L’UNZIONE DEGLI INFERMI

Tratto dalla pubblicazione: I Sacramenti – Segni della presenza di Dio – di Monsignor Claudio Livetti

La vicinanza alla persona malata

L’Unzione dei Malati è uno dei sette Sacramenti del Nuovo Testamento, istituito da Cristo Nostro Signore. Leggiamo nel Vangelo di Marco (6-13): “Gli Apostoli, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demoni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano”.
L’Apostolo San Giacomo, cugino di Gesù, ha scritto nella sua lettera (5, 14-15): “Chi è malato chiami a sé i presbiteri della Chiesa e preghino su di lui dopo averlo unto con olio nel nome del Signore; la preghiera fatta con fede salverà il malato; il Signore lo rialzerà e se ha commesso peccati, gli saranno perdonati”. Questo testo di Giacomo indica i molteplici effetti del Sacramento.
Il Concilio di Trento così descrive questo Sacramento: “Questa realtà è la grazia dello Spirito Santo la cui unzione lava i delitti, che siano ancora da espiare, toglie i residui del peccato, reca sollievo e conforto all’anima del malato, suscitando in lui una grande fiducia nella Misericordia del Signore. L’infermo, così risollevato, sopporta meglio i fastidi e i travagli del demonio e può riacquistare la salute del corpo, quando ciò convenga alla salute dell’anima”.
Lo stesso Concilio tridentino considerava l’Unzione come Sacramento dei moribondi e al nome “Unzione” aggiungeva l’aggettivo “Estrema”.
Il Concilio Vaticano II (1962-1965) ha invece insegnato che “l’Estrema Unzione” può essere chiamata meglio “Unzione dei malati”. Non è soltanto il Sacramento di coloro che si trovano in pericolo di vita. Perciò, il tempo opportuno per riceverlo ha certamente già inizio quando il fedele, o per malattia o per vecchiaia, comincia ad essere in pericolo remoto di morte.
Non è l’ultimo passo prima della morte: l’ultimo Sacramento per un Cristiano è la Santa Comunione data come “viatico” (alimento per l’ultimo viaggio).
Dopo il Concilio Vaticano II e la sua riforma liturgica, è invalso l’uso di amministrare l’Unzione dei malati prima di qualche intervento chirurgico serio. Io stesso l’ho chiesta ai due Cappellani dell’Ospedale come sostegno spirituale prima di essere operato di adeno-carcinoma. Li ho visti avvicinarsi a me non come due “necrofori” ma quasi come due “allenatori” che mi preparavano a lottare. Il mattino dopo il chirurgo ha fatto la sua parte in modo egregio tanto che sono qui a raccontarla dopo dodici anni.

Momento non privato, ma comunitario

L’Unzione dei malati è un Sacramento ecclesiale, cioè comunitario. Tutta la Chiesa è vicina all’ammalato nella sua prova, lo assiste amorevolmente e prega per lui.
Diventano sempre più frequenti le celebrazioni comunitarie dell’Unzione dei malati, per togliere l’idea di un fatto privato, mentre è invece un evento della Comunità. Un tempo parlare di “Estrema Unzione” ingenerava paura, adesso invece, parlando di “Unzione dei malati”, inserendola nel contesto della festa dei malati, si crea un clima di speranza e di festa: festa dell’incontro con Gesù, il quale, durante i tre anni di ministero, si è avvicinato spessissimo agli ammalati, per confortarli e guarirli.
In molte Parrocchie la celebrazione comunitaria accade una volta all’anno, o nella settimana della festa patronale oppure il giorno 11 Febbraio, festa della Madonna di Lourdes. Nelle Case di Riposo è abitudine dare l’Unzione dei malati una volta all’anno.

L’Unzione dei malati è valorizzazione della malattia

È un Sacramento in cui il cristiano è chiamato a dare testimonianza della propria fede, a completare nella propria carne sofferente quello che manca ai patimenti di Cristo per la salvezza del mondo, nell’attesa che la creazione partecipi alla gloria dei figli di Dio. Infatti San Paolo, provato nella salute, diceva: “Io sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, nei patimenti di Cristo, manca nella mia carne a favore del suo corpo che è la Chiesa” (Colossesi, 1-24).
Il malato nella Chiesa ha una missione particolare di testimonianza da compiere: ricordare a chi è in salute che ci sono beni essenziali e duraturi da tenere presenti e che solo il mistero della morte e risurrezione di Cristo può redimere e salvare questa nostra vita mortale.
Il nostro mondo emargina, rifiuta e spesso disprezza il debole, l’ammalato, l’anziano, colui che non è più produttivo. Gesù, invece, salva e sceglie proprio loro come collaboratori per la salvezza del mondo. Occorre cambiare mentalità: l’anziano, il disabile, il malato non sono un peso ma un dono. Papa Francesco non si stanca di ricordarcelo continuamente.

Il rito celebrativo

Il Sacerdote, indossando la stola violacea, saluta i presenti e invoca il perdono dei peccati, come si fa durante la celebrazione della Santa Messa.
Segue la lettura e il commento di una breve pagina della Sacra Scrittura.
Si fa una breve preghiera dei fedeli analoga a quella della Celebrazione Eucaristica.
Il Sacerdote impone le mani sul malato come quando invoca lo Spirito Santo sul pane e sul vino.
Ringrazia Dio per l’olio, benedetto dal Vescovo in Duomo il Giovedì Santo.
Si avvicina ad ogni singolo ammalato o anziano e, ungendo la fronte, pronuncia la formula: “Per questa santa unzione e la sua piissima misericordia ti aiuti il Signore con la grazia dello Spirito Santo”. Poi, ungendo le mani, completa la formula con le parole: “e, liberandoti dai peccati, ti salvi e nella sua bontà ti sollevi”.
Alle due formule i presenti rispondono: “Amen”.
Il rito si conclude con la recita del Padre Nostro e la benedizione.

Consigli pratici

Chiedere l’Unzione dei malati prima di un intervento chirurgico di qualche serietà: non porta male!
Chiamare il Sacerdote in casa quando c’è qualche parente ammalato o cronico.
Accompagnare in chiesa i propri familiari ammalati o anziani quando c’è la celebrazione comunitaria.
Mettersi d’accordo tra amici sinceri e tra moglie e marito di avvisarsi reciprocamente quando si vede la necessità di questo Sacramento.
In caso di morte improvvisa chiamare il Sacerdote, in qualsiasi ora del giorno e della notte. A me faceva dispiacere quando, da Prevosto, arrivavo nella casa di un defunto e vedevo che avevano chiamato l’impresario delle pompe funebri prima del prete.