L’EUCARESTIA

Tratto dalla pubblicazione: I SacramentiSegni della presenza di Dio – di Monsignor Claudio Livetti

Il vertice dell’iniziazione cristiana

Col Battesimo si diventa figli di Dio, fratelli di Gesù e membri della Chiesa.
Con la Cresima si diventa figli maggiorenni, con i doni dello Spirito Santo che aiutano a maturare spiritualmente e a fare la scelta della propria vocazione.
Con l’Eucaristia si diventa cristiani completi, invitati alla cena del Signore.

Questi tre gesti si chiamano Sacramenti dell’inizializzazione cristiana. Quando un adulto diventa cristiano, li riceve insieme, in un’unica celebrazione. Nei riti orientali anche i bambini li ricevono insieme, mentre da noi chi ha avuto il Battesimo nell’infanzia riceve, man mano che cresce, Cresima ed Eucaristia.

La Pasqua degli Ebrei

Per capire il banchetto dell’Eucaristia è indispensabile conoscere la cena pasquale dei nostri fratelli maggiori, gli Ebrei, nel momento della loro liberazione dalla schiavitù dell’Egitto e nel cammino verso la Terra Promessa.
In Esodo (2, 23-25) leggiamo: “Gli Israeliti gemettero per la loro schiavitù, alzarono grida di lamento e il loro grido dalla schiavitù salì a Dio. Dio guardò la condizione degli Israeliti e se ne prese pensiero”. Per liberare il popolo Dio ha scelto Mosè: “Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei sorveglianti: conosco infatti le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo” (Esodo 3, 7).
La liberazione prenderà le mosse da una cena speciale: “Ciascuno si procuri un agnello per famiglia, un agnello per casa … il vostro agnello sia senza difetto, maschio, nato nell’anno … tutta l’assemblea della comunità di Israele lo immolerà al tramonto. Preso un po’ del suo sangue lo porranno sui due stipiti e sull’architrave delle case in cui dovranno mangiare. In quella notte ne mangeranno la carne arrostita al fuoco, la mangeranno con azzimi e con erbe amare … Ecco in che modo lo mangerete: coi fianchi cinti, i sandali ai piedi, il bastone in mano: lo mangerete in fretta. È la Pasqua del Signore! In quella notte io passerò per il paese d’Egitto e colpirò ogni primogenito del paese d’Egitto … il sangue sulle vostre case sarà il segno che voi siete dentro: io vedrò il sangue e passerò oltre, ma non vi sarà per voi flagello di sterminio quando io colpirò il paese d’Egitto. Questo giorno sarà per voi un memoriale: lo celebreremo come festa del Signore: di generazione in generazione lo celebrerete come un rito perenne” (Esodo 12, 3 – 14).
Gli Ebrei fuggiaschi arriveranno al mar Rosso e lo attraverseranno miracolosamente su una striscia di terra asciutta. Gli egiziani inseguitori, invece, saranno sommersi nelle acque del mare (Esodo 14, 15 – 31).
La fame del popolo sarà saziata miracolosamente col dono della manna e delle quaglie cadute dal cielo sull’accampamento (Esodo cap. 16).
La sete sarà appagata con acqua sgorgata dalla roccia a Meriba (Esodo 17, 1-7).
Il cammino degli Ebrei sarà guidato dalla Legge divina, donata a Mosè sul Monte Sinai, impressa su due tavole di pietra (Esodo 20, 1-21).
Terminato l’esodo, gli Ebrei, finalmente giunti nella Terra Promessa, ogni anno il 14 di Nisan celebreranno il rito della cena pasquale con l’agnello e le erbe amare, come memoriale della loro liberazione. Quelli che potranno, andranno a Gerusalemme per celebrare la Pasqua; quelli che non potranno, la vivranno nella propria casa, dicendo però sempre con nostalgia: “L’anno prossimo a Gerusalemme!”

