione israelitica, ma suggerisce anche il rispetto delle differenti culture. Assistiamo a una vera ricerca teologica; essa consiste nel leggere l’esperienza dell’incontro degli Apostoli con i pagani, e nell’illuminarla mediante le Scritture. Ecco i fatti, attestati da Pietro stesso: Dio ha dato ai pagani il suo Spirito come ai discepoli di origine giudaica, e ha purificato il loro cuore; questi pagani sono stati afferrati dalla grazia, non dalla Legge. Quale può essere il senso di questi fatti che Dio ha diretto? Riflettendo sulle parole dei profeti, il Concilio si accorge che il popolo di Dio, oggetto di tutte le profezie, non esiste nella sua piena realtà che nel momento in cui la ricerca pagana si incontra con il nucleo primitivo dei testimoni giudaici; così si interpreta il dinamismo stesso delle visioni profetiche (vv, 13-17). Fare questa riflessione tocca proprio a Giacomo, che presiede alla comunità di Gerusalemme (12, 17), scrupoloso nella fedeltà giudaica. Tuttavia le decisioni pratiche sono più caute delle grandi affermazioni teologiche. Si chiede l’osservanza di qualche prescrizione elementare che nessun giudeo può abbandonare e che sono note un po’ dappertutto. Non si mangeranno carni immolate, poiché questo significherebbe partecipare alle divinità dei pagani (cf. 1 Corinzi 8-10); ci si asterrà da unioni illegittime (“impudicizia”) non si mangeranno carni in cui sia rimasto il sangue, poiché nella mentalità di allora il sangue è principio sacro di vita. In questo modo è salvaguardata la comunicazione tra Giudei e pagani, nel rispetto della cultura e del diritto di ciascuno. A nessuno viene imposta la circoncisione e l’osservanza dell’intera Legge. Tutti si trovano d’accordo su questi principi teologici e le loro conseguenze pratiche.

Ma che frase sconvolgente viene qui pronunciata per la prima volta giungendo di concilio in concilio fino ad oggi: “Abbiamo deciso, lo Spirito Santo e noi”!

Atti 15, 1-35

FINO AL CUORE DELLA GRECIA

La progettata visita alle comunità già fondate si trasforma nel “secondo viaggio missionario”, in cui il Vangelo entra nelle relazioni quotidiane e nella cultura del mondo greco-romano, sollevando domande, opposizioni, ma anche gioia e nuova speranza per gli uomini.

I compagni di viaggio.

La scelta dei compagni passa attraverso un confronto difficile, ma normale, di pareri diversi. I rapporti con Giovanni Marco sono all’origine di questa tensione (cf. 13, 13; 13. 5). Alla fine si formano due gruppi per due programmi differenti.

Atti 15, 36-40

Visita pastorale in Asia Minore.

Paolo trasmette alle comunità le decisioni del Concilio e incoraggia il loro sviluppo. A Listra trova il suo meraviglioso e più efficace collaboratore, Timoteo, a cui sono rivolte due delle ultime lettere attribuite a Paolo. In via di principio, Paolo si oppone alla circoncisione dei Cristiani di origine non giudaica; ma Timoteo costituisce un caso a parte: senza la circoncisione non avrebbe potuto parlare in una sinagoga, e inoltre l’avrebbero considerato come un apostata, essendo di madre ebrea, mentre nel programma missionario i primi contatti si prendono ancora nella sinagoga. Lo Spirito interviene misteriosamente per decidere quale direzione deve prendere la missione. L’intero libro degli Atti è scritto in questa prospettiva: tutta l’espansione del Vangelo è guidata dallo Spirito (cf. 1 Pietro 1, 12).

Atti 15,41; 16, 1-8