LA CONFESSIONE

Tratto dalla pubblicazione: I SacramentiSegni della presenza di Dio – di Monsignor Claudio Livetti

Gesù guaritore della persona

Il racconto di Marco (2, 21-28) che presenta Gesù guaritore ma anche come colui che perdona i peccati ci introduce a parlare del Sacramento istituito da Gesù per rimettere i peccati commessi dopo il Battesimo. Gesù dice: “Ti sono rimessi i tuoi peccati”. Di fronte alla mormorazione dei presenti: “Chi può rimettere i peccati se non Dio?” Gesù risponde: “Perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere di rimettere i peccati io dico: prendi il tuo lettuccio e cammina”.
Il duplice miracolo di Gesù parla del suo atteggiamento nei confronti della persona: guarigione fisica e morale.
In molti episodi del Vangelo troviamo Gesù che interviene per concedere il perdono:
– Perdona la peccatrice in casa di Simone il lebbroso (Luca 7, 36-50).
– Perdona Zaccheo il pubblicano e si autoinvita a cena da lui (Luca 19, 1-10).
– Perdona la Samaritana nel colloquio al pozzo di Giacobbe (Giovanni 4, 5-42).
– Perdona l’adultera che i farisei volevano lapidare (Giovanni 8, 1-11).
– Perdona il Buon Ladrone poco prima di spirare in croce (Luca 23, 43).
– Perdona l’Apostolo Pietro dopo il triplice rinnegamento (Giovanni 21, 15-19).

Gesù trasmette l’incarico di perdonare

Gesù ha donato agli Apostoli e ai loro successori l’incarico di continuare a perdonare anche dopo la sua morte e risurrezione. Disse infatti a Pietro, dopo che a Cesarea di Filippo lo aveva riconosciuto come il Figlio di Dio: “A te darò le chiavi del Regno dei cieli. Ciò che voi legherete sulla terra sarà legato anche in cielo e ciò che scioglierete sulla terra sarà sciolto anche in cielo” (Matteo 18,18).
La promessa venne poi mantenuta da Gesù risorto, apparso agli Apostoli nel Cenacolo la sera di Pasqua: “Pace a voi! Come il Padre ha mandato me anch’io mando voi”. Detto questo, soffiò e disse loro: “Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete non saranno perdonati” (Giovanni 20, 21-23).

Gli aspetti del quarto Sacramento

La Chiesa primitiva, consapevole dell’incarico affidato da Gesù a Pietro e ai dodici Apostoli, ha esercitato il servizio del perdono fin dai primissimi tempi. Infatti l’Apostolo Paolo dice: “Dio ci ha riconciliato a sé in Cristo e ci ha affidato il ministero della riconciliazione” (II Corinti 15, 18).
– In un primo tempo il Sacramento era visto come una conversione, un secondo Battesimo; anche dopo la conversione battesimale non si poteva eliminare completamente il peccato e distruggere la vita pagana e mondana precedente. Era perciò necessario un ulteriore gesto di conversione.
– In un secondo tempo si è considerato il peccato non solo come offesa alla legge di Dio ma anche come una colpa nei confronti della comunità. Perciò la conversione era seguita dalla riconciliazione, che avveniva dopo una congrua penitenza, un’opera riabilitativa. Pensiamo all’imperatore Teodosio che, dopo aver fatto una strage a Tessalonica, viene tenuto fuori dall’assemblea cristiana dal Vescovo Sant’Ambrogio, finché non ha espiato la sua colpa.
– Un terzo momento è stato determinato dal monachesimo. Il monaco doveva fare la confessione, cioè l’accusa all’Abate delle infrazioni alla Regola e di qualche danno fatto agli oggetti dell’Abazia. In seguito divenne anche l’accusa dei peccati personali.
Questi tre aspetti sono presenti nel brano già citato della chiamata di Zaccheo (Luca 19, 1-10): La conversione è sottolineata dalle parole di Gesù: “La salvezza è entrata in questa casa”. La riconciliazione nei confronti della gente che lo invidiava è significata dalle parole: “Do la metà dei miei beni ai poveri”. La Confessione è espressa con le parole di Zaccheo: “Ho rubato; restituisco quattro volte tanto”.
Il quarto Sacramento viene chiamato attualmente col termine Confessione. Una volta: Penitenza.
Qualcuno abusa dello slogan: “Meno confessioni e più conversioni” come se le due cose fossero in alternativa. Invece sono in crescendo: chi si confessa, un po’ alla volta si converte. Il Cardinal Martini diceva: “La Confessione anche se non è una conversione è un passo avanti in un itinerario penitenziale. Può essere uno stimolo ad un ulteriore cammino etico più rigoroso, superando pigrizia e superficialità”.

Risposta all’iniziativa di Dio

Il Concilio Vaticano II ha richiamato che la Confessione non è mai un’iniziativa nostra ma è sempre una risposta a Dio che ci attrae: “Nessuno può venire a me se il Padre non l’attira” (Giovanni 6, 43). Per questo motivo il gesto sacramentale, soprattutto nelle celebrazioni comunitarie, deve essere sempre preceduto dalla lettura di un brano del Vangelo, che annuncia la Misericordia del Padre. Dalla Parola di Dio saremo spinti ad esprimere la nostra accusa, per la quale basterebbe ripetere come il figliol prodigo: “Padre, ho peccato contro il cielo e contro di te” (Luca 15, 18). Il Padre dalla parabola non ha voluto ascoltare tante scuse; ha fatto invece sentire al figlio il calore delle sue braccia, gli ha fatto respirare il clima di una festa tanto grande da mettere invidia anche all’altro figlio.
I farisei più volte si erano scandalizzati e avevano rimproverato Gesù di contaminarsi stando a tavola coi peccatori. Ma Gesù non si lasciò condizionare dai loro giudizi, perché era convinto che il suo amore misericordioso fosse molto più contagioso delle imperfezioni formali, alle quali i farisei erano strettamente legati.
Il Concilio Vaticano II ci ha anche fatto comprendere il valore e il significato delle Celebrazioni Penitenziali Comunitarie. In questo caso il Sacramento incomincia con l’annuncio della Parola di Dio, che dica la Misericordia del Signore e renda consapevoli che si fa parte di una comunità che si converte. Dopo aver ascoltato la parola di Dio e aver fatto un esame di coscienza sopra il testo annunciato, si chiede perdono e poi ci si accosta singolarmente a uno dei confessori disponibili. (Qualche volta ci sono più confessori che penitenti!).
Non è ammessa l’assoluzione generale se non in casi particolari. Per qualche tempo a Lourdes si diede l’assoluzione in massa ai pellegrini che avevano percorso l’itinerario della Via Crucis. Dopo un richiamo della Santa Sede non lo si fece più.
A proposito di Confessioni Comunitarie una volta sono stato molto edificato dal Cardinal Martini che presiedeva una celebrazione. Spiegò il testo del Vangelo da grande maestro qual era, andò a confessarsi dal Prete più vicino e poi si prestò lui stesso a confessare: prima umile penitente e poi confessore.
Anche il Papa Francesco, quando ha la possibilità, si rende volentieri Ministro del perdono. Durante l’anno giubilare della Misericordia da lui vivamente caldeggiato, ha coinvolto abbondantemente sia i confessori sia i penitenti. Fu edificante anch’egli quella volta che lo vedemmo in Piazza San Pietro, su una semplice sedia, tra gli altri Sacerdoti, a confessare alcuni giovani venuti a Roma per il loro Giubileo.