La Pasqua di Gesù

Prima di essere condotto alla morte, Gesù disse: “Ho ardentemente desiderato di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia Passione” (Luca 22-15).
La descrizione più antica della Pasqua di Gesù è quella tramandataci da San Paolo: “Io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me. Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice dicendo: questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo ogni volta che ne bevete, in memoria di me” (I ai Corinti 11, 23-26).
Anche i Vangeli di Matteo, Marco e Luca raccontano l’ultima cena di Gesù con gli Apostoli. L’ultima cena pasquale ebraica diventa la prima cena pasquale cristiana.
Gesù realizza la “Sua Pasqua”, di cui quella ebraica, non era solo un evento storico, ma anche profezia.
Gesù è il “Nuovo Mosè”, che conduce dal peccato alla grazia, dalle tenebre alla luce, dalla morte alla vita, dalla schiavitù alla libertà dei figli.
Gesù è il “Vero Agnello Pasquale”, presentato all’inizio della sua vita pubblica dal precursore Giovanni Battista: “Ecco l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo” (Giovanni 1, 29). Sarà immolato per noi, affinché attraverso la sua morte ci doni la vita.
Gesù è la “Vera Manna”: “Io sono il pane della vita. I vostri Padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti … io sono il pane vivo disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo” (Giovanni 6, 48-51).
Gesù è la “Nuova Legge” che porta a compimento quella mosaica. Infatti durante la sua cena pasquale, l’ultima su questa terra, dirà: “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come Io ho amato voi, così amatevi gli uni gli altri” (Giovanni 13, 34).

Gesù è la “Vera Terra Promessa” il popolo di Dio pellegrino sulla terra lo raggiungerà definitivamente nella Gerusalemme del cielo.
Noi del terzo millennio cristiano viviamo nella cultura delle immagini rapide: il telegiornale della sera fa dimenticare quello della mattina. Un ordine dato oggi sarà quasi sicuramente trasgredito domani. È singolare il fatto che il comando dato da Gesù, di fare memoria del suo gesto pasquale, ha resistito per venti secoli e noi ancora lo attuiamo ogni qualvolta celebriamo, con la Santa Messa, il banchetto dell’Eucaristia.
Tutto questo è commovente ed edificante!

La presenza eucaristica

Il modo più alto e sublime della presenza di Cristo nella comunità cristiana è il Sacramento dell’Eucaristia. Si tratta di una presenza vera, reale, sostanziale.
Questa presenza inizia durante la Messa, cena sacrificale in cui Cristo fa dono di sé e nutre i fedeli che si accostano con fede e devozione, ma perdura anche dopo la celebrazione del rito eucaristico.
La Chiesa Cattolica ha sempre conservato con grande devozione le ostie consacrate durante la Messa, affermando la propria fede in Cristo presente in corpo e sangue, anima e divinità. La conservazione delle ostie consacrate permette di ricevere la Comunione Eucaristica anche a chi non ha potuto partecipare alla Messa, rende possibile portarla agli ammalati come conforto e ai moribondi come viatico.
Quando la riforma protestante negò la presenza reale, la Chiesa Cattolica per reazione, la sottolineò maggiormente, dando grande sviluppo al “Tabernacolo” e modificando la struttura degli altari, non più rivolti verso il popolo ma veri “Trofei barocchi” dell’Eucaristia.
Il Papa San Giovanni Paolo II invitava a fare oggetto di culto amoroso Cristo presente nell’Eucaristia: “La Chiesa e il mondo hanno grande bisogno del culto eucaristico. Gesù ci aspetta in questo Sacramento dell’amore. Non risparmiamo il nostro tempo per andare ad incontrarlo nell’adorazione, nella contemplazione piena di fede e pronta a riparare le grandi colpe e i delitti del mondo. Non venga mai meno la nostra adorazione”.
Quanto chiedeva il Santo Pontefice si manifesta nell’adorazione annuale delle sante quarant’ore, nell’adorazione perpetua (anche notturna), in alcune chiese, nelle processioni eucaristiche, di cui la più solenne è quella del Corpus Domini.